Le serie tv da vedere che raccontano la casa come un nido e non un rifugio obbligato

Dalla sessione completa di Friends alla black comedy di Crashing: tutte le serie tv da recuperare in questi giorni "costretti" a casa..

Crashing Serie TV
Courtesy Netflix / Crashing

Home is where your heart is, dicono gli anglosassoni, ma per noi italiani in questi giorni la casa sta diventando molto più che solo un luogo del cuore: è un intero universo, un ecosistema in cui si svolge tutta la nostra esistenza.

Per quanto normalmente amiamo tornarci dopo una giornata di lavoro, rilassarci davanti alla TV e goderci la pace e la solitudine, essere costrette a lungo nella nostra casa può essere meno divertente del previsto e servono rimedi non solo per passare il tempo, ma anche per apprezzare appieno queste pareti che abbiamo conquistato a caro prezzo in città, amato, arredato e in fondo desiderato fino all’altro ieri nelle lunghe giornate d’ufficio.

Per imparare a ri-apprezzare la nostra casa e magari trovare qualche idea per viverla in modo diverso (in fondo, abbiamo tutto il tempo che vogliamo) potremmo seguire l’esempio delle nostre amate serie televisive che hanno saputo interpretare le quattro mura in mille modi diversi; dalle sitcom come i Robinson, i Jefferson, Gli amici di Papà, fino alle ville da sogno di Big Little Lies, passando per saghe familiari come This Is Us e Transparent, c’è spesso una casa al centro delle grandi storie televisive.

D’altronde, farci sentire a casa è lo scopo vero di ogni grande show: stimolarci a ritornare, a vedere le facce che conosciamo, affezionarci ai luoghi e agli oggetti come le pareti viola di casa di Monica, la camera da letto di Rory, la cucina della famiglia Walsh.

Perché non lanciarsi allora in un rewatch di Friends (tutta disponibile su Netflix)? Con un po’ di fantasia non è difficile immaginare anche loro un po’ isolati dal mondo – d’altronde, per le magiche regole della sitcom multicamera e con l’eccezione del divano del Central Perk o pochi episodi speciali, sono stati davvero i trentenni più casalinghi della storia.

E siccome sappiamo che è possibile sentire la nostalgia anche dei luoghi in cui non siamo stati, i revival e i reboot sono lì apposta per farci rivivere, proiettandole nel presente, le nostre case preferite: dai 4 lunghi episodi di Gilmore Girls: A year in the Life realizzati da Netflix, alle ultime due stagioni di Will & Grace, fino alla riscrittura (sempre disponibile su Netflix) in chiave attenta alle istanze sociali della storia di One Day at a Time, il panorama è ricchissimo per chi ha voglia di abbandonarsi al comfort food in versione televisiva. Mai come in questo momento tanti di noi hanno voglia di famiglia e mai come ora abbiamo avuto bisogno di un po’ di buoni sentimenti, di storie a lieto fine e di “normalità” e la televisione è il media perfetto in cui trovarle.

Un po’ meno confortevole, ma estremamente divertente, è l’affollata e sconclusionata casa dei Gallagher di Shameless, famiglia poverissima di Chicago che in sette stagioni ha avuto la capacità di decostruire, dissacrare e mettere in discussione tutto ciò che pensiamo dei legami famigliari tradizionali – la trovate su Amazon Prime con le sue ben otto stagioni, l’ideale se siete alla ricerca di qualcosa che vi occupi il tempo libero.

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Anche l’ospedale abbandonato di Crashing, la serie che Phoebe Waller-Bridge ha creato prima di Fleabag, è una casa decisamente sui generis popolata da giovani in cerca di un affitto a basso costo lavorando come property guardians, in cui irrompe Lulu, una protagonista che ricorda moltissimo la nostra Fleabag, con qualche anno di meno ma con la stessa tendenza a mandare all’aria le vite di chi le sta intorno.

