Date un'occhiata alla vostra vita

Talento, intelligenza e un forte senso del suo valore. Ora che esce il nuovo libro, Ottessa Moshfegh si racconta. E risponde alle critiche: «Andate a farvi fottere».

ottessa moshfegh
Krystal Griffiths

«A volte mi sento una suora in convento. Se non ho pregato abbastanza, o pregato nel modo giusto, sento di aver mancato nei confronti della mia vocazione».
Ottessa Moshfegh sta parlando di quanto è ossessionata dalla scrittura, «per giorni e giorni non faccio altro, non conduco una vita molto equilibrata». Se vi sembra d’aver sentito questa tizia dal nome strano, è perché, nei mesi in cui eravamo tutti a casa, ogni giorno c’era qualcuno sui social che scriveva «Sembra di stare in Il mio anno di riposo e oblio», il suo romanzo dell’anno scorso in cui una ragazza non usciva e dormiva tutto il giorno.
Il suo nuovo libro - La morte in mano (Feltrinelli) - esce adesso ma l’aveva scritto nel 2015, «poi l’ho lasciato marinare tre anni prima di riprenderlo. A malapena ricordo com’è stato scriverlo, era un’altra me».
Una sé zitella: Ottessa ha conosciuto il marito Lukenel 2016, non ricorda da quanto siano sposati ma del primo incontro c’è pubblica testimonianza. Lui la intervistò, l’articolo s’intitolava La vanità è il nemico. Dice che ritiene ancora lo sia, ma prima credeva la vanità fosse «l’innamorarsi di sé in una maniera superficiale. Adesso mi sembra che sia una ricerca della perfezione, dell’essere divini, bruciando la propria anima».

La nuova protagonista è una settantaduenne vedova che si convince ci sia stato un omicidio nei pressi della casa nel bosco in cui si è ritirata a vivere. Succede tutto nella sua testa, come già sembrava fosse per la protagonista precedente?«Prima di pubblicarlo lo definivo un giallo metafisico», quindi forse sì. Una cosa Vesta Gul ha in comune con Ottessa: tutti sbagliano a pronunciarle il cognome. «Nell’America degli anni 80, Moshfegh era una ben strana sequenza di lettere. Alle elementari nessun altro aveva nomi strani. Che nessuno sappia pronunciare il tuo cognome ti fa sentire al tempo stesso separata e non conoscibile dagli altri».
Adesso, giura di non mettere mai il suo nome su Google, e non è iscritta a nessun social, ma «ogni tanto mi cerco su Twitter, ed è sempre un errore, perché la gente sa essere proprio stronza, e mi sento subito patetica per esserci rimasta male perché uno sconosciuto mi ha ferita». Dice che è rarissimo essere citate «senza che vengano fraintesi il tono o il contesto», e che la gente si offende per tutto, anche se a dire una cosa negativa è un personaggio di fantasia: «Mettiamo che qualcuno crei un personaggio evidentemente misogino. Magari mi fa incazzare, ma non è quello il punto? Ci viene in mente qualche libro valido i cui personaggi non ci diano alcun fastidio?».

Il suo primo romanzo, Eileen, fu un grande successo e concorse al Booker, il più importante premio letterario inglese. Osò dire che l’aveva scritto con un modello commerciale in testa, che intendeva guadagnarci, e figuriamoci: molte polemiche e niente premio. Le chiedo se ci sia una contraddizione: diciamo alle donne di farsi valere, poi ci scandalizziamo se sono avide. Ne ottengo un monologo pacatamente furibondo. «Che vadano a farsi fottere. Che vadano a compiangersi. Hanno così tanta paura di dire quel che vogliono e chi sono, che se lo fa qualcun altro gli sembra sacrilego? Ma che stronzata. Si può sapere perché mi devo difendere se dico: “Io sono così e voglio queste cose qui”? Mica ho detto: “Sono una cazzo di serial killer”. Pensano che dirò: “Oh, grazie tante per avermi dato retta, anche se non ho niente da dire, anche se sono debole e senza ambizione, che deliziosa coincidenza piacervi”? Ma no, io sono molto intelligente: probabilmente più di voi, visto che a nessuno d’intelligente dà fastidio l’intelligenza. Se dico: “So che sono intelligente e talentuosa e lavoro duro e non voglio dipendere da nessuno perché ho talento sufficiente a mantenermi”, se non ambisci a dipendere da qualcuno non ti darà nessun fastidio. Quindi, a tutti quelli irritati perché ho un forte senso di quel che valgo, dico: “Andate a farvi fottere e a dare un’occhiata alla vostra, di vita, invece di occuparvi della mia”».

Courtesy Feltrinelli
La morte in mano di Ottessa Moshfegh - storia che ruota intorno a un'anziana signora convinta, dopo il ritrovamento di un biglietto, che nel bosco intorno a casa sua sia avvenuto un omicidio - è in libreria (Feltrinelli, 17 euro).

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