L'atteso endorsement del New York Times. Ovvero: la scelta dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti del 3 novembre 2020 e ha optato per due donne che stanno affrontando le primarie: Elizabeth Warren e Amy Klobuchar. Al di là dell’importanza istituzionale, le elezioni presidenziali americane sono avvincenti per tutto il mondo, figuriamoci per gli statunitensi. Il New York Times si è ritagliato nei decenni un ruolo importante in quella che, pur avendo preso i connotati di una kermesse piena di folclore, gadget e bandierine, ha un profondo valore politico internazionale (non esente da scivoloni), e trattandosi della testata con il maggiore potere mediatico del pianeta, capace di catapultare nello spazio le vendite di un libro già solo inserendolo nella propria lista, fa attendere sempre con trepidazione l’endorsement di cui si è assicurata da tempo il privilegio, esprimendo i nomi dei candidati alla presidenza ritenuti più meritevoli. L’onere di questa incombenza va a un comitato editoriale di opinionisti che si affidano alla “ricerca, al dibattito e alle competenze individuali per raggiungere una visione condivisa di questioni importanti”. Il comitato – attenzione – non parla a nome della redazione o della testata, ma sulla base di una “visione coerente e indipendente del mondo basata su valori istituzionali testati nel tempo”, come spiega il quotidiano stesso. Insomma, una cosa ben fatta e confezionata. Ma chi sono le due donne scelte dal New York Times? Attenzione, perché una di queste due signore potrebbe essere la prossima presidente, la prima donna dell storia, degli Stati Uniti. E si sicuro, sono immuni al tipo di attacchi che Donald Trump ha rivolto a Hillary Clinton. Vediamo perché.

Elizabeth Warren, la candidata che viene dal Massachusetts
Getty Images

Elizabeth Warren è una Senatrice dello stato del Massachusetts, professoressa di giurisprudenza specializzato in diritto fallimentare, è una progressista (definizione Treccani: Chi sostiene la necessità di accelerare il progresso, cioè l’evoluzione della società, nell’ambito politico, sociale ed economico, e si comporta e agisce di conseguenza). Warren è membro del Democratic Party. Nata col cognome Herring, ha 70 anni compiuti il 22 giugno e viene da una famiglia metodista di Norman, vicino Oklahoma City, dove è cresciuta con i genitori e tre fratelli. in una condizione sociale, ha detto, “aggrappata con le unghie all’orlo della classe media”. Il papà era istruttore di volo dell'esercito americano durante la Seconda Guerra Mondiale, la mamma casalinga. Quando Elizabeth aveva 11 anni la famiglia si è trasferita a Oklahoma City ed è lì che, un anno dopo, il padre che faceva il commesso viene colto da un infarto che metterà in difficoltà la famiglia (la sanità pubblica, non dimentichiamolo, non esiste negli Usa). Gli Herring affrontano ingenti spese per le cure di papà Donald, mentre le entrate calano perché lo stipendio da commesso viene decurtato per la sua assenza dal lavoro. Durante quel periodo, l’auto di famiglia viene pignorata e sequestrata perché non riescono a pagarne le rate.

Elizabeth Warren
Getty Images

Il padre di Elizabeth Warren si salva, ma è costretto a cercare un altro lavoro e lo trova come addetto alla manutenzione di un condominio. Anche la mamma Pauline si mette a lavorare nei grandi magazzini Sears. Ma la figlia è maturata in modo così drastico e traumatico, in quel periodo, che a soli 13 anni si si cerca anche lei un lavoretto per contribuire alle spese di famiglia. Viene assunta come cameriera al ristorante di una zia ma nonostante l’impegno, non trascura lo studio. Alle superiori, alla Northwest Classen High School, è considerata una secchiona e vince anche un Campionato di Dibattito delle Scuole Superiori Statali. Inevitabilmente, vince anche una borsa di studio alla George Washington University a soli 16 anni. Vuole diventare l'insegnante, ma quando due anni dopo, nel 1968 sposare il compagno di liceo Jim Warren, lascia gli studi e segue il marito a Houston, dove ha trovato un impiego alla IBM. Per fortuna, Elizabeth si riscrive all'Università, a Houston e si laurea nel 1970 in Patologia del linguaggio e audiologia e insegna per un anno ai bambini con disabilità in una scuola pubblica. Quando rimane incinta della prima figlia, Amelia, lei e Jim sono già trasferiti nel New Jersey in una nuova sede dell’IBM. Elizabeth attende che la bambina abbia due anni e si iscrive ancora all’università, stavolta alla Rutgers Law School della Rutgers University. Nel frattempo, fa praticantato in uno studio legale e rimane incinta del secondo figlio, Alexander, ma riesce a ottenere lo stesso il dottorato nel 1976 e supera l’esame da avvocato.

Il matrimonio con Jim Warren finisce nel 1978. Due anni dopo, Elizabeth Warren, che ha mantenuto il cognome del primo marito, sposa il docente di legge Bruce H. Mann. La sua vita familiare si stabilizza così, e dalla figlia Amelia avrà tre nipoti. Ma ha modo di dedicarsi alle sue passioni. Insegna legge in diverse università americane e fa la ricercatrice su questioni relative al fallimento e alla finanza personale della classe media, si dedica alla protezione dei consumatori a metà degli anni '90. La curiosità più clamoroso che la riguarda è di natura politica. Nel 1995 Elizabeth Warren diventa una sostenitrice del partito Democratico lasciando di stucco tutti i suoi amici di vecchia data, che oggi ricordano quanto fosse convinta repubblicana e conservatrice. Lei stessa racconta che per anni ha creduto che i repubblicani fossero la scelta migliore per sostenere i mercati, che poi ha iniziato a votare un po’ per l’uno e un po’ per l’altro perché convinta che nessun partito debba mai prendere strapotere. Finché non ha cambiato idea. Nel 2012 è candidata con i democratici al Senato, nel Massachusetts per il Senato degli Stati Uniti e il video di uno dei suoi primi comizi, ad Andover diventa virale su Internet. Sarà la prima donna della storia eletta al Senato come candidata del Massachusetts. Nel 2016 sostiene appassionatamente la candidatura di Hillary Clinton, ora tenta dove per un soffio non è riuscito a lei. Il suo cavallo di battaglia di sempre: più tasse per i super ricchi. I quali la accusano di portare avanti una "guerra di classe", e ai quali lei risponde: “nessuno è diventato ricco negli Stati Uniti senza dipendere dalle infrastrutture pagate anche dal resto della società”.

