La vita commovente ed eroica di Claude Cahun, la fotografa che ha illuminato il gender fluid

Un'artista geniale, un'eroina della resistenza antinazista, una pioniera della pansessualità: storia di una donna straordinaria la cui eredità è dispersa come cenere al vento.

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Courtesy Photo Instagram

Il gender fluid e la creatività vanno a braccetto da molto, molto tempo, ma fino a qualche decennio fa, pochi avevano il coraggio di metterne in pratica il connubio. Molto prima che qualcuno coniasse il termine, Claude Cahun del gender fluid era una pioniera, un’eroina che oggi sarebbe più comprensibile, ma che al tempo giusto una contemporanea come la scrittrice Colette, o molto prima George Sand, avrebbero potuto apprezzare senza riserve. Ma chi era Claude Cahun? Una donna con un nome da uomo per scelta? Riduttivo. Era una fotografa, una scrittrice, un’artista surrealista e una performer celebrata dalla storia dell’arte, grazie ai suoi autoritratti ambigui. Era nata il 25 ottobre 1894 da una famiglia facoltosa di intellettuali francesi e si chiamava Lucy Schwob. Il padre Maurice era l’editore e proprietario di una testata regionale molto diffusa al tempo, Le Phare de la Loire, appartenuta alla sua famiglia dal 1876. Lo zio di Lucy era lo scrittore simbolista Marcel Schwob, e il suo prozio, David Léon Cahun, era un orientalista e scrittore prolifico. La madre invece soffriva di malattie mentali, erano tempi duri per le donne che manifestavano i propri disagi psicologici. Fu internata nel 1898 e la piccola Lucy andò a vivere per un po’ con la nonna Mathilde. Il padre di Claude Cahun era ebreo, e questo, da bambina, la rendeva bersaglio facile dell'antisemitismo. Il padre la mandò a studiare in Inghilterra, nel Surrey, per proteggerla. Quando nel 1909 Lucy tornò a Nantes, suo padre stava per sposare un’altra donna che aveva già una figlia, Suzanne Malherbe. Fra le due fu un colpo di fulmine intellettuale e affettivo: Suzanne diventò la sua inseparabile sorellastra, ma anche la sua compagna e collaboratrice della vita.

Il primo autoritratto di Claude Cahun risale al 1913, quando ha 19 anni. Claude era ossessionata dalle differenze di genere e usava se stessa come soggetto di studio. La sua ricerca era di carattere politico e personale e ambiva a sfumare i concetti statici e tradizionali dei ruoli di genere. Un anno dopo, inizia a esplorare l’argomento anche attraverso la scrittura e firma un articolo a quattro mani con Suzanne Malherbe, con gli pseudonimi Claude Corlis e Marcel Moore per la rivista letteraria Mercure de France. Da allora inizia anche a usare nomi maschili finché non trova quello che le calza di più, e dal 1917 Lucy Schwob diventa Claude Cahun. Scrive molti contributi per la stampa francese, incluso il giornale di famiglia, soprattutto recensioni letterarie di scrittori importanti. Nel momento in cui adotta il nome Claude, inizia anche a radersi la testa e dal 1910 comincia a dichiarare di rifiutare attivamente e esteriormente le costruzioni sociali di genere e identità sessuale.

Oltre lo specchio. Claude Cahun e la pulsione fotografica
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Una sorta di Asia Kate Dillon ante litteram, anche se è probabile che l’attrice si sia ispirata a lei. All'inizio degli anni '20, si stabilisce a Parigi con Suzanne Malherbe. Anche lei cambia nome e quel primo pseudonimo, Marcel Moore, diventa definitivo. Vivranno tutta la vita insieme, collaborando a varie opere di scrittura, scultura, fotomontaggio e collage, collaborando con gli intellettuali della Parigi dell’epoca. Per Claude Cahun l'identità di genere è mutevole, instabile. Nei suoi autoritratti a volte è un uomo, a volte una donna, a volte androgina, a volte pesantemente truccata e in costume, a volte vestita da uomo ma truccata con la bocca a cuore. A volte, ancora, indossa una maglietta con capezzoli neri dipinti (ignara anticipatrice delle censure di Instagram), o solleva i bilancieri da palestra. Scorrendo il suo portfolio è impossibile capire a che genere appartenesse. Trova anche il tempo per contribuire al fenomeno del teatro d'avanguardia di Parigi degli anni '20, e in questo contesto a volte assumere ancora nuove identità.


