Cafarnao: caos ma anche miracoli nel nuovo film di Nadine Labaki

La regista libanese, diventata famosa con Caramel, racconta la storia di un piccolo eroe a Beirut, il dodicenne Zain, che si ribella al proprio destino. Qui una clip in esclusiva.

È stato paragonato a Lion o The Millionaire, ma Cafarnao. Caos e miracoli, il nuovo film della regista libanese Nadine Labaki, è meno "ruffiano". Se avete amato Nadine Labaki per Caramel o E ora dove andiamo?, sarete un po’ arrabbiati con lei. Non perché questo film abbandoni completamente la leggerezza e lo humour dei lavori precedenti, ma perché la regista non risparmia niente agli spettatori: tutto quello che pensate possa accadere ai bambini protagonisti di Cafarnao, accadrà. Vincitore del premio speciale della giuria al festival di Cannes, candidato al Golden Globe e all’Oscar come miglior film straniero, avrebbe probabilmente vinto anche questi premi se non fosse stato l’anno di Roma di Alfonso Cuarn.

La regista libanese Nadine Labaki e il piccolo Zain, attore protagonista del suo nuovo film Cafarnao. Caso e miracoli (al cinema dall’11 aprile). Qui erano insieme al festival di Cannes, dove il film ha vinto il premio speciale della giuria l’anno scorso.
Getty Images

Partiamo dal titolo. Cafarnao è una città biblica, dove Gesù inizia a predicare, e il termine può essere usato per indicare un luogo di confusione e disordine. Il film ruota attorno a un piccolo eroe, Zain, di forse dodici anni, nella periferia di Beirut: non sappiamo esattamente la sua età perché Zain non ha documenti e la malnutrizione lo mostra più piccolo di quello che dovrebbe essere.

«Cafarnao racconta le peripezie di un bambino che decide di intentare una causa contro i suoi genitori per averlo messo al mondo nonostante non fossero in grado di crescerlo in modo adeguato, non fosse altro che dandogli amore», ha spiegato la regista, che ha anche raccontato di essere rimasta folgorata da un'immagine quando ha avuto l'idea del film. «Tornavo a casa in auto dopo una serata, verso l'una di notte, ero ferma al semaforo rosso e ho visto un bambino assopito tra le braccia di sua madre che mendicava su un marciapiede deserto. La cosa per me più scioccante era che quel piccolo, che avrà avuto due anni, non piangeva, non chiedeva niente e sembrava non desiderare altro che dormire. L'immagine dei suoi occhi che si chiudevano non mi ha più abbandonata, al punto che rientrando in casa ho sentito l'esigenza di farne qualcosa».

Nadine Labaki da indicazioni sul set a Zain: la regista ha scelto attori non professionisti per il suo nuovo film Cafarnao.
Courtesy Lucky Red

Con spirito neorealista Labaki ha cercato attori non professionisti (lo stesso Zain è un rifugiato siriano che viveva di espedienti a Beirut), ritagliando per sé il piccolo ruolo della sua avvocatessa. E i protagonisti hanno intrecciato le proprie vite reali a quelle fittizie del film: l’attrice etiope che interpreta un'immigrata senza documenti è stata veramente arrestata per lo stesso motivo durante le riprese.

«Era fondamentale che gli attori fossero persone che conoscono le condizioni che vengono descritte affinché io potessi avere una legittimità nel parlare della loro causa», ha spiegato la regista. Persino il giudice del tribunale è un vero giudice, ormai in pensione.

Una scena di Cafarnao. Caos e miracoli alla periferia di Beirut.
Courtesy Lucky Red

Di recente molto si è parlato del concetto di famiglia e il film non fa che sollevare la stessa domanda: cosa è una famiglia? Chi dovrebbe poter essere genitore? Quanto dovrebbe sapere della vita un ragazzino di dodici anni? I genitori in Cafarnao sono persone negligenti, in difficoltà, profondamente ignoranti, e chi ci sembra in realtà il più adatto a crescere un figlio rischia di perdere questa possibilità. Zain stesso si comporta da padre e madre con sua sorella e con un bambino piccolo che si trova a dover accudire. Lotta contro un destino ingiusto, ma che sembra ineluttabile. A ogni difficoltà risponde con maggiore voglia di ribellarsi. Nella catena di disperati che incontrerà sul suo cammino, imparerà che c'è sempre qualcuno più in basso di lui, più sfortunato e derelitto. Capisce, però, che è come ci comportiamo con i più sfortunati che determina il nostro essere persone «rispettabili» o meno.

Zain Al Rafeea, 12 anni all’epoca delle riprese, è un rifugiato siriano in Libano: lavorava come fattorino in un supermercato quando la regista Nadine Labaki l’ha scelto come protagonista per il film Cafarnao. Oggi vive in Norvegia con la sua famiglia ed è tornato a scuola.
Courtesy Lucky Red

Le reazioni davanti all'epopea di Zain in Cafarnao. Caso e miracoli possono essere tre. Chiedersi quale sia il punto di mostrare tutto questo dolore. Versare lacrime a fiumi o sentire dentro di sé molta rabbia mentre la storia prosegue. Una piccola consolazione arriva dal finale del film, ma una più grande dalla storia vera di Zain, che ora vive in Norvegia con la sua famiglia ed è tornato a scuola, interrompendo le lezioni solo per accompagnare Nadine Labaki su qualche tappeto rosso in giro per il mondo.

Cafarnao. Caso e miracoli di Nadine Labaki esce nei cinema l’11 aprile.
In alto, la clip esclusiva con una scena in cui Zain vuole proteggere l’amata sorella Sahar, che sta per essere ceduta dai loro genitori come sposa bambina.

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