In mezzo al razzismo: storia di un amore interrazziale, omosessuale, intercontinentale

Racconto di un diamante grezzo in mezzo a un mare di orrendo razzismo: happy ending forzato? No, reale.

amore interrazziale
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Dumbo, Brooklyn. Il ponte incornicia Manhattan, Manhattan guarda Brooklyn. Andrea e Matthew sono una coppia italo-americana sposata da un paio d’anni. Hanno un cane, un levriero italiano, delicato nell’aspetto ma dal pedigree antico con un account Instagram (@piccola_ruffo_gomes). Sono una coppia mista in una città, New York, a cui tutti hanno ambito per cambiare vita. Sono una coppia di più che trentenni che si è chiusa nel lockdown, che ha guardato e commentato con me, via WhatsApp, il mondo statunitense risvegliatosi con le proteste di Minneapolis diventate manifestazioni planetarie sotto il ponte social-e di Black Lives Matter.

Andrea, quante forme di razzismo stiamo vivendo?
Questa è una domanda molto interessante per me e Matthew perché siamo una coppia gay, interrazziale, nata come tale a Hong Kong, in una zona del mondo lontana e diversa culturalmente rispetto alle nostre origini. Non solo: una volta che ci siamo innamorati abbiamo viaggiato moltissimo, per lavoro e per scelta, in diversi parti del globo, Asia, Europa, Sud America. Considerando queste premesse ci riteniamo molto fortunati poiché non siamo mai venuti a scontrarci con alcuna forma di razzismo. Abbiamo pensato molto alla tua domanda in questi giorni: siamo arrivati alla conclusione che la nostra storia come coppia ha trovato radici in zone progressiste e internazionali dove la diversità, o qualunque forme di minoranza, non è vista come un pericolo ma come una ricchezza.

Quali sono le vostre origini?
Matthew è nato e cresciuto nel Rhode Island da una famiglia originaria di Capo Verde. Dopo il college ha avuto esperienze formative e di volontariato in India per poi tornare qui negli States dove ha completato la sua crescita personale e professionale tra il Rhode Island e New York. Dopo alcuni anni si è trasferito ad Hong Kong per lavoro per poi tornare a New York. Io sono nato e cresciuto in Calabria e dopo la maturità classica mi sono trasferito a Milano per l’Università, città dove ho deciso di rimanere per costruire un futuro in una città ricca di opportunità. Negli anni successivi per lavoro ho iniziato a viaggiare molto in Europa, parentesi a Roma, e poi quasi un anno ad Hong Kong dove ho conosciuto Matthew. Una volta tornato in Italia abbiamo avuto più di due anni di relazione a distanza tra Hong Kong-Milano-New York nei quali cercavamo di viaggiare moltissimo e incontrarci in paralleli diversi. Nel 2018 mi sono trasferito a New York e ci ci siamo sposati.

      L’America in qui è cresciuto Matthew era razzista?
      La zone dove è cresciuto Matthew, nella grande regione del New England, storicamente è molto progressista e democratica e fortunatamente durante la sua adolescenza Matthew non è stato protagonista di episodi di razzismo. Per lavoro, poi, ha sempre fatto parte di aziende internazionali dove la multiculturalità è un valore e dove ha avuto l’opportunità di crescere.

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      Omosessualità, interrazziale: com’è stato vivere in Asia come coppia?
      La nostra relazione è iniziata a Hong Kong: siamo stati molto fortunati poiché è una città internazionale e la comunità di “expatriate” è molto grande e ben integrata nell’isola. Questo ha fatto sì che giornalmente interagissimo con persone con lo stesso nostro background e locals che nella loro quotidianità erano abituati a legare con coppie interrazziali.

      Per lo scorso Natale hai portato Matthew per la prima volta a Venezia: vi trattavano come vi trattano a New York?
      Siamo stati a Venezia poche settimane dopo l’eccezionale acqua alta dello scorso autunno e la città era abbastanza vuota di turisti e i veneziani erano focalizzati a riavviare la città, forse per questo non abbiamo notato particolari sguardi su di noi. Abbiamo un bellissimo ricordo di quei giorni in una città magica e siamo stati molto fortunati a viverla senza code e senza grandi gruppi intorno. Devo dire che del nostro ultimo viaggio in Italia tra Milano e Venezia l’unico episodio un po’ strano lo abbiamo avuto in Banca a Milano. Il funzionario spiegandomi alcuni benefit di una polizza legati al mio conto bancario è rimasto sorpreso e imbarazzato nel sapere che tali benefit sarebbero stati condivisi con mio marito e non con mia moglie.

      Quando mi manda questa cartolina sentimentale Andrea l’accompagna da un messaggio whatsApp che sembra stridere con le manifestazioni di Black Lives Matter di queste ultime settimane: “Manu, in generale il nostro messaggio è che solo con la cultura e l’informazione il razzismo si può sconfiggere. Noi siamo fortunati perché viviamo a New York e Matthew è cresciuto in uno Stato dove la diversità non fa paura. Noi vorremmo che tutti potessero vivere un’esperienza quotidiana come la nostra anche nella più piccola cittadina d’America”. L’altra visione del ponte, la loro, è una messa in pratica di cultura vs razzismo. Certo ci vogliono ponti, strade, autostrade e silos per aerei abitati da manifestanti, slogan e dichiarazioni prima che questa storia diventi da caso isolato a felice prassi: ma ci vogliono anche diari di bordo fortunati, per amarsi.

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