Chi scattava gli autoritratti di Claude Cahun? Per qualcuno era Marcel Moore, la sorella/compagna. Ma solo alcune foto, in seguito, sono state attribuite a lei. Dalida, Juditta, Salomè, Elena di Troia, Cenerentola e Saffo: Claude Cahun le interpreta tutte e raccoglie le immagini in storie visuali intitolate Heroines, pubblicate nel Mercure de France. Nel 1928 conosce le opere dello psicologo britannico Havelock Ellis Ellis sull'omosessualità e l'identità sessuale, che eserciteranno su di lei una forte influenza aiutandola a definire meglio se stessa. Traduce anche in francese uno dei più famosi trattati di Havelock Ellis Ellis, Il compito dell'igiene sociale (1912) ma lo intitola, nella versione francese L'Hygiène sociale: la femme dans la société (Igiene sociale: la donna nella societ). La sua prima opera che viene tradotta e pubblicata in inglese è Aveux non avenus, una sorta di autobiografia che lei definisce un "anti-memoir". Anche questa è una collaborazione tra Cahun e Moore e includeva testo e fotomontaggi. Il libro è pieno di dubbi e contraddizioni, che esprimono però l’impossibilità di mettere a fuoco un'immagine chiara di questo personaggio.

Nel 1932 Claude Cahun entra a far parte della Association des Écrivains et Artistes Révolutionnaires. Nella primavera dello stesso anno incontrò anche il fondatore dei Surrealisti, André Breton, e aderì al movimento. Breton ne restò affascinato e in seguito la definirà "uno degli spiriti più curiosi del nostro tempo". Partecipa a progetti che criticano le forme propagandistiche e tradizionali di arte e scrittura e promuove invece l'approccio avanguardista e surrealista, secondo il quale deve essere l'inconscio a guidare la fruizione dell'arte. Nel 1933 fonda col filosofo francese Georges Bataille il gruppo culturale e politico radicale Contre-Attaque, ma è destinato a durare poco. Nel 1939 fa parte della Fédération Internationale de l'Artistes Révolutionna Indépendents fondata da André Breton, Diego Rivera e Leon Trotsky, un movimento di stampo nettamente antifascista e anti-stalinista. Nel frattempo, non trascura la fotografia ed espone per l’ultima volta alla Charles Ratton Gallery di Parigi nel 1936.

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Con l’ascesa del nazismo, Claude Cahun e Marcel Moore fuggono da Parigi. È il 1938 e si trasferiscono nel Jersey, l'isola nel Canale della Manica, dove avevano trascorso delle vacanze in passato. Ma sembrano braccate dalla minaccia da cui sfuggono. Nel 1940 i nazisti invadono il Jersey. Cahun e Moore danno il loro contributo alla resistenza stampando volantini firmati Soldat ohne Namen (in tedesco, soldato senza nome) con cui deridono l'ideologia nazista. Li spargono in tutto il Jersey finché non vengono scoperte nel 1944. Le due donne inseparabili vengono imprigionate, le loro proprietà e le loro opere vengono confiscate e il tribunale nazista le condanna a morte per crimini contro l'autorità nazista. Quando l'isola venne liberata nel 1945, per fortuna la condanna non era stata ancora eseguita. Come primo autoritratto dopo la prigionia, Cahun si fa fotografare con un distintivo militare nazista tra i denti. Le due donne, sorelle, amiche, compagne rimasero a vivere lì. I maltrattamenti in prigionia hanno però minato irrimediabilmente la salute di Claude Cahun, frenandone l’attività. Morì l’8 dicembre 1954, all'età di 60 anni. Il suo lavoro, oggi, viene considerato precursore di quello di Nan Goldin e Cindy Sherman. Tutte le sue opere andarono in eredità a Moore, che era comunque la sorella (se fosse stata solo la compagna, al tempo ci sarebbero stati seri problemi). Suzanne Malherbe, che per tutta la vita era stata Marcel Moore, si trasferì in una casa più piccola. Ma la simbiosi fra le due era stata troppo forte e il 19 febbraio del 1972 Suzanne/Marcel si tolse la vita. Non aveva disposto un erede per la preziosa mole di lavoro svolto con la Claude Cahun. Tutto è finito all'asta, disperso fra tanti, troppi, piccoli proprietari.

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