Solitaire, il film che in 8 minuti ci fa commuovere 8 volte

Presentato a Venezia 77, il corto di Edoardo Natoli dipinge a cuore aperto la storia d'amore (e silenzi) di due anziani.

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Edoardo Natoli

Alzarsi, lavarsi, vestirsi, farsi il te’, mangiare, creare giocattoli e venderli in cambio di frutta e verdura, riposare, leggere, lavarsi di nuovo e dormire. La vita di Renaud, un vecchietto simpatico sin dall’aspetto - viso tondo come il naso su cui sembrano non trovare posto gli occhialoni neri - scorre veloce in un quotidiano monotono come può essere quello di una persona anziana e sola che non riesce a muoversi se non con la sedia a rotelle, la sua speciale “badante” che gli fa tutto il necessario. Guardare Parigi dalla finestra è meraviglioso, ma ad incuriosirlo, ogni giorno, è quella persiana chiusa dell’appartamento davanti il suo su cui è appesa la scritta “à louer”, “in affitto”. La routine meccanica e svilente a cui sembra essere condannato diventa un ricordo quando da quella stessa finestra si affaccerà una signora con i capelli raccolti da un cerchietto nero, anche lei anziana e come lui impossibilitata a muoversi. Da quel momento, Renaud ritroverà la vitalità e la passione che pensava aver dimenticato per sempre, ma soprattutto un amore che oltre ad essere inaspettato, è ricambiato.

Edoardo Natoli

A dar vita a questi “due spiriti speciali che stanno percorrendo la parabola conclusiva della loro esistenza” - citando Kent Haruf e il suo splendido Le nostre anime di notte (NN Editore, da cui il film con Robert Redford e Jane Fonda, presentato tre anni fa proprio qui al Lido) - è Edoardo Natoli, attore di teatro, cinema e tv e già regista di “Specchi”. Lo fa in Solitaire, il suo corto che presenta oggi alle Giornate degli Autori della 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, una storia a cui aveva pensato da tempo e che ha poi deciso di riprendere in mano durante il lockdown quando, come tutti, si è ritrovato al chiuso di un’abitazione, prima a Roma e poi a Vicenza. Una condizione simile, seppur più fortunata, a quella di Renaud che fa muovere in un ambiente chiuso, ma mai claustrofobico dove l’aria e la vita vera e vissuta arrivano proprio dalla sua finestra da cui si affaccia, contempla, ricorda e spera. Realizzato in stop motion, Solitaire è un gioiello d’animazione che fa bene all’anima. Impossibile non innamorarsi e commuoversi con questi due protagonisti di un mondo che sa di antico e che ricorda, in un certo qual modo, quello disegnato da Walt Disney ne Gli Aristogatti (nei titoli di coda e nel momento della festa con i gatti randagi) come lo splendido Les Triplettes de Belleville (Appuntamento a Belleville) di Sylvain Chomet a cui il regista dice di essersi ispirato. Lì c’era una tenera, paffuta e occhialuta vecchietta che aveva come unica preoccupazione giornaliera il cibo da preparare al nipote ciclista; qui i vecchietti sono due, ma in entrambi i casi sono tutti protagonisti di giornate svuotate di incombenze e di occasioni.

Edoardo Natoli

Guardando gli otto minuti di Solitaire – scritto dal regista con Paola Rota e montato da Nicola Sorcinelli (per cui Natoli ha scritto il suo primo film, Milosc, che vedremo presto) – ne rimarrete conquistati. Ad impreziosire il tutto, ci sono i disegni di Giuseppe Di Maio e gli effetti visivi di Michele Falasconi capaci di creare un’animazione che ricorda lo stile dei disegni delle cartoline e le illustrazioni di alcuni libri. L’amore non conosce le sue ragioni neanche a tarda età, ci ricorda Natoli che dedica il corto alla madre scomparsa, ma immaginiamo anche ai suoi nonni a cui era molto legato. È un momento della vita in cui a contare, più che le parole, sono i piccoli gesti e le attenzioni quotidiane che, di colpo, diventano grandi. I due anziani protagonisti non parlano mai, ma al loro posto ci pensano le coinvolgenti musiche di Gianluigi Carlone che ci fanno pensare ad Amélie Poulain e al suo mondo intimo e fiabesco, ricco di ironia e tenerezza. La solitudine è il tentativo di reagire ad ogni ostacolo e la cosa bella è che quando si incontra con un’altra, può iniziare a fare le cose in due diventando una cosa sola.

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