Le stelle si allineano per Caroline Koch, la cantante per cui "la vita è solo una questione di tempismo"

Intervista alla poliedrica Caroline che ha presentato il suo nuovo Ep Stars Aligned a un party esclusivo

caroline koch
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Dallo Zecchino d'Oro alla partecipazione al Festival di Castrocaro nel 2010, passando per produzioni elettroniche come la sua Timeless del 2015: Caroline Koch è un insieme caleidoscopico di influenze, riversate nell'Ep Stars Aligned, in uscita il 6 dicembre. Una passione per la musica in tutte le sue forme quella che Caroline Koch racconta: "Ho tipo 2000 personalità e devo dare spazio a tutte se no si ribellano e non va bene - scherza - Nel mio lavoro amo inserire cose che la gente non si aspetta, magari per il genere blues rock si pensa a un outfit con stivale e cappello texano e invece no. Nelle foto promozionali sfoggio latex rosso, diciamo che indosso la mia parte più elettronica".

La ragazza con gli occhi blu dal nome tedesco, discendenza da parte di papà, ora si sente "colma di esperienze che mi hanno aiutata a capire in che direzione andare, l'anima rock della mia musica". Da un anno lavora attraverso la sua Sound Music Agency, nata per dare un’identità musicale ai brand. Caroline produce colonne sonore che si inseriscono perfettamente nel dna del marchio.

A riconferma delle sue tante sfaccettature Caroline Koch presenta durante un party esclusivo il 14 Novembre, all’Apollo Club di Milano, il suo Ep Stars Aligned, insieme a Paul Stacey, produttore e chitarrista degli Oasis. E mentre tutti si fanno rapire dalla voce graffiata di Caroline sopra alle chitarre blues e sonorità che richiamano i lontani Black Keys, ecco che lei scombina le carte diventando la dj nella seconda parte della serata. "Faccio tutto come Mary Poppins" scherza e dalla consolle fa un dj set organico, con più moduli live, che scivola via tra un WildTurkey e l'altro.

Caroline Koch
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Per entrare ancora di più nell'universo di Caroline Koch le abbiamo fatto qualche domanda.

Come è nato l'EP?
Tutto questo progetto prende vita due anni fa tra Milano e Londra. Ci sono due ballate e tre pezzi più dinamici, tutti raccontano uno stato d'animo diverso perché, alla fine, non si può essere sempre super up. Racconto i rapporti tra gli esseri umani: come fossi un voyeur rivedo me stessa attraverso quello che fanno gli altri.

Parlami di queste storie di vita vissuta
Il primo singolo uscito si chiama Stars and I, è omonimo all'Ep, e riprende il concetto che "forse queste mie stelle finalmente si sono allineate". È il primo pezzo anche in ordine di scrittura e nasce da una storia un po' malata, quelle che ti porti dietro, che ti fanno realizzare come alla fine la vita sia solo una questione di tempistica. L'idea musicale è super blues, con un loop di chitarra che si ripete alla Dream On dei Depeche Mode, ma con un po' di elettronica. Parlo di sentimenti complicati anche in Pieces, una ballad un po' vecchio stile, nostalgica verso quei rapporti in cui piace autodistruggersi.

Hai accennato a viaggi tra Milano e Londra, come ti hanno ispirata?
A
bbiamo realizzato l'EP al Metropolis di Londra, collaborando anche con Paul Stacey ed è stato bellissimo lavorare là, tra professionisti che respirano questo tipo di vita in modo quotidiano. Anche i miei viaggi negli Stati Uniti hanno contribuito a scatenare la mia vena musicale per questo Ep. Da questi viaggi prendo e porto a casa sempre qualcosa che diventa il frutto reale dei lavori.

Cos'hai portato a casa dall'America?
Quando sono lì cerco di ritagliarmi sempre un paio di giorni per girovagare in negozi di strumenti, soprattutto chitarre. Una volta ci ho preso due meravigliose chitarre a tre quarti, perfette per me che ho le manine piccole. Un'altra, stavo cercando questa chitarra che si chiama Stella Harmony, vecchissima, in realtà è degli anni Sessanta. Quando l'ho trovata è stato amore: piccolina, un niente in tutto, ma con un suono bellissimo che è diventato un po' il lead di questi nuovi pezzi.

La musica per te è rimasta comunque uno spazio di rottura?
Sì, se sei bravo riesci a ritagliarti uno spazio per dire qualcosa. Ad esempio l'elettronica oggi è una fonte di ascolto, una trasposizione di quello che era il mondo delle rockstar anni Sessanta. È ribellione, sono voci fuori dal coro, più indipendenti, anche il mio produttore ne è parte, ha fatto percorso nella techno come nel jazz. È importante esprimersi in un contesto dove non ci si senta oppressi, mentre in certe situazioni più mainstream devi essere più politicamente corretto. Io mi sento un mix di queste cose, ho l'obiettivo di destabilizzare un po'. Per questo progetto mi hanno dato tutti della pazza, sono canzoni che non vanno in radio, che non sono quello che si aspetta la gente.

Caroline Koch
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