Aborto illegale, la mappa degli stati nel mondo che lo hanno vietato come l'Alabama

Mentre Milla Jovovich e tante altre star si infuriano per la legge contro l'interruzione della gravidanza, c'è chi nel resto del mondo con questa situazione si scontra da sempre.

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Mai dare per scontati i diritti acquisiti perché non sono scolpiti nella pietra. Lo sanciva già Simone De Beauvoir e dopo di lei molte altre persone che ai diritti civili hanno dedicato la vita, come Emma Bonino, che fino all'approvazione della legge 194 nel 1978, che ha reso legale l'interruzione di gravidanza in Italia, si è occupata molto delle donne che affrontavano gravidanze indesiderate. E oggi dagli States il tema aborto torna, e conferma l'aforisma della De Beauvoir: ora in Alabama l’aborto è consentito solo quando la vita della donna è in pericolo. Non è più consentito nemmeno in caso di stupro, nemmeno se lo stupro è incestuoso. I medici che proveranno a violare questa regola rischieranno 99 anni di carcere. Il provvedimento, su iniziativa di un gruppo di Repubblicani, tutti uomini, è stato firmato dalla governatrice Kay Ivey, 74 anni, che su Twitter ha commentato: “Oggi ho firmato l'Alabama Human Life Protection Act. Per molti sostenitori del disegno di legge, questa legislazione rappresenta un potente testamento per la profonda convinzione degli abitanti dell'Alabama che ogni vita è preziosa e che ogni vita è un dono sacro di Dio”.

Negli Stati Uniti l’aborto si praticava già negli anni 70 illegalmente, ma con una vaga tolleranza. Nel '73 venne accordato dalla Corte Suprema, per la prima volta, il permesso di abortire a una donna il cui nome è rimasto anonimo ma la sentenza giunse quando aveva ormai partorito. Da allora l’aborto era legale ovunque in modalità diverse, e tutt'al più ci sono state polemiche solo sulla frequente violazione dei termini consentiti. Contro la legge dell'Alabama si stanno mobilitando molte star tra cui Milla Jovovich che ha raccontato la sua esperienza personale su Instagram e ha già manifestato il suo dissenso contro un’altra legge, in Georgia, che impedisce di abortire oltre le sei settimane. Tutte le associazioni in difesa della donna hanno annunciato ricorso, ma nel frattempo sui social una valanga di commenti sta travolgendo la governatrice. C’è chi fa notare alla Ivey che parlare della vita come qualcosa di sacro in uno stato in cui è in vigore la pena di morte, e l’acquisto delle armi è incoraggiato, è un controsenso. Chi cerca di spiegarle che questo provvedimento non farà diminuire gli aborti ma solo aumentare quelli clandestini, come è sempre stato. Chi esprime preoccupazione per i rischi che dovranno correre le donne che ricorrono agli aborti "fatti in casa", che spesso provocano infezioni gravi. Ma soprattutto, chi fa notare che la pena inflitta a un medico abortista, da oggi in Alabama è molto più alta di quella di uno stupratore. Per ora è difficile prevedere l'evoluzione del provvedimento ma è l’occasione giusta per un censimento degli stati insospettabili dove interrompere una gravidanza è vietato.

L'aborto in Europa. Insospettabilmente le nazioni europee in cui non si può abortire sono diverse e con delle varianti. Quella più restrittiva è Malta, dove non è consentito in nessun caso, non è nemmeno chiaro se sia consentita un’eccezione nel caso in cui sia a repentaglio la vita della gestante. Sia per la madre che per il medico è prevista la condanna fra i 18 mesi e i 4 anni, e il medico, in più, viene espulso dall’albo. C’è da dire che almeno, la neomadre non viene lasciata sola dallo stato, soprattutto se è minorenne e sta ancora frequentando le scuole. Ma la maggioranza si reca ad abortire in Italia o nel Regno Unito. Ed è in UK che si usa impropriamente la definizione di aborto consentito oltre i tre mesi di default: non è automatico, in realtà per ottenere il permesso occorre l’autorizzazione di due medici. Un altro paese nell’occhio del ciclone è la Polonia, dove ogni anno ci sono fra gli 80 e i 200mila aborti clandestini. Da quando esistono i droni, qualcuno ha studiato anche un servizio di trasporto discreto che parte dagli stati confinanti per spedire alle donne le pillole abortive, in assoluta riservatezza. Qui l’aborto è consentito solo se la donna è in pericolo di vita, gravissima malformazione del feto o di stupro e per fortuna non è passata la legge che voleva impedire anche queste eccezioni. In Andorra, il "no" è su tutta la linea. Molto peggio della Turchia, dove è limitato ma non vietato. In Irlanda è una conquista recente: i primi aborti sono stati praticati nel gennaio del 2019 grazie a un referendum del 2018 che ne ha cancellato il divieto dalla Costituzione. In Albania è legale, ma può interessare sapere che purtroppo viene praticato anche quello selettivo, ovvero, in una società fortemente patriarcale, si pratica più spesso quando il feto è femmina.

L'aborto in Europa in America Latina. Ci sono diverse situazioni. In Venezuela e Repubblica Dominicana è illegale tranne quando è in pericolo la vita o la salute della donna. La pena inflitta in Venezuela in tutti gli altri casi, ad esempio, va dai sei mesi ai due anni di carcere, e di tre anni per chi lo esegue, che aumentano se la paziente muore. In El Salvador, Antigua e in Honduras, uno dei paesi con il più grave allarme stupri, soprattutto quando la situazione va fuori controllo a causa di terremoti e tsunami, l’aborto è vietato in tutti i casi e valutato, ma non scontato, solo quando la donna è in pericolo di vita.

L'aborto in Asia e Oceania. Nel Bahrain, nell’Azerbaigian e ne Vietnam è legale in tutti i casi. Nella maggior parte delle altre nazioni è invece consentito solo in caso di pericolo per la vita della donna o della sua salute fisica o mentale. Spesso è centellinato anche in questi casi. In Oceania, infine, ci sono varie legislazioni che lo consentono sempre in caso di pericolo, a volte in modo un po’ limitato, e persino in Australia c’è qualche difficoltà a consentire quello richiesto per motivi economici o semplicemente per la mancanza di intenzione di diventare madri. Il problema, a conclusione di questa mappa, è che molti degli stati in cui si storce il naso nei confronti delle interruzioni di gravidanza, non forniscono nemmeno un'adeguata educazione sessuale ai giovani per imparare la contraccezione. E pensare che questo, a quasi 50 anni dalle prime legalizzazioni di questa pratica, sia ancora un tema caldo, lascia molto perplessi.

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