Chi è stata Rachel Carson, la Greta Thunberg degli anni 40 che nessuno ascoltava

Molto prima della 16enne svedese, negli Stati Uniti una studentessa lanciava appelli contro l'inquinamento che ancora non c'era, ma che lei già vedeva.

CBS Reports
CBS Photo ArchiveGetty Images

Il 1907 sembra lontanissimo, se rapportato al 2003. Questi anni vantano entrambi la nascita di due personaggi apparentemente diversi, che invece hanno molto in comune. E quella cosa in comune è l’allarme che hanno lanciato al mondo per metterlo in guardia sulla sua conservazione, perché non c’è un piano B, non c’è un pianeta B. Il personaggio nato nel 2003 è ovviamente Greta Thunberg, la sedicenne attivista svedese che ha dato il via al tutto marinando la scuola il venerdì, per piantarsi davanti al Parlamento svedese con un cartello contro il climate change. Da allora, Greta Thunberg ne ha fatta di strada e di coscienze ne ha mosse parecchie. I passi che si stanno compiendo per ridurre la produzione di rifiuti e differenziare quelli inevitabili, le distribuzioni di borracce contro l’invasione delle bottiglie di plastica, gli inviti a ridurre il consumo di carne sono ancora insufficienti (e a volte soffrono di incoerenza), ma dimostrano che il suo messaggio si sta diffondendo. Le critiche non mancano: Atlantic ha dovuto dedicare un corposo articolo sul perché una ragazzina di 16 anni, convocata a parlare anche alle Nazioni Unite, riesca a mettere così in difficoltà gli adulti. In Italia c’è pure chi la chiama “gretina” o “la rompiballe”, perché la sua vita l'ha fatta e non è interessato a cosa accadrà al pianeta dopo di lui.

Ma torniamo al 1907, l’anno di nascita della nostra vera protagonista. Il 27 maggio, in una fattoria vicino Springdale, in Pennsylvania, nasceva Rachel Carson, fra 65 ettari di campi coltivati dai braccianti alle dipendenze dei suoi genitori, proprietari terrieri che però si occupano di assicurazioni. Rachel riceve un’ottima istruzione, ha sempre buoni voti, ma allo stesso tempo assimila un amore molto forte per la natura ed è un'attenta osservatrice dei processi dell’ecosistema. Trascorre molto tempo a leggere sotto gli alberi i libri per bambini di Beatrix Potter e quelli della scrittrice e fotografa autodidatta Gene Stratton-Porter. Ben presto inizia a scrivere anche lei, con l’idea di emulare le sue eroine. La prima storia la scrive a otto anni, è un racconto con protagonista la natura e gli animali, quello che oggi definiremmo una storia ecologista. Quando ha solo dieci anni, uno dei suoi racconti viene pubblicato su una rivista molto popolare al tempo, il St. Nicholas Magazine, e in famiglia si decide che i suoi studi punteranno a farne una star della letteratura.

Una volta entrata nel college, uscita dalla sua oasi bucolica, Rachel si rende conto, con straordinaria sensibilità predittiva, che i progressi della civiltà stanno portando molto benessere e migliorando la vita della gente, ma che le prossime generazioni ne avrebbero pagato il prezzo. Nessuno le dà retta. Al Pennsylvania College for Women vive isolata dal resto della comunità di studentesse, considerata un po’ stravagante, disinteressata ai flirt delle compagne, concentrata sulle sue teorie da Cassandra e nella lettura di Herman Melville, Joseph Conrad e Robert Louis Stevenson. Quando si rende conto di avere una missione, decide di abbandonare la facoltà di lettere e di virare bruscamente verso Biologia. È il modo migliore che trova per cercare di scongiurare la minaccia che intravede nel futuro dell’umanità: l’inquinamento. Rachel è, letteralmente, il primo essere umano sulla faccia della terra a parlarne. Ottiene di continuare a scrivere articoli nel giornale del college e segue anche lezioni di lettere, che rimane la sua grande passione. Va così forte che viene ammessa alla Johns Hopkins University per ricercatori, decisamente più prestigiosa, ma è costretta a rinunciare a causa di problemi economici della famiglia. Si laurea comunque in Pennsylvenia magna cum laude e scende nel dettaglio della sua passione per l’ambiente iscrivendosi a un corso di Biologia marina.

Rachel Carson è quello che si dice “una secchiona”, ma anche quel tipo di ragazza che oggi, come Greta, chiamerebbero “una rompiballe”. È così studiosa e concentrata sul suo obiettivo da prendere un master in zoologia nel 1932. Ha 25 anni e non ha mai smesso di studiare e di scrivere un attimo, da quel primo racconto pubblicato sulla rivista. Oggi vedere in tv i divulgatori scientifici come Piero e Alberto Angela è una cosa normale. Lei in quegli anni, dopo la laurea e il master, diventa autrice di un programma radiofonico in cui, invece di parlare di ricamo, educa la gente in ascolto alla conoscenza e al rispetto della fauna marina. Un suo testo, considerato troppo professionale per la radio, viene invece pubblicato da una rivista culturale. Nel 1936 è la seconda donna assunta a tempo indeterminato dal Dipartimento Statunitense per la Pesca come biologa marina. Intanto, anche se non ha figli suoi, si ritrova a fare da madre a due nipoti quando sua sorella maggiore muore all’improvviso. Ma riesce a tenere le redini di tutta la sua vita.

