La mostra che chi ama Basquiat dovrebbe vedere

Il ritratto di Basquiat, destinato a morire presto e vivere per sempre, con il linguaggio dell'arte primordiale, rabbioso e graffiante che incide (e anticipa) i codici del contemporaneo

Richard Corman, Basquiat, ritratto
Richard Corman, Basquiat, A Portrait V, 1984© Richard Corman, Courtesy of Peter Fetterman Gallery

SAMO? È tutto, la religione che non ti fa sentire in colpa, la risposta all'ipocrisia della filosofia e della politica. L'alternativa all'arte radical-chic. È l'espressione dell'amore spirituale, è l'avanguardia. SAMO©, completo di simbolo di copyright, è lo pseudonimo taggato sui muri della Manhattan newyorchese degli anni settanta, da due figli della grande mela con un feroce bisogno di affermare la loro identità. Al Diaz, già writer Bomb-1 a dodici anni. Jean-Michel Basquiat destinato a morire presto e vivere per sempre, con il linguaggio dell'arte primordiale, rabbioso e graffiante che incide (e anticipa) i codici del contemporaneo, portando il graffitismo nelle gallerie e il mercato dell'arte in strada. L'artista ribelle tra i più influenti del XX secolo, al quale la Fondazione Brant dedica una personale (fino al 15 maggio 2019) per inaugurare il suo nuovo spazio nell'East Village di New York. Contemporaneamente la Peter Fetterman Gallery di Santa Monica usa SAMO (fino 8 giugno 2019) per scorgere i tratti del genio immortale di Basquiat, strappati all'oblio dagli obiettivi di Richard Corman e William Coupon.

SAMO è l'esplosione di un fermento che graffia le viscere della strada, cambiando per sempre l'esistenza di due ragazzini che ci 'giocano', insieme al "Radiant Child" di Keith Haring (fan di SAMO e futuro amico di Basquiat). È una storia della downtown newyorkese che i due decidono di vendersi (bene) a Village Voice (per 100 dollari): «Una notte stavamo fumando erba ed io dissi qualcosa sul fatto che fosse sempre la stessa merda, The Same Old Shit. SAMO, giusto? Immaginatevi: vendere pacchi di SAMO! È così che iniziò, come uno scherzo tra amici, e poi crebbe» - Jean-Michel Basquiat (1960-1988), intervista al Village Voice, 1978

Il sodalizio artistico Diaz-Basquiat termina nel 1980. "SAMO is dead" sostituisce le consuete frasi a effetto e Basquiat abbandona l'acronimo per l'impatto figurativo che lascia il segno sulla storia del graffitismo e dell'arte. Quel connubio ruvido e dirompente d'improvvisazione jazz e storytelling da fumetti, anatomia e poesia, con il volto moderno di simboli antichi. Il corpo naif e liberatorio di un'opera destinata a durare, a prova del suo genio incompreso e parecchia sregolatezza, fragilità e dipendenze che portano la quotazione delle sue opere alle stelle e lui alla morte per overdose da eroina a ventisette anni.

Il resto è storia nota, passata per il Club 57, il Mudd Club e le marchette nei vicoli dell’East Village, le nuove avanguardie della Grande Mela e la Factory di Andy Warhol. La breve permanenza nella band Gray con Vincent Gallo, l'amicizia fraterna con Keith Haring e la breve relazione con Madonna. Protagonisti di progetti espositivi ed editoriali, cinematografici e a fumetti.

Quello che ancora sfugge dell'artista che lascia la strada per le gallerie, lo studio di Crosby Street (1982-83) per quello di Great Jones Street (1984-88), in Armani a piedi scalzi, tra la produzione di un disco hip hop Beat Bop e collaborazioni "a sei mani" con Andy Warhol e Francesco Clemente, lo sfiorano i ritratti della piccola corte di fotografi che hanno lavorato con Basquiat durante la sua breve ma intensa e prolifica carriera. La selezione di ritratti fotografici scattati da Richard Corman e William Coupon, esposti con A portrait alla Peter Fetterman Gallery.

Richard Corman, Basquiat, A Portrait IV, 1984
© Richard Corman, Courtesy of Peter Fetterman Gallery

"Nel 1984, mi è stato chiesto di fotografare Jean Michel Basquiat per L'Uomo Vogue. Quando sono entrato nel loft dell'artista. Sono stato immediatamente travolto da un'ondata di confusione creativa. La stanza era un turbinio di persone, vernice, tela, colori e fumo. In un angolo c'era Basquiat sommerso e quasi invisibile. Il mio istinto immediato era quello di rimuovere da tutte le distrazioni e mettilo di fronte a un sottile muro di carta grigia di 4 '. Volevo vedere dietro i suoi occhi e gli permettono di raccontare la parte più elementare della sua storia - lo spirito umano dietro l'arte. E' allettante per indovinare la decisione che ho preso quel giorno al 57 Great Jones St, ma mi interessava un semplice ritratto di a genio complicato. Anch'io ero un giovane artista e fui attratto dall'immediatezza della presenza di questo pittore. Io credevo in quel momento che meno era di più e non conoscevo una soluzione migliore. Durante quel breve periodo di tempo, meno di un'ora, ho girato 79 fotogrammi. Mentre ognuna delle mie fotografie ha una struttura simile, da una cornice all'altra. L'intensità, la sua intelligenza, la rabbia, la curiosità, lo sguardo, le mani e il linguaggio del corpo di Basquiat mutarono. Quelle rivelazioni sfaccettate mi hanno spinto a condividere questo lavoro per la prima volta. La sua presenza luminosa e indelebile il talento traspare dalla semplicità dell'ambiente. Non rimpiango la mia decisione. " - Richard Corman

Richard Corman, Basquiat, A Portrait III, 1984
© Richard Corman, Courtesy of Peter Fetterman Gallery


Richard Corman, Basquiat, A Portrait I, 1984
© Richard Corman, Courtesy of Peter Fetterman Gallery

"Avevo incontrato Jean-Michel Basquiat nei suoi primi giorni quando pubblicò graffiti in tutto il centro della città sotto il nome de plume ~ SAMO." Era geniale, nessuno aveva davvero una tale forza pubblica di pensiero come questo. Ha lasciato anche alcuni graffiti sul mio ascensore, sul mio pavimento a Lafayette e Spring, "Costruisci un forte, dagli fuoco" - William Coupon

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