Audrey Hepburn e Luca Dotti, il rapporto magico di un figlio con una madre icona

La relazione speciale fra un bambino e una madre star che si fingeva "una casalinga italiana" e pasticciava ricette fra le montagne svizzere (con risultati sorprendenti).

image
Getty Images

Se esistesse una fondazione dedicata alle donne che hanno desiderato fortemente diventare madri, la presidente onoraria sarebbe stata Audrey Hepburn. È riuscita a diventarlo due volte di Sean Ferrer e Luca Dotti e, purtroppo, condividendo gioia e dolori dovuti ad aborti spontanei. Si dice che il suo esile corpo fosse tormentato da una forma di anoressia causata dall’abbandono del padre, dalla guerra, dalla deportazione del fratello e dalla fame che aveva sofferto con la famiglia, in Olanda. Ma sul set del film Gli inesorabili il primo figlio di Mel Ferrer lo perse dopo una caduta da cavallo. Audrey Hepburn figli ne voleva molti. Ma sembrava che la diva di Colazione da Tiffany e Vacanze romane fosse destinata a non realizzare mai il suo sogno. Ci è riuscita in parte, anche se a distanza di dieci anni l’uno dall’altro, Sean nel 1960, Luca nel 1970, e fu una delle madri più amorevoli di sempre. Con entrambi i figli ebbe un ottimo rapporto, ma quello che trascorse più tempo con lei da bambino è il secondo, Luca, perché con lui la diva realizzò un altro desiderio che custodiva da un po’: ritirarsi dalle scene.

Quando ha conosciuto lo psichiatra italiano Andrea Dotti, nel giugno 1968, Audrey Hepburn era reduce da diverse relazioni finite male e stava divorziando da Mel Ferrer dopo un matrimonio di 14 anni da cui era nato Sean. L’incontro tra Audrey e Dotti avvenne su uno yacht di proprietà di un’amica comune, in crociera privata verso la Grecia. Dotti aveva nove anni di meno della Hepburn e iniziarono subito ad andare d’accordo appena iniziarono a parlare. Quando, sbarcati sulla terraferma, si sono trovati insieme a visitare le rovine greche erano già innamorati. Andrea Dotti è capitato nella vita di Audrey Hepburn in un momento cruciale in cui si sentiva sopraffatta, perseguitata da Hollywood che le chiedeva sempre di più. Non sopportava più la sovraesposizione, non voleva altro che stare a casa a crescere i figli e guardare la tv con la sua famiglia, come una donna normale. Quando Dotti le disse che desiderava tanto avere anche lui dei bambini non le pareva vero. Si sposarono il 18 gennaio 1969 e lei annunciò al mondo di essere diventata la tipica “casalinga italiana”.

Purtroppo, il loro sogno di avere tanti figli non si realizzerà mai. L'8 febbraio del 1970 nasce Luca, quello che dovrebbe essere il primo di una serie, forse speravano almeno tre, chissà. Ma rimarrà l’unico. Proveranno ancora e ancora, nel 1974 sembra che stia per arrivare il secondo ma Audrey Hepburn subisce un altro aborto spontaneo. A quel punto l’attrice ha 45 anni ed ha decisamente esaurito tutti i tentativi, per i limiti della medicina di 50 anni fa. Non è il solo problema che deve affrontare. Il marito Andrea la tradisce, ma Audrey decide di restare con lui fino a quando Luca non sarà abbastanza grande da gestire il divorzio dei genitori. Quel giorno arriva nel 1982, e dopo aver iniziato una relazione con l’attore Robert Wolders, Audrey decide di trasferirsi definitivamente in Svizzera, a Tolochenaz sul Lago di Ginevra, dove prenderà la sua residenza. La decisione viene presa anche per proteggere i figli. Come era accaduto alle due sorelle Carla Bruni e Valeria Bruni Tedeschi, trasferire da Torino alla Francia da bambine per paura dei rapimenti, anche Audrey ha paura della criminalità italiana e ora che non è più innamorata del marito non ci sono motivi di restare a Roma.

Getty Images

Per il mondo Audrey Hepburn non esiste più, è tornata a essere Audrey Kathleen Ruston. O almeno, è quello che spera lei perché la sua immagine è diventata iconica. Comunque, in quel posto freddo che ama anche perché le ricorda l’infanzia, passa il tempo con la sua governante italiana, il giardiniere di fiducia Giovanni e i suoi due assistenti, una donna italiana e un ragazzo olandese. E ovviamente Luca. Buona parte dei dettagli sul rapporto che il ragazzo aveva con la mamma in quel ritiro sul lago li ha raccontati lui stesso nella biografia Audrey mia madre. Luca ricorda come nel momento in cui ha lasciato il cinema, sua madre è diventata se stessa. Dimenticati gli abiti dell’adorato amico Hubert de Givenchy, indossava solo jeans e le sue priorità erano cambiate totalmente. Essere lontana da casa per ritirare un premio le sembrava solo un’opportunità persa per portare a spasso il suo vecchio Yorkshire Mr Famous insieme al figlio. Audrey avrebbe anche voluto cucinare molto, ma Luca racconta che era una cuoca “frustrata”. Non perché se la cavasse male, ma perché la loro cuoca sarda, Giovanna, non le permetteva di toccare i fornelli e l’ex attrice poteva cimentarsi solo quando questa andava in ferie. Allora preparava grandi pastasciutte al pomodoro, o quando aveva voglia di fare pasticci, faceva la pasta condita con il ketchup e se la mangiava col figlio davanti alla tv per vedere Canzonissima, uno dei programmi italiani che amava di più. Ma quando sceglieva ricette particolari si era specializzata nell’adattarle a modo suo, se non aveva a disposizione qualche ingrediente. Come quando invitò a cena Valentino Garavani e gli promise un piatto di linguine al pesto. Ma non riuscì a trovare il basilico da nessuna parte, in Svizzera, e lo sostituì col prezzemolo. Il figlio lo ricorda come qualcosa che venne comunque buonissimo.

