In Italia siamo antirazzisti solo quando succede qualcosa in un altro Paese?

Lo abbiamo chiesto a tre donne che si battono contro il razzismo e che ci danno anche qualche consiglio per approfondire la realtà italiana, dai libri, ai podcast alle serie tv.

razzismo italia
Nora Carol PhotographyGetty Images

Tutto è culminato con le manifestazioni che si sono svolte anche in Italia nel primo weekend di giugno, ma l’ondata di trasporto causata dall'omicidio di George Floyd a Minneapolis era partita da subito sui social. Al #BlackoutTuesday hanno partecipato praticamente tutti i contatti dei miei profili social. Un post fa fine e non impegna, ho pensato cinicamente. Sono rimasta davvero stupita dalla partecipazione al cordoglio per questa morte ingiusta e senza dubbio emotivamente coinvolgente. Episodi simili, però, erano già accaduti altre volte negli Stati Uniti, mentre in Italia solo due anni fa si è verificata la sparatoria di Macerata per mano di Luca Traini, in cui sono rimaste ferite sei persone di origine africana, per non parlare degli innumerevoli altri momenti in cui i social avrebbero potuto far sentire la propria vicinanza alla comunità afroitaliana o di qualsiasi altra origine. Sappiamo che il cosiddetto "attivismo social" porta con sé per definizione un velo di ipocrisia, eppure non ho potuto fare a meno di chiedermi: noi Italiani siamo antirazzisti solo quando succede qualcosa negli altri Paesi? Insomma, non guardiamo tanto nel nostro cortiletto, ma preferiamo puntare il dito verso i vicini.

Alcuni giovani rappresentanti della comunità di afrodiscendenti, nati o cresciuti in Italia, non hanno potuto fare a meno di sentirsi chiamati in causa. Il rapper Tommy Kuti ha lanciato l'hashtag #prendiamolaparola per invitare tutti a parlare della realtà di ragazzi e ragazze nere in Italia. Le fondatrici del web magazine Afroitalian Souls hanno postato un video di testimonianze sul razzismo nel nostro Paese, che è quotidiano, pervasivo e "sistemico" (come ci piace tanto chiamare quello statunitense). Una delle fondatrici, Bellamy, racconta al telefono da Milano: «Sì, mi ha stupito che l'omicidio di George Floyd sia diventato così virale e mi ha stupido l’improvviso interesse in Italia nei confronti del razzismo, perché in fondo il movimento Black Lives Matter esiste dal 2013. Sicuramente è giusto indignarsi per la brutalità dell’evento, ma il razzismo è presente anche in Italia». Alcuni italiani si sono però interrogati sulla questione, tanto che in una sola settimana il profilo @afroitaliansouls ha guadagnato 15mila follower. Il video in questione è stato in realtà girato all'inizio dell'anno proprio da Bellamy, che lo ha montato e pubblicato solo ora: «Era il momento giusto per diffondere queste informazioni e aiutare le persone a maturare una maggiore consapevolezza sulla situazione delle persone nere in Italia. Come tutti contenuti che ci piace proporre, il video è spontaneo, racconta episodi quotidiani, a volte con sarcasmo».

Afroitalian Souls vuole essere «una finestra sul mondo afroitaliano», spiega Bellamy, «dove vogliamo mostrare la nostra realtà con parole nostre». Aperto cinque anni fa, oggi ci lavora un team tra i 19 e i 30 anni, «il progetto è nato dalla frustrazione mia e dell'altra cofondatrice, Grazia, rispetto alla narrazione che veniva fatta delle persone nere in Italia. A tratti eravamo invisibili, oppure il racconto era legato solo a temi di immigrazione, delinquenza, ius soli. Per questo promuoviamo figure interessanti della diaspora africana in Italia, in tutti gli ambiti, dall'imprenditoria all'arte allo sport». Bellamy nella vita si occupa di comunicazione nell'ambito della cooperazione internazionale ed è una content creator esperta, molto attiva sui social media (@darkchocolatecreature): «So perfettamente come funzionano. Ci sono hashtag trendy che poi tornano nel dimenticatoio. Forse questa volta non sarà così, ma sono molto realista di natura: questo sostegno diffuso tornerà quando finalmente riparleremo della questione della cittadinanza?».