Aver continuato a studiare lettere è stato un bene, perché comincia a pubblicare libri. Il primo si intitola Under the Sea Wind: A Naturalist's Picture of Ocean Life ed esce nel 1941. Riceve ottime critiche ma i lettori lo snobbano. Rachel non ha il tempo di rammaricarsi perché le sue ricerche e le pubblicazioni dei suoi articoli, anche su riviste popolari come il Sun, e non solo di settore, vanno a gonfie vele. Gli anni 40 sono cruciali per le sue intuizioni. In quel decennio, caratterizzato dal lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, viene messo in commercio il DDT, un potente insetticida che lei sospetta subito essere nocivo anche per gli esseri umani. Ma nessuno vuole pubblicare le sue ricerche a riguardo, fino al 1962. Nel frattempo, il suo secondo libro The Sea Around Us, del 1951, riscuote un tale successo da rimanere nella classifica del New York Time Bestselling per 86 settimane, e da rendere necessaria la ristampa del primo, da cui è stato tratto anche un documentario vincitore dell’Oscar, nel 1953. I suoi libri di allora, considerati “gli scritti definitivi americani sulla natura” sono ancora nel catalogo della Penguin. Rachel Carson, a quel punto, riceve più posta di una diva di Hollywood ma del cinema non ne vuole più sapere. Il documentario tratto dal suo primo libro non le è piaciuto a causa di imprecisioni su cui non ha potuto intervenire per contratto, per cui decide di non cedere mai più i diritti di una delle sue opere.

Quello stesso anno, Rachel Carson è una donna di successo, piena di fans, contesa dagli editori, dalle produzioni, dai dipartimenti di biologia. Ma fondamentalmente, è sola. Non ha un amore, né una migliore amica. Quando una sua ammiratrice di nome Dorothy Freeman le scrive per rallegrarsi che la biologa stia arrivando in visita a Southport Isle nel Maine, dove lei vive, e poi si fa trovare ad attenderla, Rachel ha la sensazione di aver incontrato per la prima volta una persona importante per lei. Le due donne hanno molti interessi in comune e trascorrono buona parte del soggiorno della Carson chiacchierando e consumando i pasti insieme. Al momento di ripartire, si scambiano gli indirizzi e si scriveranno 900 lettere nel corso di 12 anni. Oggi si intuisce facilmente che fra loro ci fosse una relazione sentimentale, che all’epoca non sarebbe stata possibile vivere. Dorothy Freeman era sposata e probabilmente, se il marito chiedeva di leggere tutta la loro corrispondenza era perché sospettava che la moglie nutrisse dei sentimenti verso la famosa biologa. Almeno, l’amicizia di Dorothy è stata un momento di grande felicità per la solitaria ex studentessa preoccupata per l’ambiente.

Nel 1957, mentre la sua fama non accenna a diminuire, Rachel Carson diventa madre senza essersi mai sposata, né aver partorito. Una delle due nipoti che aveva adottato muore giovanissima e lascia un bambino di 5 anni, Roger, che la biologa decide di adottare. In quel periodo anche sua madre è ormai molto anziana e per prendersi cura dell’uno e dell’altra Rachel si trasferisce nel Maryland. Ma non abbassa la guardia e concentra le sue ricerche sui pesticidi che stavano diventando di uso comune nell’agricoltura americana. Inizia da subito a mettere in guarda l’opinione pubblica riguardo a queste sostanze. Siamo nel 1957, decenni prima che nascano in tutto il mondo movimenti contro queste sostanze chimiche.

La guerra contro i pesticidi sarà l’ultima missione di Rachel Carson. Il 27 settembre del 1962 pubblica quello che sarà il suo libro più famoso, Silent Spring, ancora disponibile anche in Italia col titolo Primavera silenziosa, dove descrive con lucidissima preveggenza gli effetti dei pesticidi sull’ambiente. Il titolo, apparentemente romantico, intende invece un mondo privo del canto degli uccelli, ai quali l'insetticida chimico assottiglia il guscio delle uova. Grazie a Silent Spring nascono i primi movimenti ambientalisti che toccheranno il loro apice nel 68 dei figli dei fiori. Il suo saggio, che ha ricevuto una montagna di premi, è ancora tanto previdente che l’ennesima edizione, nel 1994, ha avuto negli Usa la prefazione di Al Gore. Ma questo, Rachel non lo ha mai saputo. Poco dopo la pubblicazione di Silent Spring le è stato diagnosticato un cancro al seno e i trattamenti di allora le hanno procurato una grave anemia che la indebolì drasticamente. Nel 1964 si aggravò per un virus polmonare, ma intanto il cancro si era diffuso al fegato non lasciandole scampo, per le cure dell'epoca. È morta il 14 aprile dello stesso anno, stremata dalla malattia che le causò un infarto. Poco prima di morire, lei e Dorothy Freeman avevano bruciato buona parte delle loro lettere, per paura del giudizio dei posteri. Ma quelle rimaste sono state pubblicate nel libro Always, Rachel: The Letters of Rachel Carson and Dorothy Freeman, 1952-1964 - The Story of a Remarkable Friendship. Il corpo di Rachel fu cremato. Parte delle sue ceneri sono sepolte accanto alla tomba di sua madre, al Parklawn Memorial Gardens di Rockville, nel Maryland. L’altra metà è sparsa nel mare che ha amato e protetto tanto, lungo la costa dell'isola di Southport, nel Maine. Nel 1972, grazie all'eco delle sue ricerche, il DDT è stato dichiarato fuorilegge. Oggi viene utilizzato eccezionalmente solo per le disinfestazioni dalla zanzara anofele, là dove la probabilità di morire per intossicazione sarebbero il male minore, di fronte alla certezza della malaria.

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