In Francia 700 donne denunciano il sessismo nel mondo della musica

Le firmatarie chiedono che siano prese misure concrete per garantire uguaglianza (anche) nell’industria musicale.

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Il 16 aprile 690 musiciste professioniste hanno pubblicato e firmato un manifesto su Télérama auspicando un cambiamento nella mentalità e nelle pratiche sessiste. Si tratta da una parte di un'indagine per fare il punto sul sessismo nell'industria musicale e dall'altra di una piattaforma per dire "basta" alle osservazioni misogine, ai comportamenti inadeguati ricorrenti e alle aggressioni sessuali.

Tra le firmatarie: Armanet Juliette, Jeanne Added, Clara Luciani, il duo Brigitte, Camelia Jordana, Chris[tine and the Queens], Zazie ... Ma anche musiciste, tecniche, produttrici, editrici, compositrici, manager, addette stampa... In totale, 690 professioniste del settore hanno firmato il manifesto che chiede una "rivoluzione egualitaria" nelle professioni musicali.

Anaïs Ledoux dell'etichetta Cry Baby è una delle tre organizzatrici del manifesto F.E.M.M (Femmes Engagées des Métiers de la Musique). Non immaginava che sarebbe stato firmato da così tante donne. "Abbiamo ricevuto molte testimonianze: dalle frasi fuori luogo alle esperienze traumatiche. È una buona notizia, ma allo stesso tempo terribile. Questo dimostra che questi comportamenti, lungi dall'essere normali, sono molto comuni", spiega Ledoux a Marie Claire. "E non si ferma": Anaïs Ledoux ha dovuto aprire una piattaforma per consentire ad altre donne di potere firmare anche dopo la pubblicazione.

L'idea ora è di trasformare la piattaforma in un movimento "positivo e dinamico" che abbia delle rivendicazioni concrete. Come? Appuntamento il 25 aprile per un primo incontro durante il quale si prenderanno in esame i desiderata. Anaïs Ledoux sta pensando anche alla creazione di momenti pedagogici rivolti alle giovani ragazze.

F.E.M.M intende trarre ispirazione dal 5050, un collettivo lanciato da professioniste del cinema, che cerca di "trasformare (il momento delle rivelazioni del caso Weinstein, ndr) in movimento". Uno dopo l'altro, i settori della cultura si stanno organizzando contro il sessismo. "È arrivato il momento che tutto questo sia raccontato, perché non succeda più".

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