Sulle ali dell'avventura per tornare a volare

Il nuovo film di Nicolas Vanier, ispirato a Christian Molluec che volava con le oche selvatiche, è dedicato ai nostri figli, a cui non insegniamo più a sognare

Un naturalista incosciente che vuole salvare delle oche selvatiche insegnando loro con un deltaplano la rotta più sicura per migrare dal sud al nord e viceversa. Suo figlio adolescente, superdigitalizzato, che impara a non detestare la natura e le zanzare della Camargue per aiutarlo. Sulle ali dell'avventura, firmato dallo stesso regista di Belle & Sebastien, Nicolas Vanier (suo anche l'omonimo libro edito da Sperling & Kupfer disponibile dal 14 gennaio), è un film per bambini dedicato agli adulti che li accompagnano al cinema. Una storia avvincente che ha ritmo, un po' di sana ironia qua e là, e il coraggio di fare una domanda: stiamo insegnando ai nostri figli a volare?

Volare magari non tanto alto, ma comunque sopra le cose che li invischiano, e sempre di più, ogni giorno. Volare guardandole da su, le infinite cose di cui hanno piena la vita, per poter scivolare su una strada fatta di aria con la testa tra le nuvole. L'utopia di salvare il mondo è un diritto. Avere un obiettivo che si solleva da terra, che è anche un sogno, anche. Li stiamo garantendo alle nuove generazioni? Stiamo preparando i ragazzi al futuro?

La situazione ambientale è disastrosa ma questo ha il suo vantaggio: ci sono un milione di cose da fare per migliorarla. Christian Moullec, l'uomo realmente esistito a cui si ispira il film ne aveva scelta una, ma me restano novecentonovantanovemila.

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