Angèle è la cantante che manda "te faire en..." di cui ogni video è un'opera d'arte

Dopo una vita passata a sentirsi dire che per essere una bella ragazza non è stupida e che per essere così divertente non è nemmeno brutta, Angèle imbraccia penna e voce e canta d'amori senza distinzione di genere e femminismo.

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«Un annetto fa avevo conosciuto la musica di Angèle grazie a un'amica che studia a Parigi, me l'aveva consigliata perché tra Francia e Belgio va tantissimo. Poi ho visto sul sito Colors Studio il video appena uscito in cui Angèle canta Perdue e, ti giuro, sono giorni che mi gira nella testa senza sosta» questa è più o meno la reazione di ogni ragazza italiana che questa settimana ha ri-scoperto la fenomenale popstar belga Angèle e, se tu fai parte di quelle che ancora non la conoscono, il consiglio è di recuperare. Ora.

Ventiquattro anni ancora da compiere, frangetta bionda e un viso da modella, figlia d'arte (il papà è il cantante Marka e la madre è l'attrice Laurence Bibot), sorella d'arte (il fratello è Roméo Elvis, rapper fortissimo). A un anno dall'uscita del suo album d'esordio Brol, termine belga che significa disordine, Angèle ha ottenuto un disco di platino con il singolo Balance ton quoi, la sua faccia è ovunque e la sua voce si sente persino nei supermercati.

Tutto questo potrebbe essere sufficiente per pensare allo stereotipo della ragazzina fortunata, aiutata da parentele e bellezza nella scalata al successo. Benissimo, così è come risponde Angèle in Balance ton quoi, il suo pezzo più discusso: «Les gens me disent à demi-mot: "Pour une fille belle t'es pas si bête / Pour une fille drôle, t'es pas si laide, tes parents et ton frère, ça aide" / Oh, tu parles de moi ? C'est quoi ton problème ? / J'ai écrit rien qu'pour toi le plus beau des poèmes».

La popstar belga Angèle
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Angèle parla di quelle persone che le dicono: «Per essere una bella ragazza non sei così stupida, per essere simpatica non sei così brutta, i tuoi genitori e tuo fratello sicuramente ti hanno aiutato» e a cui lei risponde con un verso scritto apposta per loro, che suona, nel ritornello, come un lunghissimo e poco censurato: «Andatevene tutti a ...». In Balance ton quoi, Angèle non si batte solo contro i pregiudizi su di lei, ma ne fa un manifesto per tutte le donne. A partire dal titolo che richiama #BalanceTonPorc, il #MeToo francese. Con voce suadente e una base che diventa facilmente tormentone, Angèle parla senza peli sulla lingua della condizione delle ragazze nel 2019, lottando per far sì che: «Un jour peut-être ça changera». Non ha paura di toccare temi tabù e lo fa sempre con sensibilità, come nel singolo Ta reine, che racconta l'amore tra due donne.

I video delle sue canzoni sono estremamente curati, ognuno è una piccola opera d'arte a sé. La clip di Je veux tes yeux gioca con l'astratto attraverso split screen e immagini che urtano la sensibilità, tra collant che sembrano pelle in procinto di staccarsi e occhi giganti che rotolano. La Thune, affronta quella sensazione di fama che deriva dall'essere popolare sui social e l'avidità che si cela in ogni atteggiamento umano, in modo lucido. Angèle è la prima ad ammettere di essere dipendente dall'affetto che riceve dai fan e, allo stesso tempo, esserne spaventata. Il video di La Thune riprende il tema denaro/fama/finzione: in un'ambientazione anni Sessanta, la cantante punta le armi contro persone che non si spaventano, anzi, tirano fuori lo smartphone per immortalare il momento.

La popstar belga Angèle
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Angèle recita e lo fa anche bene, sfruttando la vena ironica che la contraddistingue. I primi brani con cui inizia a farsi conoscere, nel 2017, li caricava sulla sua pagina Instagram ed erano cover comiche di canzoni famose. Angèle non vuole prendersi troppo sul serio, non è nel suo carattere. Così pubblica video come la cover di Englishman in New York di Sting trasformata in Belgian girl in New York, che racconta la sua passione per le patatine fritte (tra l'altro ribadita praticamente in ogni intervista).

Anche il video di Balance ton quoi, uscito ad aprile 2019, è un concentrato geniale di ironia. Alla regia c'è Charlotte Abramow, fotografa e regista belga classe 1993, e il set è un'utopica Anti-sexism Academy. Inizialmente Angèle posa come la bomboniera di una torta nuziale accarezzando un gattino, pian piano l'inquadratura si allarga e, applicate al vestito, spuntano tre cuori con la scritta “go” “fuck”“your-self”. Peli sotto le ascelle mostrati senza vergogna, strumenti ginecologici con denti da coccodrillo e armi con le scritte "comunicazione" ed "empatia", sono gli ingredienti di un video che è femminista senza essere retorico.

Merita una menzione la scena satirica in cui Angèle tiene un corso sulle molestie e uno degli allievi chiede: «Vorrei tornare su un punto che non è proprio chiaro. Se lei dice no, io ho l'impressione che spesso significhi...». Un altro allievo fa il saputello interrompendo e gridando: «Non dobbiamo pensare di poter imporre il nostro desiderio su una donna, come ci hai insegnato». I due studenti finiscono per battibeccare e quando una ragazza consiglia pacatamente di calmarsi, i ragazzi invece se la prendono con lei, dandole dell'isterica e battendosi poi il cinque per aver ristabilito l'ordine in classe.

Il sostegno maschile è qualcosa che non manca ad Angèle, il suo rapporto con il fratello Roméo Elvis è di una dolcezza infinita. Lui, pur essendo attivo musicalmente da più anni, ha spesso dichiarato di aver sempre saputo che sarebbe stata lei a diventare la vera star di casa. Insieme hanno inciso Tout Oublier, una canzone pop tropicale un po' nostalgica, uscita ad ottobre 2018 e rimasta per nove settimane al primo posto nella classifica belga dei singoli più ascoltati, infrangendo il record di Stromae. Il loro rapporto è catturato nella clip di Flou, un continuo andirivieni tra video amatoriali dell'infanzia di Angèle e filmati attuali in cui calca grandi palchi. Proprio su uno di quegli stage, suo fratello la prende tra le braccia e la fa girare, alla fine del loro duetto. Nel fotogramma successivo i due ripetono lo stesso identico gesto, almeno dieci anni prima, nella loro casa da bambini.

Già a cinque anni Angèle studiava pianoforte, dai 18 frequenta scuola di jazz e la musica è la sua principale forma d'espressione. La scelta di farne una vera e propria professione arriva in là con gli anni e inizia senza una direzione precisa, con i video sulla sua pagina Instagram. Attraverso il suo profilo ancora oggi comunica in modo ironico, facendo delle proprie foto un meme o pubblicando canzoni a piano e voce. Angèle inizia così, suonando una volta alla settimana in un locale di Bruxelles, poi nel 2017 pubblica il primo singolo La Loi de Murphy, apre i concerti del rapper Damso e tutto inizia ad andare così veloce che a volte le sembra di perdere il controllo. In diverse occasioni Angèle racconta la strana sensazione che le provoca vedere il suo viso ovunque, sentire che il proprio nome non le appartiene più del tutto. Parla anche delle difficoltà di coniugare la vita da artista con la sua storia d'amore con il ballerino Léo Walk, con cui nel 2019, si lascia. Perdus, primo estratto dei sette inediti presenti nella riedizione Brol La Suite (in uscita a novembre 2019) contiene anche questo piccolo, grande, dolore di una popstar estremamente umana.

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