Donne & Soldi a che punto siamo? Dai film(oni) alle serie tv mancano ancora montagne di dollari

Come diventare ricche, quanti soldi chiedere, perché non ci pagano abbastanza: anche nella finzione cinematografica siamo lontani dalla parità?

donne e soldi
Getty Images

Louisa May Alcott, l’autrice di Piccole donne, aveva le idee chiare fin da piccola. “Come vorrei essere ricca”, scriveva quando aveva solo dieci anni. E a 25, annotava: “Ho guadagnato 30 dollari, ne ho spediti 20 a casa”. L’anno dopo: “Incassati 75 dollari per un racconto. Mi sento molto ricca”. “I conti da pagare si accumulano e mi preoccupano. Temo i debiti più del demonio”, confessa più avanti. Ma per fortuna, un paio di anni dopo, può scrivere: “Ho pagato tutti i debiti, grazie a Dio, sento che potrei morire in pace”. Infine, da adulta, ormai affermata scrittrice, a 53 anni, ammette: “Voglio tanti soldi per un mucchio di cose”.

Voleva diventare autosufficiente grazie al suo lavoro e non alle spalle di un marito. Bravissima. Ma viene da chiedersi: se fosse stata un uomo sarebbe diventata ancora più ricca? Non basta volerli i soldi, i giusti riconoscimenti, bisogna anche saperli ottenere. Parlate con (quasi) qualunque donna. Vi dirà che negoziare per denaro la mette a disagio, che è certa che la fregheranno, che chiedere genera sempre imbarazzo. Ed è così: basta vedere il “gap” salariale tra maschi e femmine, ancora notevole in molti Paesi, Italia compresa.

Per tradizione, tra successo e amore, le donne scelgono l’amore o almeno così ci hanno raccontato un po’ tutti, compresa quella furba di Louisa May Alcott che non si è sposata nella vita ma ha fatto sposare tutte le sue protagoniste, perché così i libri avrebbero avuto più successo.

Al cinema, uno dei pochi film su una donna imprenditrice degli anni Cinquanta, Lucy Gallant (1955) vede l’ambiziosa Jane Wyman nel ruolo del titolo così presa dai suoi affari (moda) che fa poco caso alla corte del cowboy Charlton Heston. In Quel certo non so che (1963) la casalinga Doris Day viene scelta come testimonial di spot pubblicitari e passa il tempo a giustificarsi con il marito perché le resta poco tempo per cucinare, figuriamoci se riesce ad avere la grinta necessaria per discutere di soldi con i suoi datori di lavoro.

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Negli ultimi anni, la rappresentazione delle donne al cinema e nelle serie televisive è cambiata: siamo circondati da eroine, assassine, superdonne. Le ragazze “badass” sparano, tirano di spada e sganciano cazzotti, maneggiano spade e fucili, ordinano ai draghi di incendiare il mondo. Insomma sono esattamente come gli uomini dei film d’azione ma più sexy.

Pensate a Charlize Theron in Mad Max- Fury Road o in Atomic Blonde: al suo posto potrebbe esserci un Tom Cruise o un Mel Gibson dei bei tempi. Una volta all’anno qualcuno discute del fatto che il prossimo James Bond dovrebbe essere una Jane. Ci si compiace che gli incassi di Wonder Woman non abbiano molto da invidiare a quelli di altri supereroi maschi.

Tutto molto evoluto e politicamente corretto. Ma i soldi?

Di quelli si parla sempre troppo poco. In Billions, le donne sono sveglissime ma i veri quattrini li fanno gli uomini. Nell’ultima stagione di The Affair, a un certo punto Helen comincia a lavorare come designer d’interni e quasi si stupisce che la gente la paghi. In Succession, la spietata Shiv Roy dimostra di saper fare bene i suoi conti. Ma certo non è un modello di virtù e infatti tutti a dire che ha preso dal padre, il più cattivo di tutti.

Forse l’ultimo film che celebra l’astuzia e la capacità di far denaro di una donna è Joy (2015) con Jennifer Lawrence. È la vera storia di Joy Mangano, quel genio che ha inventato il “mocio” e così migliorato la vita di molte di noi. Già nel Diavolo veste Prada (2006) una ragazza che bada ai contenuti e non alla forma viene sedotta diabolicamente (da cui il titolo) dal mondo della moda per poi gettare il cellulare in una fontana: un gesto che dice “che me ne importa del potere, il potere è brutto”.

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Era molto più avanti Una donna in carriera, quasi vent’anni prima, nel 1988: lì, Melanie Griffith che si definisce “un cervello per gli affari e un corpo per il peccato”, alla fine del film dimostra di avere davvero talento per il business e di saper rovesciare il mondo a suo favore. Per ottenere risultati (e giustizia) non disdegna comportamenti scorretti: si infila a casa del suo capo, sottrae documenti, s’intrufola a un matrimonio dove non è stata invitata. Cioè: fa esattamente tutte le cose che avrebbe fatto un uomo al posto suo. Ma con grazia.

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Degli stessi anni è Baby Boom (1987): una favola per madri lavoratrici stressate. C’è Diane Keaton top manager isterica che si ritrova ad occuparsi di una bambina non sua. Impossibile continuare la vita di città, quindi si trasferisce in campagna e fonda un impero di pappe per bebè.

Insomma, vince con un’idea di business che poteva venire solo a lei, come il “mocio” di Joy Mangano. Del resto, Oprah Winfrey, popolarissima conduttrice televisiva che non chiede scusa per la sua fortuna, ha detto: “Non avevo idea che essere me stessa avrebbe potuto farmi diventare così ricca. Se l’avessi saputo, mi sarei data una mossa prima”.

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