"Il ritratto è un atto di seduzione ed io faccio di tutto per farlo accadere" Giovanni Gastel

In mostra al Maxxi di Roma, The People I like, l'esposizione dedicata al fotografo italiano che "raduna tutte le persone che mi hanno lasciato entrare nel loro animo attraverso gli occhi, le pose, i gesti".

© Stefano Guindani

«Piantala di dire che sei un fotografo di qualcosa, di moda, di still life... Tu sei un fotografo e basta. E poi fotograferai quello che ti pare. Mi disse così Germano Celant, grande amico, critico e direttore artistico. Per quarant’anni, fino alla recente scomparsa, ha curato le mie mostre istituzionali. Questa esposizione è dedicata anche a lui» racconta Giovanni Gastel. The People I like è in mostra al Maxxi di Roma fino al 22 novembre (per questa mostra Marie Claire è media partner del Maxxi ndr) e si possono scoprire, osservare e riconoscere 200 ritratti che il maestro della fotografia ha scattato ai personaggi che più lo hanno colpito: da Barack Obama a Marco Pannella, da Germano Celant a Ettore Sottsass, fino a Bebe Vio, Luciana Littizzetto, Monica Bellucci e molti, molti altri.

«È stata una selezione piacevole ma molto difficile - commenta Uberto Frigerio, curatore - ci sono persone provenienti da ambienti disparati e con professioni diverse. Ma duecento è un numero esiguo rispetto al grande archivio fotografico del Maestro». L’allestimento è dell’architetto Piero Lissoni, donato al Maxxi, affinché i visitatori possano scoprire i ritratti di Giovanni Gastel seguendo l’istinto, orientandosi in uno spazio labirintico, chiuso tra le quinte di dimensioni differenti. I personaggi dei ritratti si affacciano dalle finestre/cornici come in una sorta di paesaggio urbano, le 80 immagini della serie colli alti neri completano la proposta espositiva portando lo spettatore all’interno di una galleria d’arte.

Monica Bellucci
Giovanni Gastel

Come riesce attraverso una sola immagine a raccontare la complessità del soggetto che ha di fronte?
Il ritratto è un atto di seduzione e io faccio di tutto per farlo accadere. Deve costruirsi una relazione tra me e il soggetto fotografato. Vado oltre l’esteriorità mettendo al centro l’anima che traspare dalla posa, dall’espressione del volto, dalla gestualità. Penetro nella sfera psicologica dell’individuo aspettando quel momento in cui abbassa le difese e si mostra a me. Il fotografo non è uno specchio ma un filtro: quando i soggetti lasciano il personaggio e diventano esseri io riesco a entrare con la macchina fotografica e vedo la mia verità. Ci sono persone che trasmettono emozioni profondissime e altre nulla. Il mio mestiere è cristallizzare quelle emozioni. Nel sorriso di Obama, mi disse il suo staff, si vede tutta la storia del popolo afroamericano.

Quanto tempo impiega per realizzare un ritratto?
Pochissimo. Non più di dieci minuti. La foto deve essere veloce filosoficamente. Se ti rendi conto che ci stai mettendo più tempo del previsto è meglio smettere. Fotografare per me è una necessità, non un mestiere, a cui rispondo con grande felicità. Si ride e scherza nel mio studio. Nei primi 10/15 scatti c’è quasi sempre la foto buona ed io so quando l’ho scattata, percepisco una specie di beatitudine.

Che reazione hanno le persone che ritrae quando si guardano nelle sue foto?
Molti piangono. Eppure le fotografie non sono così brutte, dico spesso scherzando.

Barack Obama
Giovanni Gastel

Che cosa accomuna i 200 ritratti di The People I like?
La presenza, nei soggetti fotografati, di un’anima profonda, di una verità che va oltre il ruolo sociale. La vita secondo me è costituita da due grandi gruppi di cose: quelle vere come un amore, un figlio, gli amici, un libro che ti ha segnato e il resto che, invece, è un gioco di società, come il Monopoli. Quando giochiamo vogliamo vincere ma dobbiamo stare attenti a ricordare che si tratta di un gioco. Questa mostra è il tentativo di ricucire insieme le persone per bene.

Come si sente quando il pubblico entra in contatto con una parte inedita di lei?
Sono molto emozionato. Il titolo della mostra è importante sentimentalmente per me: The People I like. Raduna tutte le persone che durante gli scatti, fatti in momenti e situazioni differenti, mi hanno lasciato entrare nel loro animo attraverso gli occhi, le pose, i gesti. E poi sono diventati amici, oppure lo erano già. Il like nasce proprio qui.

Nella parte finale del percorso espositivo trovano spazio gli 80 ritratti dei colli alti neri. Come nasce questa serie?
Prende forma dall’esigenza di azzerare il contesto per fare emergere l’unicità di ogni soggetto, l’anima, la gestualità. Tutti i personaggi ritratti indossano un dolcevita nero, capo che considero elegante, stessa luce, stesso ambiente. Ho lavorato con i volti e le mani e l’esperimento è riuscito: non conta l’abito, viene fuori la persona.

Bebe Vio
Giovanni Gastel
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