Franco Arminio il paesologo: «Per ripartire dobbiamo avere il coraggio di fare scelte etiche»

I dubbi e le speranze del poeta sulle scelte dei governanti del mondo dopo la pandemia da Covid-19. E la fiducia che la gente sarà più attenta e aperta agli altri.

franco arminio
Courtesy Franco Arminio

Franco Arminio è un poeta, «uno dei più grandi poeti di questo paese», secondo Roberto Saviano. Ma lui preferisce definirsi un paesologo. Da anni dalla "sua" Irpinia d'Oriente si muove in difesa dei piccoli borghi abbandonati, a partire da Bisaccia (in provincia di Avellino) il paese dove lui è nato e dove tutt'ora vive. Ed è lì che lo troviamo e da lì ci ha rilasciato questa lunga intervista in cui ci ha raccontato dei suoi giorni "confinato in casa", ma soprattutto del suo e nostro ritorno a una nuova normalità.

Come va questa quarantena?
Per me non è cambiato molto. Qui a Bisaccia il paese è chiuso, non si può né uscire né entrare, siamo tutti in casa, i pochi che già prima aveva scelto di rimanere nel paese vecchio che conta poco meno di 400 persone (a valle ne abitano 4mila ndr). Quando c’è un po’ di sole esco, non faccio un peccato grave: vado a fare una telefonata all’aria aperta, qualche foto, non incontro nessuno.

Cosa succederà nella fase 2 dopo la fine di questo lockdown? Ovvero come sarà la ripartenza?
Dipende da quando finirà veramente. A fine maggio o a ottobre? Secondo me ci sarà una grande zona grigia, un’epoca molto incerta. Forse nelle prime settimane saremo circondati da una bella atmosfera: incontri e abbracci virtuali. Ma sarà un effetto superficiale, poi i nodi della nostra società riaffioreranno. Vivremo in un’epoca fatta di bei slanci e di grandi miserie politiche.

Dunque, un ritorno a una nuova normalità ambivalente?
Credo di sì. Sul futuro dei governi ho poca fiducia, mi aspetto solo grandi proclami. Del resto, dove erano i grandi della Terra a gennaio quando avrebbero dovuto pensare a un G20 per il Covid-19? E gli anni passati quando non hanno investito in ricerca e sanità? Li vedo tutti accomunati da miserie, egoismi e piccole visioni. Mi sembrano uomini che stanno bene in pianeti in cui l’economia funziona, ma quando il mondo diventa instabile con un nemico imprevedibile alla porta come una pandemia da Coronavirus, occorrerebbero grandi spiriti condottieri, un po’ sacerdoti, un po’ poeti, con dimestichezza coi sentimenti di vita e morte. Non ne vedo molti. E dubito fortemente che si convertiranno alla decrescita o faranno ragionamenti sul dolore, sulla morte dei vecchi, sui problemi degli ultimi.

Questi i governi, ma le persone singole?
Sono ottimista: saremo migliori, più consapevoli, più aperti verso gli altri, più attenti alla cura. Purtroppo, non tutti: - lo ripeto - una parte della società continuerà a focalizzarsi su moneta e utili. Qualcuno mi potrà obiettare che non ce lo potremo permettere, che lo sviluppo dovrà tornare al centro. Può darsi, ma se siamo stati sull’orlo del baratro, ha fatto forse la differenza caderci con un milione di euro o con pochi centesimi? No, quindi...

Franco Arminio
Courtesy photo

Lei è un consumatore o un francescano: da che parte sta andando? Come è la sua nuova normalità?
Ho 60 anni, per i prossimi anni di vita, che siano 5 o 20, accantonerò l’idea del guadagno, il futuro per me sarà “dare”, vagare senza la foga di acquisire e andare in giro solo per capire. Una scelta che ho fatto da tempo: ora per esempio sono fermo, non guadagno nulla. Qualcuno dirà: tu te lo puoi permettere. Forse. Ma, sono onesto, questo 5 anni fa mi avrebbe dato più fastidio. Ora sono cresciuto.

Il mondo digitale, ovunque, è stato ed è il vero protagonista di questa quarantena. Cosa ne pensa?
Abbiamo salvato le relazioni umane nel sicuro mondo parallelo della rete, prima demonizzato, quel mondo dove avevamo già traslocato da tempo. Si è rivelato un mondo autistico di riserva, utilissimo, dove possiamo depositare parole e affetti.

E i giovani, il motore del nostro futuro?
Nell’avvio dell’epidemia hanno dato pessima prova con gli assembramenti nei bar, sembrava che non sentissero il vincolo di comunità. Ora mi sembra diverso, molti mi telefonano in cerca di parole e messaggi, mi chiedono di leggere poesie, mi domandano chiarezza: solo la padronanza culturale ci permette di scegliere tra bellezza e orrore, fregio e sfregio.

La chiamano al telefono: come mai?
Ho messo il mio numero sulla mia pagina Facebook e rispondo tre ore al giorno. Più che altro ascolto. Ho allietato qualcuno? Sì, credo di avergli dato un attimo di bene. E spero di farlo per il resto della vita. Il mondo è diventato un posto pericoloso, dobbiamo fare scelte etiche, essere eroi su un transatlantico su in un mare in tempesta in cui potremmo cadere da un momento all’altro... Quindi, io li guardo con affetto, gli metto una mano sulla spalla, gli domando come stanno. Se questo atteggiamento lo fai diventare di massa e non solo del singolo poeta, hai fatto la rivoluzione, e poca importa che sia di destra o di sinistra.

Campi coltivati in Irpinia.
DE AGOSTINI PICTURE LIBRARYGetty Images

Dunque, un po’ di speranza c’è?
Per fortuna sì, ho ancora fiducia: magari un angelo aprirà porte blindate, soffi di gentilezza, generosità e affetto abbatteranno muri. Dobbiamo avere fiducia perché questo rende affascinante svegliarsi ogni domani mattina. Un po’ come i fidanzati che aspettano di potersi riunire per placare l'immenso bisogno fisico.

La locandina del festival, edizione 2019.
Courtesy photo123

La prima cosa che vorrà fare nella fase 2?
Sogno di poter organizzare l’ottava edizione del mio festival La Luna e i Calanchi ad Aliano (Matera) ad agosto. Ma non so se sarà possibile stare vicini in una piazza. Come potremo dopo che abbiamo scoperto che la malattia è nel respiro dell’altro? Ci basterà la mascherina? Qui non è come l’annuncio della fine di una guerra in cui si firma l’armistizio e cessano le bombe. Qui è tutto più complicato. Comunque, speriamo di rivederci lì, anche solo per bere insieme un bicchiere di vino con grande ardore. Purtroppo, però, vedo i cinesi già al lavoro come prima…

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