Pandemic Stains, le fotografie con luce multi-spettro che rendono visibile l'invisibile

Luoghi e oggetti che all'apparenza conosciamo e che ora sfidano la nostra prospettiva sulla realtà, tra senso di fascino e inquietudine.

pandemic stains
Pietro Baroni e Marco Casino

La fotografia, che sia nella sua forma artistica o di reportage, ambisce a farci vedere la realtà con occhi diversi. Il progetto Pandemic Stains di Pietro Baroni e Marco Casino ci riesce in maniera piuttosto letterale grazie alla luce multi-spettro. I due fotografi hanno utilizzato lo stesso strumento in dotazione alle forze dell'ordine nelle indagini scientifiche per illuminare con un'altra prospettiva oggetti di uso quotidiano e luoghi apparentemente conosciuti ai nostri occhi. Senza alterarli in alcun modo, tengono a precisare, quindi quel che si vede è proprio ciò che c'è in una situazione di normalità.

Una cucina di appartamento ritratta con luce multi-spettro.
Pietro Baroni e Marco Casino
Oggetti che pensiamo di conoscere, sotto tutta un'altra luce.
Pietro Baroni e Marco Casino

Le tracce che vengono fuori alla luce sono quelle biologiche, dalle impronte alla saliva: «Il primo pensiero è che queste immagini mettono in discussione il concetto di pulizia e apparente asetticità che abbiamo interiorizzato in Occidente, ma abbiamo capito che le reazioni davanti alle foto possono essere molto diverse. Di sicuro cambia la nostra prospettiva su luoghi e oggetti ritratti», spiega Marco Casino. Che prosegue: «Non nascondiamo che vorremmo creare un effetto shock negli spettatori. Come immagini possono risultare molto forti, soprattutto perché li consideriamo luoghi e oggetti famigliari e "sicuri" e li vediamo così con un altro aspetto. Alcune persone rimangono colpite, incuriosite, altre schifate, interessate, altre ancora si interrogano. Una lettura talmente ampia del messaggio che abbiamo deciso di accompagnare le foto con alcuni commenti "tecnici", come quello di un medico infettivologo, di un politologo-sociologo e di un esperto forense». Prosegue Pietro Baroni: «Non è un lavoro prettamente scientifico, anche se si avvale di strumentazioni che lo sono. È nato durante il periodo del primo lockdown ed è chiaramente collegato alla situazione che stiamo vivendo, ma non significa che siamo stati capaci di rivelare luoghi, oggetti o persone che abbiano avuto una carica infettiva sufficiente per la trasmissione del Coronavirus».

Un ufficio in co-working.
Pietro Baroni e Marco Casino
Uno degli oggetti simbolo della pandemia da Covid-19.
Pietro Baroni e Marco Casino

La raccolta di immagini e testi è ormai talmente ampia che i due vorrebbero far diventare Pandemic Stains un libro vero e proprio, per il quale hanno iniziato una campagna di crowdfunding. La raccolta è accompagnata da una serie di foto più esteticamente delicate, ovvero dei fiori ritratti sempre con il metodo della luce ultravioletta, che i sostenitori della campagna possono ricevere con un contributo. La serie di quattro Ultra Flowers è pensata per essere stampata con l'utilizzo di speciali inchiostri UV che sotto una lampada di Wood evidenziano colori nascosti e fosforescenti. I due fotografi aspirano anche a portare Pandemic Stains nelle scuole, con moduli di lezione di un paio d'ore in video conferenza, per stimolare gli studenti a parlare delle piccole e grandi sfide che la pandemia ha portato nelle nostre vite. E, chissà, in futuro anche invitarli a produrre loro stessi delle immagini con la strumentazione della luce multi-spettro.

Ultra Flowers: fiori fotografati con la luce multi-spettro.
Pietro Baroni e Marco Casino
Pandemic Stains è il progetto fotografico con luce multi-spettro di Pietro Baroni e Marco Casino. È in corso la campagna di crowdfunding per farlo diventare un libro.
Pietro Baroni e Marco Casino

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