Guardare le foto più belle di Grace Jones per sentirsi sulla pista dello Studio 54

L’icona degli 80s ha festeggiato 72 anni con l’arte di reinventarsi, protagonista di un tour e un nuovo viaggio espositivo.

grace jones, richard bernstein
Richard Bernstein, (Grace Jone) Inside Gatefold for Muse, 1979. The Estate of Richard Bernstein

I'm Not Perfect (But I'm Perfect for You) - Grace Jones 1986, singolo di lancio dell'album Inside story.

Non sono perfetto (ma sono perfetto per te), resta il titolo di uno dei grandi successi musicali degli anni 80 di Grace Jones e la dichiarazione più decisa del suo fascino lontano da ogni convenzione. Androgino, moderno e tanto sovversivo da stravolgere consuetudini di genere, razza, moda e performance artistica. Anche l’immaginario black afrofuturista, messo a nudo nel video diretto da lei stessa, con la tela dipinta da Keith Haring trasformata nella monumentale gonna che indossa come una dea, mentre la complicità di Andy Warhol e del panorama artistico di New York, la incoronano regina glamour di moda e disco music, non solo allo Studio 54. Un uragano inarrestabile ancora in tour che la pandemia ha solo rimandato, mentre l’icona di stile festeggiava 72 anni con l’arte di reinventarsi, protagonista del nuovo viaggio espositivo di Grace Before Jones: Camera, Disco, Studio, ospitato dal Nottingham Contemporary (26 settembre 2020 - 3 gennaio 2021).

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La mostra curata da Cédric Fauq con Olivia Aherne, approfitta delle tensioni del contemporaneo per guardare in faccia gli stereotipi più resistenti dell’immaginario, infranti sin dagli anni settanta dalla modella giamaicana (Spanish Town 1948), lasciando gli standard fashion di New York per le conversazioni sovversive della moda parigina di couturier del calibro di Yves Saint Laurent, Karl Lagerfeld o Azzedine Alaïa, entusiasta di dare forma e voluttà anche alla seconda pelle della sua bad girl cinematografica nell’ultimo 007 di Roger Moore. Il percorso espositivo diviso in due parti e spazi, attraversa le molteplici trasformazioni intraprese dal corpo dell’opera di Grace Jones, completamente ridefinita insieme all’immagine, posando per artisti come Man Ray e Picasso, quanto prestandosi all’intervento grafico di Jean-Paul Goude, durante e dopo la loro liaison sentimentale e professionale, arricchita da nuove sfumature d’identità e di maternità (con il figlio Paulo). Una 'pantera nera' selvaggia e imprevedibile che domina la scena artistica, trasformandosi in top model, pop star e performer dai mille volti e altrettante abilità (prestate anche alla pubblicità della Citroën CX Démon del 1986).

Grace Jones, NYC, 1970s. Photograph by Anthony Barboza,
Courtesy Anthony Barboza Photography
antonio lopez, grace jones, photo magazine
Antonio Lopez, "Nus Instamatic", PHOTO Magazine, Grace Jones, 1977 
© The Estate of Antonio Lopez and Juan Ramos
antonio lopez, grace jones, photo magazine
Antonio Lopez, LUI Magazine (Cover), Grace Jones, 1979
© The Estate of Antonio Lopez and Juan Ramos
Richard Bernstein, Grace Jones Mask for Warm Leatherette, 1980
The Estate of Richard Bernstein

Molteplice e complessa come ogni evoluzione dell'identità, come le maschere del suo volto, realizzate per il doppio singolo Warm Leatherette e trasformare anche i sui colleghi in 'un'armata di Grace'. Un’icona dalla voce tanto potente da influenzare il ritmo del contemporaneo, scovando un’anima disco anche per La Vie en rose di Édith Piaf, o l’arrangiamento reggae del Libertango di Astor Piazzolla per il lato più oscuro e ambiguo della vita notturna parigina. L’opera d’arte vivente che si libera delle tensioni tra maschile e femminile, bianco e nero, trasformando il suo corpo androgino in una tela per il body painting bianco di Keith Haring, la fotografia di Robert Mapplethorpe e la vamp cinematografica di Richard Wenk, con la direzione artistica di Warhol, finita sulla cover di Interview Mag di ottobre 1984 con l’intervento grafico di Richard Bernstein.

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Richard Bernstein, Interview October 1984 (Grace Jones), 1984.
Courtesy of The Estate of Richard Bernstein

Tutti in mostra con l’arte di reinventarsi di Grace Jones, senza perdere il suo istinto ancestrale, protagonista di 100 opere di circa 30 artisti, tra le fotografie di Anthony Barboza alla giovanissima modella arrivata a New York e quelle della ballerina di Ming Smith, i gioielli David Spada e gli abiti di Azzedine Alaïa, il design di Alexandra Bircker e le riflessioni di Roland Barthes, film e musica.

Ming Smith, Untitled (Grace Jones Ballerina), 1975,
Courtesy of the artist and Jenkins Johnson Gallery, New York and San Francisco.
Richard Bernstein, Grace Jones photograph for On Your Knees, 1979
Eric Boman courtesy of The Estate of Richard Bernstein
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