Tutte le parigine volevano farsi ritrarre da lui, l'uomo che sfiorava con le tempere gonne a corolla

Al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, la retrospettiva sul pittore che da Brindisi dipinse la sua strada verso le coeur de Paris...

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Gli bastò un mese per prendere una decisione e cambiare vita. Giuseppe De Nittis (1846-1884) visitò Parigi per la prima volta nel 1867 e da quel momento fu amore a prima vista. Facile, direbbe chiunque, per uno che veniva da Barletta e che si ritrovò a che fare con boulevards, cafés e avenues, lui che fino a poco prima aveva visto solo strade e stradine di campagna – rappresentate nei suoi primi quadri (Strada di Brindisi o Strada da Brindisi a Barletta, entrambe del 1872) – vulcani (a cui dedicò una serie) o Napoli e il suo Golfo. Parigi era (e lo è ancora oggi) molto di più: quei grandi spazi corrispondevano a grandi aperture mentali, a una joie de vivre a cui lui – all’epoca ventenne – non era abituato né poteva esserlo, ma determinato e coraggioso quale era, si contraddistinse sempre per fare quello che gli dettava l’istinto, l’importante era per lui provarci. “La vita qui ma quanto, quanto è interessante”, scrisse in una lettera all’amico e collega fiorentino Adriano Cecioni. Parigi fu per lui uno shock esistenziale di cui elogiò il progresso (“questo popolo ne è fanatico”), l’organizzazione, il controllo e la pulizia (“qua è tutto un orologio d’ordine”). Lì conobbe la futura moglie Léontine, colei che gli aprì i salotti dell’epoca, la donna che cambiò – assieme a quella città entusiasmante – la sua esistenza e la sua carriera, incidendo anche sulla evoluzione della sua arte.

Nel Grano, 1873
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Londra lo entusiasmò e se andrete a Ferrara, dove il Palazzo dei Diamanti gli dedica una a dir poco stupefacente e non banale retrospettiva – De Nittis e la rivoluzione dello sguardo (fino al 13 aprile, a cura di Maria Luisa Pacelli, Barbara Guidi ed Hélène Pinet) – ve ne renderete conto di persona. Le splendide vedute di Westminster in cui si concentra sulla resa di effetti atmosferici spettacolari per i quali sembra aver assimilato la lezione dei paesaggi inglesi (soprattutto di Turner) al pari degli Impressionisti (impossibile non associarlo alle vedute di Monet), vi lasceranno un segno. Ma sarà Parigi con i suoi giardini e la sua vita sociale a sorprendere e a sorprendervi, un po’ come accadde a lui. Dopo aver visitato le prime sale dedicate proprio ai paesaggi e alle foto in bianco e nero, vi ritroverete in altre che assomigliano a dei salotti eleganti ‘popolati’ da raffinate ed eleganti donne upper class, le famose parigine di cui divenne il simbolo, il punto di riferimento. Un po’ come accadde per Giovanni Boldini (lui di Ferrara, più grande di quattro anni), si diffuse la ‘moda’ di De Nittis e nessuna femme bourgeoise, se era davvero tale, non poteva NON farsi ritrarre da lui. Le richieste erano tante, ma lui, tra tutte, predilesse sempre sua moglie Léontine, che in mostra troverete nel celebre Giornata d’inverno (1882), un pastello su tela proveniente dalla Pinacoteca De Nittis di Barletta dove è la cura per i dettagli a fare la differenza grazie all’uso di un pennello sottile capace di ritrarre ogni minimo dettaglio.

Effetto di neve, 1880
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Sua moglie è anche in un altro quadro/simbolo della mostra, Figura di donna (1880) – vestita con soprabito scuro e una gonna celeste a fiori che anni dopo ispireranno l’estro creativo di Christian Dior e di molti altri stilisti dopo di lui. Le donne di De Nittis, “il pittore delle parigine”, come venne definito, erano (e a Ferrara, sono) ovunque: al Bois de Boulogne, al Jardin du Luxembourg, alle Tuileries, sedute ai cafés, dentro le profumerie a provare essenze come Tra le spighe del grano (1873) a passeggiare riparandosi dal sole con un ombrellino. Oltre che per i loro vestiti, colpiscono con le loro movenze e i loro sguardi, e se tutto questo accade, lo si deve proprio a quel giovane ragazzo di Barletta che se ne andò via troppo presto (morì a 38 anni), ma che riuscì a conquistare con la sua capacità, intelligenza ed eleganza i salotti-bene della Ville Lumière e non solo. Il quadro Signora sul divano rosso (1876) è uno dei più belli, ma non è da meno Donna tra i paraventi (1879). Vi colpiranno, poi, quelli dedicati alle corse dei cavalli, come Alle corse di Auteuil (1883). Noterete che una donna con un cappello blu con una rosa è su uno sgabello per vedere meglio e sta dietro l’uomo che è suo marito. Lo sostiene, ma lo sovrasta, lo appoggia ma va oltre: un quadro che diventerà poi un simbolo di un movimento. La rivoluzione femminista non è ancora annunciata, ma sta iniziando.

Al Bois, 1873
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