Alessandra Mastronardi, intervista alla madrina della Mostra del Cinema di Venezia

Una delle attrici italiane più amate si guadagna l’ambito titolo del festival, ma senza montarsi la testa. È anche una delle protagoniste della nostra cover di settembre ambientata in Laguna.

Alessandra Mastronardi
Daniele Luchetti

«È come se stessi sul trampolino di lancio e mi dessero una spinta, come se mi avessero preso per mano e detto “ok, ora vieni nel mondo degli adulti”», così descrive Alessandra Mastronardi la sua nomina a madrina della Mostra del Cinema di Venezia di quest’anno. 33 anni, nata a Napoli ma romana d'adozione, è ovviamente felice di questo riconoscimento considerato molto prestigioso per un’attrice, perché premia una carriera intera più che un singolo successo. In questo caso, un percorso che da qualche anno si è aperto verso i progetti internazionali.

Si fa un colloquio o si riceve la notizia secca?
È un processo abbastanza lungo, a un certo punto ho incontrato Barbera (Alberto, il direttore artistico, ndr), che voleva conoscermi meglio. Poi è arrivata la bella notizia, ma era tutto segretissimo, non potevo dirlo nemmeno alla mia famiglia prima dell’annuncio ufficiale! Stavo implodendo.

Un po’ si gode di questa notizia, nei confronti di chi non ha mai creduto molto nella sua carriera?
Ah be’, assolutamente (ride). È un piccolo riscatto per tutte le porte chiuse, o per chi ancora mi confina dentro lo stereotipo televisivo che ormai mi sta un po’ stretto. Una piccola rivalsa, ma sempre con molto affetto e senza cattiveria, che non è nel mio dna. Mi sono sempre detta, anzi, che sono stati i “no” a costruire chi sono: in fondo, se nella vita va sempre tutto bene, come fai a crescere?

Come è arrivata ai set internazionali (le serie tv I Medici - di cui è in arrivo la terza stagione - e Master of None per Netflix)?
Ho sempre avuto il sogno di non crearmi barriere ed è questo uno dei motivi che mi ha spinta a trasferirmi a Londra. Voglio sempre vedere fin dove riesco ad arrivare. Poi, serve sempre un incrocio di stelle propizio al momento giusto.

Che nel suo caso è stato?
La sliding door è stata il film di Woody Allen, To Rome with Love. Un provino che peraltro pensavo fosse andato malissimo, avevo un’allergia in corso, un disastro. Se non mi avesse scelta, però, non avrei mai incontrato sul set Alec Baldwin, che poi mi ha introdotta alla mia agenzia americana. Un fatalista direbbe che sarebbe successo lo stesso, io non ne sono così sicura.

Inglese a parte, qual è stata la sfida più difficile da affrontare?
È un mondo completamente diverso. In Italia siamo più artigiani, fuori il cinema è più “industriale”. Ognuno sul set ha un solo compito e lo deve fare alla perfezione. La lingua pensavo fosse uno schermo forte, invece paradossalmente mi sento quasi più a mio agio a recitare in inglese. È come se mi perdonassi delle cose in partenza, mi lascio andare e mi autogiustifico perché non è la mia lingua madre.

Sul nostro set fotografico.
Paolo Pizzetti

Cosa ha scoperto del suo essere italiana con queste esperienze?
Che abbiamo un notevole senso di adattamento, io compresa. Un’elasticità mentale che ci invidiano, oltre alla sempre citata creatività: sul set tutte le maestranze, i costumisti, i parrucchieri, sono italiane. E si vede che siamo ricercati, avete notato ultimamente quanti attori e attrici italiani hanno iniziato a lavorare all’estero? Ci possiamo dare una bella pacca sulla spalla.

Si è trasferita a Londra per amore (per l’attore nordirlandese Liam McMahon), poi la storia è terminata ma è rimasta lì. È stato difficile ricominciare lontano da casa?
Moltissimo e tutti i giorni lo è. A 30 anni hai costruito un tuo nido, una tua rete di lavoro, un tuo rifugio, almeno per me era così a Roma. Ricominciare da capo quando non hai più la spensieratezza e l’adattabilità dei vent’anni è una sfida. Ma sentivo un dovere verso me stessa, quello di provarci. Ho ricucito il mio cuore da sola e contemporaneamente anche tutto il resto. Non mi sembrava giusto tornare indietro, dopo tutta la fatica (oggi è legata al collega scozzese Ross McCall, ndr).

Ha trovato degli angoli di città in cui si sente finalmente a casa?
Sì, dai, più vado avanti più si migliora. All’inizio odiavo Londra, imparare a gestire gli autobus, una certa freddezza delle persone. Poi ho creato la mia rete, trovato i posti del cuore e ora mi sento a casa. Mia mamma, a dire il vero, non è molto felice di questa cosa (ride).

Il suo prossimo film al cinema sarà Si muore solo da vivi, con Alessandro Roja, Francesco Pannofino, Amanda Lear. È ambientato dopo il terremoto in Emilia. Una ferita ancora aperta.
Non si pone l’accento sulla tragedia: il terremoto in realtà fa più da sfondo a questa storia di amicizia e riscatto personale. Sul set sono rimasta davvero incredula nel vedere come le piccole aziende si siano rialzate nel giro di pochi anni, come i cittadini si siano dati da fare. Anche quando le autorità non sono sempre state presenti.

Ha sviluppato un occhio più critico verso i problemi dell’Italia da quando vive all’estero?
È come quando vuoi bene a una persona e vedi che non sfrutta al meglio le sue potenzialità. Non c’è colore politico, perché sono problemi che attraversano i governi. Riguardo l’ambiente, per esempio, penso che il cambiamento debba arrivare dai cittadini, ma d’altra parte ho visto anche come io stessa sia migliorata nei miei comportamenti qui a Londra perché la città mi stimola. Quando butti qualcosa a terra prendi la multa ed è molto facile fare la raccolta differenziata. Piccole cose, ma quando la città ti mette a disposizione un modo di vivere diverso poi tutti stanno meglio, perché chi non vorrebbe una città più pulita?

I posti del cuore del servizio di moda apparso su Marie Claire di settembre?
Sia il cantiere delle gondole che la tessitura dove abbiamo scattato sono talmente magici da sembrare set cinematografici, invece sono luoghi di lavoro dove ancora si ammira una manualità straordinaria, tutta italiana.

La foto di apertura è tratta dal servizio esclusivo di Marie Claire di settembre, scattato a Venezia nello Squero di San Trovaso e alla Tessitura Luigi Bevilacqua. Alessandra indossa un abito Dolce & Gabbana. Foto Daniele Luchetti. Servizio Elisabetta Massari. Ha collaborato Maria Sofia Brini. Trucco e capelli Manola Spaziani per Simone Belli Agency. Skincare e makeup, Filorga. Produzione Soloprod. Si ringrazia Hotel Excelsior Lido di Venezia.

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