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C’è una casa nel titolo e al centro anche di una delle più interessanti e poco conosciute serie Netflix, La Casa de Las Flores, black comedy messicana che strizza l’occhio alla telenovela con scatenata ironia e racconta di una famiglia ricca e disfunzionale, proprietaria di un prestigioso negozio di fiori, che viene sconvolta dalla morte dell’amante del padre: un evento che si trascinerà dietro una catena di rivelazioni, coming out, complotti. Scritta con un ritmo indiavolato e la voglia di sovvertire tutti gli stereotipi della cultura messicana dal geniale Manolo Caro, La Casa de Las Flores è una “millennial telenovela” che omaggia il genere e le sue regole riscrivendone però completamente i contenuti con uno stile che ricorda quello di Pedro Almodóvar.

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Restando nell’ambito delle più gustose variazioni sul tema telenovela, come dimenticare le cinque meravigliose stagioni di uno degli show più importanti del decennio appena trascorso, Jane the Virgin? Se ancora non l’avete scoperta, è il momento di dare una chance a casa Villanueva e alle sue incredibili donne, in una serie capace di coniugare il divertimento e i colpi di scena con una scrittura dei personaggi eccezionale, gli intrighi con il calore dei sentimenti e il realismo magico sudamericano con la trattazione realistica del problema delle persone latinx negli Stati Uniti di oggi.

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La stessa incredibile mescolanza di temi è anche uno dei principali pregi di una comedy misconosciuta, ma diventata negli USA oggetto di vero e proprio culto come Schitt$ Creek, comedy canadese creata da Dan e Eugene Levy che prende lo stereotipo della famiglia ricchissima da reality show – con più di una strizzata d’occhio ai Kardashian – la fa andare in rovina e la catapulta nella cittadina che dà il titolo alla serie, comprata per scherzo (il riferimento è al non troppo sottile umorismo nell’assonanza tra Schitt e Shit, merda) e ultimo loro possedimento. Schitt$ Creek è forse uno dei migliori esempi di come la sitcom contemporanea sappia evolversi nei modi più impensati, partendo da una satira degli straricchi e finendo per diventare la saga che sta raccontando meglio l’America contemporanea, grazie a una scrittura che partendo da un semplice scenario dell’assurdo concede ai suoi personaggi lo spazio per crescere e rispondere a una delle domande più difficili che esistano, ovvero cosa succede quando davvero nella vita rimane soltanto la famiglia e si è costretti a spogliarsi di tutti i lussi e le abitudini. Dicevamo che certe serie tv riescono a farti sentire a casa a anche se per la famiglia Rose la casa sono due camere di motel in mezzo al nulla, questo show riesce pienamente nell’intento.

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A proposito di famiglie disfunzionali che ci conquistano, c’è anche una novità in corso da cogliere al volo come Everything's Gonna Be Okay, la serie del comedian australiano Josh Thomas già autore della deliziosa Please Like Me, storia di un venticinquenne gay che si ritrova a fare da padre alle sorellastre. Un racconto eccentrico delizioso e malinconico sul diventare grandi insieme – da segnalare Kayla Cromer nel ruolo di Matilda, uno dei più bei ritratti dell’autismo (anche grazie al fatto che l’attrice stessa è nello spettro) mai visti in tv – in una grande, bellissima casa di Los Angeles.

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Se invece le antiche magioni, magari decisamente inquietanti, sono la vostra passione, lasciatevi incantare da un trio di serie Netflix che fa della variazione sul tema “casa infestata” una vera e propria arte: October Faction, nuovo teen drama soprannaturale che ruota attorno a una famiglia di cacciatori di mostri; The Haunting of Hill House, creato da Mike Flanagan da un racconto di Shirley Jackson e capace di fondere l’horror con il dramma familiare dei fratelli Crain, mescolando abilmente infestazioni spiritiche e traumi infantili; e infine Locke & Key, show sempre in bilico tra fantasy e gotico tratto da una graphic novel di Joe Hill, figlio di Stephen King. In fondo, non c’è nulla di meglio di una casa cupa e piena di fantasmi per stimolare il nostro affetto per il nostro normalissimo, confortevole nido che magari ora potremmo sentire un po’ stretto.

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