La pioggia sul Memoriale della Shoah per Liliana Segre, il cuore delle donne che erano lì

Cosa hanno provato ieri le tante partecipanti alla manifestazione convocata per esprimere solidarietà alla senatrice ebrea minacciata?

Che Tempo Che Fa Tv Show - January 28, 2018
Stefania D'AlessandroGetty Images

Piove tanto. Siccome è autunno, nessuno ha fatto in tempo a raccogliere le foglie che si rigenerano ogni ora nelle aiuole intorno al Memoriale della Shoah di Milano, prima che la pioggia le inzuppi rendendole una spugna. Le scarpe affondano, gli orli dei pantaloni si intingono nel fango e il bagnato arriva piano piano fino alle ginocchia. C’è una foresta di ombrelli aperti a varie altezze e su quelli più in alto, a volte le gocce si raccolgono in un rivolo freddo che cade sulla testa di qualcuno più in basso. Milano si è riunita qui nonostante il tempaccio, intorno a quel famigerato Binario 21 da cui, fra il 1943 e il 1945, venivano caricati ebrei e dissidenti politici su vagoni merci, da agganciare poi ai treni diretti ad Auschwitz, Birkenau, Mauthausen, o nei campi italiani di raccolta di Fossoli e Bolzano. Nessuno ha intenzione di arrendersi perché un po’ di pioggia, un orlo zuppo, l’aria umida nei polmoni sono niente rispetto a quello che, da quel luogo in poi, avrebbero patito i passeggeri dei quei treni. Siamo alla manifestazione Milano non odia, siamo qui in 5000 all’insegna dell’hashtag #insiemeperliliana per stringersi intorno, virtualmente, alla senatrice Liliana Segre, che dice sempre: “quando andate in visita dei campi di sterminio non fatelo come se fosse una gita, andateci senza aver fatto colazione e con vestiti leggeri”. Per sentire fame e freddo, per capire appena un po’ di più.

L’età media è abbastanza alta, ma ogni tanto sgusciano fra gli ombrelli un paio di 13enni che si tengono per mano, l’età in cui la futura senatrice Segre è stata caricata su uno di questi convogli, nel 1944. Si infila a forza anche una comitiva di liceali che cantano Bella Ciao, e due ragazzi, forse una coppia. “Davanti al memoriale della Shoah ci stringiamo in un abbraccio collettivo. Ci stringiamo attorno a Liliana e alla sua famiglia, insieme a quanti insieme a noi vorranno far sentire affetto, ma anche impegno e determinazione a spenderci contro ogni forma di odio, discriminazione, razzismo”, dice Anna Scavuzzo, la vicesindaca di Milano quando prende la parola. Poi abbandona le formalità: “Abbiamo dei gigli, quel lilium bianco che è simbolo della nostra vicinanza a Liliana, a cui vogliamo far sentire quanto la sua città, la sua Milano, le è vicina e la ringrazia per il coraggio, la determinazione e la purezza di intenti e di azioni. Un giglio che è simbolo di innocenza e candore, e anche di fierezza e di orgoglio. Un grande grazie a Liliana per tutto ciò che ha fatto finora: a ciascuno di noi chiede un impegno per contrastare ogni forma d’odio, quell’odio che ha vissuto sulla sua pelle, frutto di un antisemitismo violento e spietato, quell’odio che ancora sentiamo strisciare pericoloso e volgare”. E ancora: “Abbiamo con noi tanti messaggi, molti di più delle centinaia che hanno offeso e minacciato Liliana in questo periodo”.


La folla aumenta, si stringe. Hanno aderito tante associazioni e tante formazioni politiche, a questa convocazione organizzata da Anpi, Aned e Bella Ciao!, aggregate anche per iniziativa di Silvia Roggiani, che è la prima donna segretaria del Pd di Milano della storia, e che è entusiasta: “Vedere così tante persone reagire, insieme, cittadini e sigle di associazioni e partiti, oltre le differenze, uniti dai valori nati dalla Resistenza mi ha commosso. Milano medaglia d’oro della resistenza c’è, e non odia”, dice Roggiani. Liliana Segre, intanto, segue l’evento da casa, con la scorta che le è stata assegnata per le minacce che ha ricevuto. Qui ci sono i suoi tre figli, Luciano, Alberto e Federica Belli Paci. I gigli bianchi li porteranno loro alla mamma. Passano ancora, tra la folla, degli adolescenti. Si intrufolano bene perché non hanno l’ombrello e si proteggono dalla pioggia con il cappuccio, ma nessuno li avrebbe mai fermati perché devono sentire. Se ti fermi a pensare e fai uno sforzo estremo di immedesimazione ti chiedi, banalmente: come si sentiva la piccola Liliana in quel momento, quando è stata portata lì? Avrebbe mai immaginato che 75 anni dopo, in quello stesso punto, l’avremmo celebrata? Ma la risposta, ancora più banalmente, è: no. Una declinazione diversa della Banalità del male evocata da Hannah Arendt. Liliana aveva solo paura. "Le letture durante l'evento sono state tutte intense", commenta Angelica Vasile, giovane consigliera comunale di Milano, "ma quella che mi ha colpito di più è stata l'estratto di uno scritto della Segre, che descrive il momento della liberazione e l'attimo in cui ha pensato di raccogliere la pistola del suo aguzzino caduta a terra, ma poi ha capito che

la differenza fra lei e loro era proprio quella, che lei non avrebbe mai sparato

. Mi sono venuti i brividi".

Ma è difficile far immedesimare, oggi, i ragazzi così lontani da quegli eventi da cui a volte li separano più di 3 generazioni, immagini dai contorni di una serie Netflix, o di un video gioco dove riavviando la partita i protagonisti sono tutti vivi, di nuovo. “Più i fatti si allontanano nel tempo più pensiamo che non ci appartengano”, dice Gaia Romani che ha 23 anni ma è già a capo delle Donne Democratiche da un anno, democraticamente eletta. “Penso che, purtroppo, molti giovani oggi diano per scontati i diritti e certe battaglie; e più il tempo passa, peggio è. La memoria è importante, dobbiamo farcene carico noi che abbiamo avuto ancora la possibilità di ascoltare tante testimonianze, di toccare con mano il loro dolore, cosa che purtroppo non sarà possibile per sempre”. Ma quello spazio ha già visto in qualche modo la storia che si ripete. “In via Sammartino, passando dalla stazione Centrale dal Mezzanino, per due anni e mezzo, c'è stata l'accoglienza dei profughi, soprattutto siriani, che poi cercavamo di far arrivare nel nord Europa”, racconta commossa Diana De Marchi, consigliera comunale di Milano. “Il memoriale ha partecipato fornendo 25 preziosissimi posti per dormire a chi non aveva nessun luogo dove andare, in particolare nel mese di agosto, che è chiuso. Quando vengo qui mi viene in mente quel periodo da volontaria, le mamme con bambini e bambine in fuga che erano arrivati attraversando il Mediterraneo, sopravvissuti ai viaggi della morte e con gli occhi che sorridevano in un modo disarmante solo per un dolcetto e un the caldo, come se tutto quello di cui avevano bisogno fosse un sorriso. Per ricominciare”.

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