"Prudenza, vediamo come va": l'effetto Brexit sulle aziende in UK secondo Simon Beckerman di Depop

Un imprenditore italiano che lavora in Gran Bretagna immagina gli scenari Brexit nel giorno dell'accordo tra Johnson e Juncker.

United Kingdom - Glenrothes - 1997 General Elections Rees-Mogg
Colin McPhersonGetty Images

Where there is a will, there is a deal - we have one”, se c’è volontà c’è un accordo, e ce lo abbiamo. Il cinguettio di Jean-Claude Juncker su Twitter nell’annunciare l’atteso Brexit Deal con l’Inghilterra di Boris Johnson, arrivato da Bruxelles nella tarda mattinata del 17 ottobre 2019, sembra aver posto basi un po’ meno traballanti per l’incerta uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, decisa dal referendum del 2016. Chi esulta da una parte (“L’uscita dall’Europa è possibile!”), chi si dispera dall’altra nel vedere lo sgretolamento dei principi unitari, e nel mezzo un’attesa, una sospensione quasi totale di giudizio, per vedere in cosa potrà tradursi.

Il Brexit Deal tra l’Unione Europea e la Gran Bretagna è stato nuovamente raggiunto dopo diversi tentativi andati a vuoto dopo il referendum del 2016. Per il primo ministro Boris Johnson si aprono adesso i grandi dibattiti con il suo stesso governo, che potrebbe sempre decidere di rigettare il nuovo deal raggiunto con l’Europa: le camere inglesi sono state determinanti nei precedenti dibattiti, che hanno costretto alle dimissioni per mancate maggioranze la ex premier conservatrice Theresa May. E in tutto questo,c'è pure la monarchia sullo sfondo: la Regina Elisabetta abdicherà dopo aver sistemato le urgenti questioni di Stato? Hangin on in quiet desperation is the English way, ironizzavano i Pink Floyd in una delle migliori istantanee in sette note sul popolo britannico. Ma più che quieta disperazione, nel cielo Brexit degli italiani all'estero c'è una sospensione prudente.“Intanto bisogna vedere se l’accordo passa al governo inglese. Anche quello di Theresa May era passato in Europa, ma poi il governo inglese non lo aveva approvato” è il primo commento sulla Brexit di Simon Beckerman fondatore di Depop, che risponde con voce squillante nella tarda mattinata di Londra. “Sembra che stavolta possa passare, ma il margine è tipo di 10 voti. Non si può ancora sapere, ecco” aggiunge prudente.

Il focus della questione è questo accordo per la Brexit. In cosa si traduce per un’azienda in UK che ha legami con l’Italia e la UE?
Quello che secondo me succederà con il deal -e ti dico secondo me, se avessi la certezza sarei ricco- è che per qualche settimana la sterlina salirà lentamente, man mano che si chiariranno i dettagli dell'accordo. Magari oscillerà qua e là in base a perplessità varie su cosa succederà con l’Irlanda del Nord, però in generale si ricomincerà a trovare un po’ una stabilità. I dettagli del deal ci diranno quanto la Gran Bretagna sarà libera di fare accordi con altri paesi, e questo detterà la quantità di oscillazione della sterlina. Però questo garantirà un 5-10% di risalita, nelle prossime settimane. Io spero in un 10%.

Per l’azienda cosa comporta? Una maggior forza della moneta interna potrebbe portare problemi alle esportazioni, no?
Per la nostra azienda finora non cambia molto, perché i nostri soldi sono tenuti nelle diverse valute. Tutti i guadagni in dollari vengono tenuti in dollari, quelli in euro in euro, eccetera. Li terremo così finché non si stabilizzerà la valuta. Cambierà sicuramente il valore di un oggetto rispetto a dove viene venduto e acquistato: se lo compri dall’Inghilterra o dall’America, sarà diverso.

Con la Brexit cambierà il valore di un oggetto rispetto a dove viene venduto e acquistato

Il problema quindi è più per i consumatori, oltre al valore dell’oggetto c’è anche il problema delle tasse doganali e della moneta…
Esatto. Per quel che riguarda le tasse doganali abbiamo più o meno la stessa modalità di oggi, almeno per circa un paio di anni, ma mi potrei sbagliare.

E sulla questione dell’Irlanda del Nord? C’è il rischio di avere l’ennesima frontiera tra pochi chilometri di costa…
Io ho due pareri su questa situazione. Il primo, che è ottimista e disruptive, è: stai a vedere che la Gran Bretagna per forza di cose sviluppa una tecnologia altamente innovativa, che permette di far funzionare il confine senza la fisicità del confine e dei controlli, e questo diventa un’innovazione talmente grande da essere adottata nei prossimi decenni anche da altri paesi. L’Inghilterra è nota anche per essere molto avanti nel campo tech, ed è spesso tra i primi al mondo ad adottare questo genere di novità. Il secondo parere, invece, è che stiano cercando di tenere un po’ buoni tutti perché alla fine, si sa, del confine c’è bisogno. C’è la possibilità che ci siano delle soluzioni intermedie, come quelle proposte, però temporanee. Il problema è che non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca: ti vuoi staccare dall’Europa, ci sono due paesi, un confine lo devi fare. Penso che Boris Johnson stia facendo un po’ il giocoliere per tenere buoni tutti, ma tra qualche anno ci sarà un confine. Oppure l’Irlanda del Nord resterà staccata a livello economico, come regione privilegiata o regione ad hoc.

Apriamo doverosa parentesi storico-politica: l’Irlanda del Nord è cruciale per la realizzazione della nuova Brexit ipotizzata da Boris Johnson con la UE. Arlene Foster e Nigel Dodds, rispettivamente leader e vice del DUP Democratis Unionist Party (i nazionalisti nordirlandesi), avevano già anticipato che non avrebbero dato il loro sostegno alla bozza di accordo pensata dal primo ministro britannico e dalla Commissione Europea, e a Brexit Deal raggiunto hanno ribadito la loro posizione. "Allo stato attuale non possiamo appoggiare ciò che viene suggerito riguardo alle questioni doganali e del consent, e manca chiarezza sull’Iva" hanno chiarito i due rappresentanti del DUP. Per gli unionisti va bene che il governo centrale abbia promesso sconti sulle tariffe per le imprese, e che le aziende in Irlanda del Nord beneficino direttamente anche degli accordi che il Regno Unito stringerà con altri paesi.

Quello che i DUP non accettano dell’accordo Johnson-Ue è la creazione di una frontiera via mare che li dividerebbe definitivamente dalla madrepatria, mandando all’aria secoli di unione fedele a Londra e rendendo il paese pressoché un puntino sulla gigantesca isola d’Irlanda. Come nota Il Sole24Ore, i parlamentari dell’Irlanda del Nord sono 10, e sono necessari per far passare l’accordo nel parlamento inglese, a meno che Boris Johnson non lavori di finissima diplomazia con le opposizioni. La prima ministra scozzese Nicola Sturgeon ha ribadito alla BBC che la Brexit di Johnson è ancora più dura della precedente, e ha ricordato che invece il 62% degli scozzesi aveva scelto di restare in Europa: "La Scozia sta scontando qualcosa per cui non ha nemmeno votato, è democraticamente inaccettabile. Questa Brexit allenta le relazioni con l’Unione Europea su argomenti come gli standard alimentari, l’ambiente e i diritti dei lavoratori. Non è il tipo di futuro che io e il mio governo vogliamo per la Scozia" ha concluso la premier. Anche Jeremy Corbyn, leader dei laburisti inglesi in Parlamento, ha già chiuso ogni possibile spiraglio: "Lo vedremo sabato al voto a Westminster. Se non passa l’accordo Johnson dovrà chiedere l’estensione".

La questione aperta con l'Irlanda del Nord, la Scozia con gli indipendentisti che ci riprovano: si prevede un momento politico abbastanza strong per la Gran Bretagna. Essenzialmente tu raccomandi prudenza, mi pare di capire...
Esatto. Per quanto riguarda le aziende, dico di non fare investimenti a breve termine, perché c’è troppa oscillazione monetaria e troppa incertezza. Gli investimenti a lungo termine secondo me sono un po’ più sicuri, perché comunque da qui a 3/4 anni la situazione si dovrebbe in ogni caso stabilizzare. Però ripeto, è il mio parere personale.

Lo sapevi che c’è una chiave di ricerca su Google che recita "cosa significa la Brexit per le imprese italiane"? Siamo a questi livelli di preoccupazione...
Se sei un’azienda italiana e devi investire in Gran Bretagna a lungo termine, come aprire un ufficio per il mercato inglese o investire in produzione e distribuzione, il consiglio è di farlo adesso, perché la sterlina è bassa e la spesa per un setup di un certo tipo ti ritorna molto prima. La sterlina si prevede che salirà, quindi meglio ora. Invece per investimenti di tipo speculativo/finanziario a breve termine è meglio di no. Se investi oggi per recuperare i soldi tra un anno, non so: ci sarà molta oscillazione, nei prossimi mesi.

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