Il film di Downton Abbey è la dose di aristocrazia di cui eravamo in astinenza

Nel film che tutti attendevamo, ci sono le nuove vicende dei tanti personaggi amatissimi da 120 milioni di spettatori nel mondo che hanno sognato di indossare almeno una delle loro mise.

Quello delle serie tv è un mondo strano, dove è possibile che le stesse persone attendano con eguale entusiasmo il film di Breaking Bad e il film di Downton Abbey, che non potrebbero essere più diversi tra loro. Per il primo (titolo: El Camino) c’è da aspettare l’11 ottobre, per Downton Abbey il film invece ci siamo quasi: il 19 settembre il film sarà nelle sale. Nessuno spoiler: un fattore andato perso con la visione on demand è quello del tutti insieme appassionatamente. Quando un episodio di qualsiasi cosa andava in onda solo in tv, e se lo perdevi erano guai, il giorno dopo se ne parlava tutti e la parola “spoiler” non esisteva. Oggi, a svelare cosa accadeva nell’ultima stagione uscita nel 2015, rischi che qualche ritardatario si arrabbi perché gli rovini la festa. Per cui è lecito parlare, senza incorrere in proteste, giusto di poche cose impossibili da non sapere, e da cui ci rendiamo conto che le donne sono davvero cruciali, in questa serie. Come l’evento più clamoroso della prima puntata, quello in cui Lady Mary si lascia sedurre dall’avvenente ambasciatore turco Mr. Pamuk, che poi le muore d’infarto fra le lenzuola (Theo James, che ci chiediamo ancora come mai non sia finito poi in ogni film o serie tv mai girata). Oppure, si può – si deve – parlare della viralità che hanno ottenuto le citazioni di Maggie Smith/Violet, che a 80 anni si è ritrovata protagonista di migliaia di meme, come quello celebre: “Weekend? What is a weekend?”.



Questo lungo episodio che vedremo al cinema, ambientato un anno dopo la conclusione della serie (per cui, o vi mettete in pari ora, o non potrete vedere il film), si svolge a Wentworth Woodhouse, la dimora signorile nel South Yorkshire costruita dal primo Marchese di Rockingham, 20mila metri quadri di “casetta”, la facciata più ampia d'Europa e un numero incalcolabile di stanze (e non è un modo di dire: la stima di 365 è solo approssimata e prima o poi qualcuno dovrà prendersi l’onere di contarle) in cui giungono in visita ufficiale nel Nord re Giorgio V e la regina Mary di Teck, nonni dell’attuale regina Elisabetta II. Ovviamente si tornerà anche alla dimora di Dowton Abbey, che in realtà si chiama Highclere Castle, nel Berkshire, dove vivevano Lord Porchester, quel “Porchy” che è stato la cotta platonica della regina Elisabetta (accennata anche in The Crown) e la moglie di lui Jeanie, scomparsa di recente dopo aver dato alle stampe Lady Almina e la vera storia di Downton Abbey, la favola vera della sua prozia che ha ispirato la figura di Lady Cora. Le testate inglesi come il Telegraph, dal loro punto di vista privilegiato, raccontano del mezzo sacrilegio che si prova nel vedere queste dimore storiche attraversate da cavi come intricati sistemi venosi. Ma è necessario.



Siamo negli anni 20 con tutto ciò che vuol dire in fatto di costumi strepitosi, e ci sarà un gran ballo nel salone di marmo drappeggiato di damasco rosso, dove le coppie danzeranno fra le grandi composizioni di fiori. Allo staff del film è stato categoricamente vietato di bighellonare fra le altre stanze, visto che può capitare di calpestare tappeti di 300 anni fa senza che questo sia necessario, e di non toccare la carta da parati, che al tempo veniva tinta con arsenico per ottenere una certa nuance di verde. Ci saranno tutti, i personaggi maschili ma soprattutto Michelle Dockery/Lady Mary, Maggie Smith, Penelope Wilton/Isobel, Lady Cora/Elizabeth McGovern, tutte piuttosto emozionate nell’indossare ancora i costumi dei personaggi che hanno reso molti di loro – Smith esclusa, lo era già – facce conosciute fra 120 milioni di spettatori, tanti sono i fan dello show. All’inizio si era pensato a un prequel, ma poi l’idea è stata abbandonata e si è deciso di optare per il 1927. Il regista Michael Engler ci porterà di nuovo in un mondo in cui fervono i preparativi per la visita dei reali (che nella realtà storica avvenne più avanti), fra stoviglie preziose da lucidare, pietanze preparate da uno chef francese, maggiordomi pomposi, servitù frenetica compresa dignitosamente nel proprio destino. Michelle Mockery ha dichiarato alla stampa che questo film è stato una bella occasione per rivedere i vecchi amici con cui ha condiviso il set per oltre 5 anni. Probabilmente, lo sarà anche per noi.
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