E, alla fine, Anna Wintour rimandò il Met Gala (con una missiva anti-Trump)

L'emergenza Covid-19 ha travolto anche l'America: in una lettera aperta, la direttrice di Vogue annuncia che l'evento non si farà (per adesso). E ne approfitta per togliersi dei sassolini dalla scarpa.

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Jeremy MoellerGetty Images

Il Met Gala, quest'anno, non si farà. Tra le contraddittorie dichiarazioni di Trump – si segnala qui tra gli altri "è poco più di un'influenza" usato, a sua discolpa, da più o meno da tutti i capi di Stato, così come l'encomiabile "è una cosa da nulla, che si risolverà da sola, con il bel tempo" – l'emergenza sanitaria del Covid-19 è arrivata anche dall'altra parte dell'Oceano. E per quanto, nei primi giorni, la stoica direttrice di Vogue Anna Wintour, abbia resistito ai dubbi che montavano sempre più forti, rispetto all'evento di punta della socialità americana che conta, e che si sarebbe dovuto tenere il 4 maggio, il caschetto più famoso d'America ha dovuto rinunciare all'organizzazione dell'evento.

Forse avrebbe voluto trovarsi altrove, Anna, e per qualche giorno ha finto di essere assente, magari già lontana dalla New York dove il virus sta colpendo più forte. Però quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato l'upgrade del virus, ufficialmente pandemico, la Wintour ha deciso di mettersi alla scrivania, e redarre un editoriale, rimandando l'evento a data da destinarsi, e togliendosi nel contempo alcuni sassolini dalla scarpa. "A causa dell'inevitabile e responsabile decisione del Metropolitan Musem di chiudere le sue porte", scrive Wintour "la mostra About Time, e il suo gala di apertura non avranno luogo nella data prevista". Più dispiaciuta di lei, ci sarà solo Meghan Markle, che, si sussurrava, avrebbe fatto il suo debutto ufficiale al Ballo della Rosa statunitense, nel gotha della società, tra colleghi e celebrities, senza esser scortata dal marito – ricalcando così le orme di Lady Diana, imperitura stella polare della filosofia di vita della signora del Sussex – ma al braccio del ben più simbolico direttore di Vogue Uk, Edward Enninful.

In un raro momento di empatia con il proprio pubblico, Anna Wintour ha avuto la forza di mostrare la sua debolezza, non solo come professionista costretta a post-porre a data da destinarsi l'evento più importante della sua agenda, ma anche come donna. "Come tutti, sto vivendo questi momenti, l'esplosione della pandemia del COVID-19, come una serie di sviluppi continui e forsennati, durante i quali non sai mai cosa aspettarti, e neanche cosa porterà il domani", confessa. "Nonostante tutto, c'è qualcuno che invece si rifiuta, testardamente di cambiare: il presidente Trump. Come molti di noi, sono rimasta allibita da come ha risposto alla pandemia – le rassicurazioni ottimistiche e non sostenute da alcun dato che "sarebbe andato tutto bene", l'implementazione caotica dei divieti a viaggiare e i proclami su un "virus straniero", il sollievo narcisistico con il quale ha dato colpe agli altri, la sua disonestà con gli americani, e, peggio di tutto, la sua scioccante mancanza di empatia e compassione per chi sta soffrendo e ha paura. Nel frattempo, la sua amministrazione è stata tremendamente lenta nel fornire i test, e trattamenti sanitari a chi ne aveva bisogno. Queste settimane sono servite da promemoria – come se ci servisse un promemoria, poi – nel ricordarci che l'America deve scegliere un nuovo presidente". Così Anna trasforma, da maestra, una sconfitta – o quanto meno un ostacolo sulla sua tabella di marcia – in un'occasione per uscir fuori da quella zona di neutralità nella quale, da inglese trapiantata in America, ha dovuto vivere per decenni. Neanche Bush senior e Junior con le loro Guerre nel Golfo e i bombardamenti preventivi erano riusciti a smuoverla dalla sua posizione di direttrice di un giornale che è il testo sacro dello stile ma che sulla politica raramente si esprime: Trump ha, in questo frangente, superato le aspettative già pessimistiche di chi non lo riteneva adatto a guidare le sue aziende, figurarsi una nazione a cui tutti guardano per cercare esempio e speranza. E così, a qualche mese di distanza per le elezioni americane, lancia il suo endorsement, a Joe Biden, che definisce, si immagina intenzionalmente, Vice President – l'attuale vice è Mike Pence, cattolico evangelico fortemente dubbioso nei confronti della scienza –ricordando i tempi andati nei quali Biden era il vice di un presidente di un altra caratura, Barack Obama. "Un uomo di carattere e pieno di quelle qualità di cui a Washington hanno disperatamente bisogno in questo momento: onore, compassione, affidabilità, decoro, ma soprattutto esperienza. So che supereremo il COVID-19, ma d'altra parte ci aspettano nuove battaglie, l'ultima delle quali è la nostra attuale crisi climatica. Dobbiamo scegliere un presidente pronto a governare, che sa come ottenere risultati dal Congresso, e che può mettere questo paese sulla giusta via, quella per la sostenibilità. E che sollievo nell'avere, alla Casa Bianca, un presidente che mette il benessere degli altri prima del suo, che non pensa costantemente al suo guadagno. Attendo con ansia il giorno delle elezioni", conclude. Con la consapevolezza che arriverà sicuramente prima del prossimo Met Gala.

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