Getty Images


Poi lei scriveva le ricette con le sue variazioni su un quadernino che era diventato tutto sgualcito, e proprio il suo ritrovamento ha dato a Luca l’idea di raccontare la mamma dal suo punto di vista, anni dopo la morte. Audrey Hepburn non aveva l’ambizione di una chef: “Quello che contava, per lei, era stare a tavola con le persone a cui voleva bene”. Anche prima del divorzio da Andrea Dotti faceva il possibile per raccogliere tutta la famiglia insieme più spesso possibile. Anche se Andrea mal sopportava il ruolo di principe consorte, anche se con la suocera italiana Paola aveva un rapporto pessimo, che gestiva bene tacendo. Una volta, a colazione, Audrey ha raccontato a Luca come era nata la storia d’amore con suo padre Andrea, e lui ricorda che fu un momento quasi imbarazzante. “Abbiamo parlato di così tante cose, anche di politica o di eutanasia. Qualunque cosa fosse nei notiziari. E lei aveva un modo di farti vedere le cose da una prospettiva diversa”, dice Luca. Quello di cui Audrey non parla mai col figlio, invece, è il suo passato. Non rivangava mai le sofferenze patite durante la guerra, quando si esibiva come ballerina per finanziare segretamente la resistenza. Non gli parlava di quanto Hollywood l’avesse amata, né del suo esercito di fans. Luca non si rendeva conto che la mamma in jeans con cui viveva era una delle dive più dive della storia del cinema. La mamma si alzava presto la mattina, non girava in Limousine, la loro casa non era un castello con le sbarre dalle finestre e non conteneva testimonianze della sua fama. Solo quando i compagni di scuola hanno iniziato a venire a casa sua il pomeriggio per studiare, Luca si è accorto che ne sapevano di lei più di quanto ne sapesse lui. Solo quando il figlio si è fatto più grande, Audrey ha portato il loro rapporto al livello successivo e gli ha raccontato dei gossip di Hollywood, di quanto i suoi colleghi bevessero e dei trucchi che usavano per apparire freschi e riposati dopo una sbronza.

Lei invece era davvero una donna semplice e diceva a Luca che sul set, dove si alzava alle quattro per ripassare la parte, credeva sempre che l’avrebbero cacciata via perché non si comportava come una vera diva. A proposito di programmi italiani, adorava Raffaella Carrà e il figlio, da piccolo, seguiva con lei Cuore e batticuore, un telefilm cult degli anni 80 con protagonisti Robert Wagner e Stefanie Powers. Quando era più grande Luca cercò di convincerla a comprarsi una Jaguar, un tipo di auto che lei amava molto, ma non ci riuscì mai perché lei non la trovava adatta alla vita in una località di montagna e non la immaginava piena di buste della spesa. Quando Luca diventò un adolescente ben inquadrato dall’infanzia serena, chiese alla mamma di poter fare qualche lavoretto per guadagnare dei soldi tutti per sé. Ma Audrey si oppose. Gli disse che lei era stata costretta a farlo perché c’era la guerra, ma lui che aveva una madre che poteva mantenerlo doveva solo pensare a studiare serenamente. Quando Audrey Hepburn scoprì di avere un cancro, Luca aveva 22 anni e lei 63. Se n’era accorta troppo tardi per sperare di guarire, e nonostante il viaggio della speranza a Los Angeles, è stata dichiarata inoperabile. Nel frattempo si era aggravata tanto da non poter prendere un aereo di linea, e se Givenchy non le avesse mandato un amico a prenderla con il jet privato, sarebbe spirata lì, quel triste 20 gennaio del 1993. Lasciò tutto ai due figli, che misero all’asta i cimeli più rappresentativi della sua carriera: i suoi abiti, il bocchino di My Fair Lady, la valigia con cui era partita per Londra nel 1948 in cerca di fortuna, il suo copione di Colazione da Tiffany. Luca ora ha 49 anni e vede la madre ovunque. Non per un’allucinazione. Lei è davvero ovunque, spunta dalle pagine dei giornali, dai manifesti nella città, i suoi film vengono riproposti spesso, eternamente giovane, eternamente bella. È il prezzo di essere il figlio di un’icona. Ma deve essere stato bello essere il figlio di questa icona.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito