Priestess, la rapper classe 1996 più che BRAVA

La sua storia comincia a Locorotondo e, cantando le donne che le sono state d'ispirazione, arriva al Tribeca Film Festival

priestess brava
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«Oggi l’immagine, l’apparire, sembrano più importanti dell’essere #BRAVA a fare quello che vuoi fare» dice la rapper Priestess sulla sua pagina Instagram e lei, a stare sulla traccia, fare trap, esibirsi in virtuosismi e flow, è brava davvero. Priestess è anche la protagonista di The 4th Wave, il corto di Savanah Leaf presentato il 23 aprile a New York, in occasione del Tribeca Film Festival. Nella prima scena Priestess è intenta a registrare un pezzo sull'iPhone. Tuta, sneakers, mani tatuate e unghie lunghe, caschetto liscio nerissimo, da un terrazzo umido di pioggia racconta: «Ho chiamato le canzoni del mio album con nomi di donne famose, questo mi ha spronata a conoscere vari aspetti del femminismo nelle varie generazioni. Sono state le mie muse ispiratrici per diventare la prima cantante/rapper donna in Italia».

Priestess, nome vero Alessandra Prete, non è la prima rapper italiana, ma di sicuro è una delle più promettenti. Priestess annata 1996, bazzica da qualche anno nel mondo del rap e il suo primo album Brava è uscito ad aprile. Nel 2015 viene scoperta dal produttore Ombra, in cerca di una ragazza che cantasse in inglese per alcune tracce del rapper Mad Man. In The 4th Wave, tra palazzi in costruzione, Ombra racconta: «Non ero molto convinto quando hai detto che cantavi anche ai matrimoni, però mi ricordo benissimo che quando sei entrata e ti sei messa a cantare al microfono, è stato emozionante».

Da quel momento Priestess entrerà nella Tanta Roba, etichetta di musica rap indipendente, e troverà la sua seconda famiglia, come la definisce in Brigitte «Per fortuna sì ho due famiglie, che mi danno amore in quantità». Tra i membri, i produttori Ombra, Dub.IO e Kang Brulèe che hanno saputo mixare trap, elettronica, punk e sfumature più malinconiche, ottenendo pezzi freschi e coinvolgenti. Mad Man e Gemitaiz, sono i fratelli maggiori, con loro Priestess sforna featuring su featuring, sale sul palco dei loro live e viene sostenuta al grido di: «Fate un cazzo di applauso a mia sorella Priestess». L'ambiente rap sarà anche prevalentemente maschile, ma in questi casi dimostra di essere pronto ad accogliere, lanciare e sostenere quote rosa.

«Tuta di Nike bordeaux / Ballo Brigitte Bardot» il suo stile si può riassumere così, una donna col fascino d'altri tempi in tuta Nike, che non te le manda a dire, che racconta il suo quotidiano, riversandolo in musica. Nei suoi testi, rimasugli di alcool e serate «Sveglia con l’hangover / Mamma le lasagne», cattive compagnie ma anche amicizie solide, sensazioni contrastanti: la sicurezza in se stessa in Eva «Sono la prima come Eva, quando nessuno ci credeva» e un'incredibile fragilità in Alice «Provo a dare un peso alle mie parole / Tu stai guardando il peso del mio corpo /Io voglio fare musica, d’accordo?».

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Nell'album Brava Priestess dedica i titoli delle tracce a Eva, Andromeda, Brigitte Bardot, Betty Boop, Monna Lisa e via dicendo, figure femminili che in qualche modo l'hanno toccata. Anche il lavoro di Savanah Leaf, la regista ex pallavolista professionista, nata nel 1993 a Londra, è dedicato alle donne. La filosofia di Savanah è mostrare forti emozioni, creare una storia inclusiva, che non abbia filtro e prenda alla bocca dello stomaco. Nel corto, e nella biografia di Priestess, tutto questo si fonde: scene oniriche in ape car con le sue due migliori amiche per la campagna innevata; altre profondamente toccanti, come quella in cui Priestess è intenta a spiegare a sua nonna l'origine del nome d'arte e la passione per il rap.

Al cielo limpido si sostituisce la semioscurità dell'appartamento della nonna, soprammobili in ceramica e tende di pizzo. Il vecchio e il nuovo cozzano e poi si fondono, così come Locorotondo e l'America, tradizione e innovazione. Priestess spiega che per via del suo cognome: «Già a scuola mi chiamavano Priest, quindi sacerdotessa perché sai tipo quando vai in chiesa che fai la confessione con il prete, no? E tu parli con il prete perché vuoi parlare con Dio, no? Ecco nel mio caso sono io che parlo, sono io che faccio da interlocutrice tra dio (la musica) e l’uomo (che sono le persone che mi ascoltano)». Alle spalle della nonna, che l'ascolta attentamente, un crocifisso richiama la tematica religiosa, presente anche in diverse canzoni, in Andromeda ad esempio canta: «Maria Vergine proteggimi tu / Guarda che con te sarò sincera (se) / I testi me li scrivi tu / Cattolica, ho acceso qualche cero, vero / Sì, ma in croce mi ci hai messa tu».

Il titolo del corto si riferisce probabilmente al 4th wave feminism, l'attuale momento del femminismo che si concentra sull'emancipazione della donna attraverso l'uso di internet e una forte intersezionalità. Le wave sono anche quelle del mare, che collegano Locorotondo a Los Angeles, a cui Priestess approda alla fine del corto, e la vecchia Priestess a quella nuova. «Internet è come l’oceano, unisce tutti i continenti. Da musicista è molto importante conoscere altri artisti e internet aiuta proprio in questo, la connessione tra vari generi» racconta Priestess nel film, mentre in sottofondo scorrono Andromeda e lo sciabordio del mare. «Abbiamo tanti strumenti che possiamo usare per superare i confini di dove siamo nati» l'immagine di lei di fronte al mare al tramonto si contrappone a quella della nonna riflessa in uno specchio «Ringrazio chi prima di me mi ha spianato la strada» perché, dice «Sento di non avere limiti».

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