"Essere madri non è un destino"

Il desiderio e la paura della Maternità: il nuovo romanzo di Sheila Heti spiega che cosa passa nella testa delle donne. E anche nella sua.

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Steph Martyniuk

Beate quelle che già lo sanno. Come sarà bello avere dei figli. Come tutto andrà bene. Come sia davvero quella, la strada. E che magari lo sanno da sempre, e senza il minimo dubbio, senza che il cervello ci si metta di traverso. E mai si chiedono se quello che suggerisce il corpo e si augurerebbero i parenti, è il solo destino possibile per una donna. Beate loro, perché Sheila Heti, scrittrice canadese sensibile, ironica e molto amata, no, non sapeva. E, alla soglia dei quaranta, per dare un senso al buio della sua incertezza, ha deciso di scrivere Maternità, un romanzo, un diario, una novella filosofica, dove con molta onestà racconta gli scomodi equilibrismi cui l’hanno costretta i rintocchi dell’orologio biologico, del tutto in controtendenza con la sua idea di non volerne proprio sapere, di essere madre. Nel tentativo di guardare più a fondo in se stessa, ha poi tirato in aria tre monete, secondo l’arte divinatoria dell’I Ching, per porre domande che rappresentano tutte noi, e farle diventare parte integrante del libro e un leitmotiv della storia.

A parte lanciare monete durante la stesura del libro, cos’altro ha ispirato Maternità? Ricordo alcune donne incontrate a 20 anni, una sera, a Firenze. Una disse di aver fatto un figlio solo per compiacere il marito che, dopo averla inchiodata al ruolo di madre, l’aveva mollata. Dissi che anch’io non avevo istinti materni, e un’altra replicò: «Considerati fortunata». Fu uno shock, ma quella franchezza mi è rimasta dentro.

Ma la voglia di maternità, allora, è più un istinto o un condizionamento culturale? Per alcune è un istinto molto forte, che invece altre non sentono mai, o molto tardi. Per queste, la pressione sociale è come un veleno, e a quel punto l’urgenza biologica, quando arriva, è una spinta impersonale, che nulla c’entra con ciò che suggerirebbe loro la ragione. La conclusione è semplice: alcune sono chiamate, e altre no.

Questo libro ha dato le risposte che cercava? Sì, ma è stato anche un compito molto difficile: la maternità era un tema imbarazzante per me. Non volevo affrontare la questione, mi sentivo dentro a una rete inestricabile di domande e in realtà desideravo che fosse la vita a dirmi che cosa fare, davanti all’ipotesi di un figlio. Perché la soluzione non può stare tutta dentro un sì o dentro un no. Mi sembrava che la vera risposta fosse non dare una risposta. E spiegare piuttosto quel che passa per la testa e nel corpo delle donne: fare un ritratto della mente femminile in una certa situazione, per raccontarci tutte.

E lei, come si sente adesso? Un libro ti prende in un dato momento della vita e alla fine ti rideposita, trasformata, in uno diverso. Ora che ho attraversato tutte le mie paure della maternità, so che non dovrò ripensarci mai più.

Courtesy Sellerio
Maternità della scrittrice canadese Sheila Heti è pubblicato da Sellerio (€ 16).

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