Amy Klobuchar. Sentarice anche lei nel Minnesota, una biografia molto diversa da quella di Eizabeth Warren, non fosse altro per la differenza di età e di ceto. Klobuchar è nata il 25 maggio 1960 a Plymouth ed è figlia di Rose Heuberger, una maestra elementare, e di Jim Klobuchar, giornalista sportivo dello Star Tribune, di origini slovene. I Klobuchar (Amy ha anche una sorella, Beth) non hanno vissuto le difficolta economiche di Elizabeth Warren ma la generazione che li ha preceduti, si. Se la famiglia della mamma era di modeste origini Svizzere, Il nonno sloveno era un minatore nei giacimenti di ferro della Carniola Bianca, in Slovenia, e sia lui che la famiglia facevano una vita durissima. Tuttavia, anche Amy Klobuchar ha trascorso un’adolescenza travagliata per il divorzio dei genitori quando aveva 15, causato (come racconta lei stessa in un’intervista commovente all’HuffPost) dell’alcolismo del padre, con il quale non ha avuto contatti fino a quando non è andato in rehab è ha smesso di bere completamente, negli anni 90.

Amy Klobuchar, la candidata dal Minnesota
Getty Images

Per quanto riguarda la carriera scolastica, è anche lei una “secchiona”, anzi una valedictorian, come viene definito l’alunno che ottiene il diploma con il voto più alto dell’intero liceo (con tanto di cerimonia con tocco in testa). Ha continuato sullo stesso tenore anche all’Università. Oltre ad aver superato il test per Yale, si è laureata con lode in scienze politiche nel 1982 mentre faceva la stagista per l'allora vicepresidente Walter Mondale. Tesi di laurea: 250 pagine sugli eventi politici nello stadio Metro Hubert H. Humphrey di Minneapolis. A seguire, il dottorato alla University of Chicago Law School, presta servizio come redattore associato della University of Chicago Law Review e nel 1985ottiene lo Juris Doctor, il titolo di studio universitario necessario all'esercizio della professione legale negli Stati Uniti (come l’iscrizione all’Albo, da noi). Da lì, ha iniziato a lavorare come avvocato aziendale, poi come pubblico ministero, poi nel settore del diritto delle telecomunicazioni. Nel 1993 si sposa con John Bessler, avvocato anche lui e nel 1995 hanno la loro prima figli, Abigail. La piccola nasce con un difetto congenito che le impedisce di deglutire (per i primi tre anni della sua vita verrà nutrita con un sondino nell’esofago), ma nonostante questo Amy deve lasciare l’ospedale dopo 24 ore come diceva la legge. Il suo impegno politico inizia in questa occasione, quando si fa ricevere dal legislatore statale del Minnesota e chiede che venga proposta una legge statale che consenta alle madri di rimanere in ospedale per 48 ore. La legge viene approvata e piace così tanto all’allora presidente Bill Clinton da estenderla in tutti gli Usa. Oggi la figlia Abigail sta bene, ha 25 anni, si è laureata a Yale come la mamma, lavora al New York City Council, si occupa anche lei di politica e – dettaglio interessante – si esibisce in spettacoli di stand up comedy, una sorta di Mrs. Maisel.

Nel frattempo, Amy Klobuchar viene eletta "avvocato dell'anno" del Minnesota e poi presidente dell'Associazione degli avvocati della contea dal 2002 al 2003. Quando nel 2005 il senatore Mark Dayton annuncia di non volersi ricandidare, dopo varie vicissitudini viene scelta la Klobuchar. Vincerà e sarà la prima donna senatrice espressa dallo Stato del Minnesota. Da un sondaggio tenuto nel 2010, risulta che il suo operato piace al 67% degli abitanti dello Stato. Infatti, si ricandiderà e vincerà anche il secondo mandato, nel 2012, e ancora il terzo, nel 2018. Di lei si dice che abbia fatto più cose per il Minnesota di tutti quelli che ci vivono messi insieme. I numeri, che non sono opinabili, dicono infatti che abbia approvato più leggi lei di qualsiasi senatore. Al momento la sua spina nel fianco è la Russia. Già nel 2016, durante un viaggio negli Stati baltici e in Ucraina, ha espresso le sue prime preoccupazioni per i rapporti fra Donald Trump e Putin è ha istituito una commissione di indagine bipartisan. Uniche due macchie sul suo cv: è al quinto posto fra i senatori più assenti ai voti e ha un intenso turn over di collaboratori nel suo staff. Si dice che dipenda dai suoi modo bruschi (secondo BuzzFeed: “umilianti”) con cui tratta i sottoposti. Una notizia smentita da 61 altri collaboratori che l’hanno definita “gentile ed efficiente e un capo fantastico” con una lettera aperta. I capi, si sa, non possono piacere a tutti. Figuriamoci quelli che vogliono fare i presidenti.

Amy Klobucher
Getty Images