This content is imported from YouTube. You may be able to find the same content in another format, or you may be able to find more information, at their web site.

Della questione della cittadinanza, di ius soli e ius culturae si occupa da vent'anni anche la scrittrice italiana di origine somala Igiaba Scego. Nata in Italia da una famiglia di origini somale, ha preso la cittadinanza direttamente dai genitori. Vive a Roma e continua a pubblicare romanzi (l'ultimo è La linea del colore, Bompiani) e articoli su questi temi, ma è stanca, come ha ammesso più volte: «Se rileggo le mie interviste di vent'anni fa, penso che sia cambiato nulla. Dopo eventi in piazza, letture pubbliche, audizioni in Parlamento e quella prima raccolta di racconti Pecore nere. Nonostante tutto questo i figli dei migranti in Italia oggi hanno gli stessi problemi a ottenere la cittadinanza. Da giovane rispondevo alle domande dei giornalisti con "è ora che l’Italia si renda conto di essere una società multiculturale". Ma non pensavo che avrei passato i successivi vent’anni a ripeterlo. Vedo la frustrazione dei giovanissimi. Anche io sono arrabbiata, e avrei voluto trovarmi a parlare di cose più pop, mentre siamo ancora fermi sulla questione della cittadinanza, che blocca qualsiasi tipo di energia e riguarda tutti, non solo le persone nere. Il Paese è cambiato sotto i nostri occhi, non è questione di concedere qualcosa, è una realtà da affrontare».

Sulla partecipazione italiana alla morte di Floyd e alle successive proteste, però, Igiaba è più ottimista di me: «Ci sono due gruppi di italiani che hanno partecipato. Da una parte per le persone bianche gli Stati Uniti sono un modello di riferimento culturale in tanti ambiti. Sono rimasti colpiti dalla grande carica emotiva dell'evento e della conseguente forza, coraggio, ribellione delle proteste, per questo si arriva quasi a identificarsi in una lotta che non è la tua e in una ingiustizia che è totale. In più, questa volta la violenza è stata vista per intero su video. La gente ha assistito all'intero episodio. E questo ha scosso molto gli animi. Dall'altra parte ci sono gli afroitaliani, che si sono sentiti chiamati in causa perché quel pericolo lo vivono sulla loro pelle. Un pericolo diverso, perché è chiaro che la storia europea è diversa: la base degli Stati Uniti è la schiavitù, la base per l'Europa è il colonialismo. Quella morte è stata recepita emotivamente innanzitutto perché è morto un fratello nero e ognuno ha come guardato se stesso allo specchio. Siamo consapevoli che partiamo da una storia diversa, ma quella paura lì di perdere il corpo ce l'abbiamo tutti. Io ce l'ho, quando ho visto il video ho pensato a mio nipote, per esempio».

Anche su alcuni episodi eclatanti Igiaba non esprime giudizi negativi: «Non ho pensato all'ipocrisia neanche quando ho visto la conduttrice inginocchiata in televisione (Myrta Merlino de L'aria che tira, La7, ndr). Non dico che cambierà tutto, tante persone rimarranno razziste, ma alcune, che erano prima lontane dal tema, hanno iniziato a interrogarsi, a riflettere, a leggere le storie. È importante. Le battaglie sono portate avanti da pochi, ma è sempre bene che la maggioranza se ne renda conto. Può esserci la persona ipocrita, non lo nego. È stato un evento fortemente emotivo a livello globale, una scena violentissima per chiunque la guardi. Tendo a essere sempre ottimista, vedo il germe del cambiamento. La conduttrice tv magari in futuro non chiamerà nel suo studio persone che spargono odio, spero che tutto questo diventi qualcosa di più dopo la prima reazione emotiva. Prima la gente moriva e nemmeno ce ne accorgevamo. O gli episodi di razzismo che subivo io da bambina, oggi finiscono sul giornale perché giustamente la gente si indigna».

Il nuovo romanzo di Igiaba Scego La linea del colore parte proprio dalla storia di una donna afroamericana che lascia gli Usa dopo un'aggressione e arriva in Italia a fine Ottocento, nell'Italia che vivono gli stranieri del Grand Tour. La protagonista è una figura ispirata a due donne che veramente hanno vissuto a Roma in quel periodo. Alla sua storia si intreccia quella contemporanea di una ragazza della Somalia che vuole venire in Italia e deve affidarsi al lungo viaggio con i trafficanti. Sono «due donne che si guardano a due secoli di distanza. Ho scelto di tratteggiare l’Italia coloniale, perché penso che il passato coloniale non sia conosciuto abbastanza, se ne parla poco, al massimo di quello fascista, mai di quello ottocentesco. Per me è un romanzo di formazione».

Il nuovo libro della scrittrice italiana di origini somale Igiaba Scego: un romanzo di formazione al femminile ambientato in parte nell’Italia ottocentesca, in parte nel mondo contemporaneo (Bompiani).
Courtesy Bompiani

Anche per Annalisa Frisina, professoressa di sociologia all'università di Padova, la questione del nostro passato coloniale è cruciale per capire il razzismo in Italia oggi. Anzi, i razzismi, al plurale, come ha intitolato il suo ultimo libro Razzismi contemporanei (Carocci): «In Italia abbiamo ignorato a lungo l'esistenza della violenza razzista, perché non c'è stata elaborazione critica innanzitutto della violenza coloniale e poi un tentativo di sminuire la nostra responsabilità nella violenza antisemita, vista come solo colpa dei tedeschi. In generale siamo un po' più bravi a lottare contro il razzismo degli altri che contro il nostro. Ma trent'anni fa abbiamo per la prima volta aperto gli occhi con l'omicidio del profugo e bracciante sudafricano Jerry Masslo, a cui fece seguito una grande mobilitazione pubblica. Sicuramente tanti in questi giorni si stanno interrogando sul razzismo in Italia, che non è solo anti-nero, ma anche antisemita, contro i rom, islamofobico, contro i migranti e rifugiati. Oggi non si nomina più la parola "razza" ma si usano termini più subdoli, come cultura o etnia, o si parla di una non-assimilabilità di qualcuno. C'è ancora una visione del razzismo come episodico, qualcosa che accade ogni tanto in un panorama di uguaglianza sostanziale, ma tutte le ricerche dimostrano che non è così. Per contrastarlo, bisogna prima imparare a riconoscerlo, e sicuramente ascoltare tutte quelle persone che lo subiscono e lo denunciano quotidianamente».

I CONSIGLI DI BELLAMY
Libri: l'account Instagram @theafroitalianbook condivide titoli di autori e autrici afrodiscendenti.
Podcast: Black Coffee podcast, OMJ podcast e Vabbè podcast.
Serie: The Expats - le storie non raccontate dei neri italiani e Motherland di GRIOT su Youtube per conoscere talenti afroitaliani.

I CONSIGLI DI IGIABA SCEGO
Leggere e seguire il giornalista afroitaliano Angelo Boccato (@Ang_Bok su Twitter).
La serie Zero in arrivo su Netfflix, scritta da Antonio Dikele Distefano, già autore di romanzi (Prima o poi ci abbracceremo, Non ho mai avuto la mia età, Chi sta male non lo dice).
La raccolta di racconti Future. Il domani narrato dalle voci di oggi, antologia di undici autrici afroitaliane.
Il podcast di Adil Mauro, La stanza di Adil.

I CONSIGLI DI ANNALISA FRISINA
Libri: Quello che abbiamo in testa di Sumaya Abdel Qader; Ci rido sopra del rapper Tommy Kuti; Vivo per questo del rapper Amir Issaa; E poi basta. Manifesto di una donna nera in Italia di Espérance Hakuzwimana Ripanti.
Il database di informazioni e ricerche online Cronache di ordinario razzismo.

This content is created and maintained by a third party, and imported onto this page to help users provide their email addresses. You may be able to find more information about this and similar content at piano.io
Pubblicità - Continua a leggere di seguito