La coppia di ricercatori che potrebbe cambiare il destino del vaccino contro il Covid 19

Ugur Sahin e Özlem Türeci, a capo di BioNTech, sono responsabili dei primi risultati innovativi per neutralizzare il virus.

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BioNTech. Come rock'n'roll ma senza apostrofi nella grafia. Biologia e tecnologia, matrimonio rassicurante e duraturo che ha permesso grandi evoluzioni e veri e propri balzi in avanti del concetto di salute. Ed è davvero un matrimonio che struttura l'azienda tedesca, responsabile dei primi risultati positivi nella sperimentazione del vaccino contro il Covid messo a punto assieme alla casa farmaceutica americana Pfizer. Alla base di questa cooperazione internazionale incentrata su un unico obiettivo c'è una storia d'amore e di rottura, caparbietà, migrazione e accoglienza, riporta il New York Times. Quella di Uğur Şahin e Özlem Türeci di BioNTech, di cui sono fondatori, medici entrambi di origine turca e residenti in Germania, dove la migrazione dal paese ponte tra Europa e Asia è la più consistente. La vocazione simile ha contribuito a far incontrare, conoscere, innamorare i due medici in nome della scienza; ma quella del vaccino contro il Covid 19 è soprattutto una storia felicemente multiculturale.

Il dottor Ugur Sahin è nato a Iskenderun, in Turchia, e all'età di quattro anni si è trasferito con la famiglia in Germania. Precisamente a Colonia, quarta città del paese per popolazione e ricchezza, nel land nordoccidentale del Nordreno-Vestfalia, operoso di fabbriche: i genitori del dottor Sahin erano impiegati alla Ford, la casa automobilistica. Ma di pistoni e motori diesel il giovane Sahin non ha intenzione di occuparsi. Lui vuole fare il medico e porta avanti con determinazione questo desiderio, laureandosi prima in medicina all'Università di Colonia, poi vincendo un dottorato nel 1993 sull'immunoterapia nelle cellule tumorali, la sua missione accademica si è sempre concentrata sulla ricerca sul cancro. Dopo aver lavorato negli ospedali di Colonia si trasferisce a Homburg, nel sud-ovest della Germania.

Pochi anni prima nella Bassa Sassonia, che a dispetto del nome è uno dei land più settentrionali, nasceva la futura dottoressa Özlem Türeci, anche lei figlia di immigrati turchi, padre medico formatosi a Istanbul. A differenza di Sahin, Türeci cresce imbevuta di cultura medica, di diritto alla salute, di ispirazione alla cura e alla ricerca. Inizialmente pensa di diventare infermiera, ma si converte rapidamente alla medicina specializzandosi in immunologia e finisce anche lei a Homburg a studiare. L'incontro tra due anime scientifico-affini detta il corso del resto della storia: Uğur Şahin e Özlem Türeci sembrano fatti per stare insieme, condividono idee di vita e di lavoro, approccio alla ricerca e background di desideri, insegnamento (incluso all'università di Zurigo) e laboratorio. Tanto che il giorno del loro matrimonio, nel 2002, passano in laboratorio a controllare i loro studi prima di andare in municipio a firmare, poi si rimettono i camici bianchi per rientrare a lavorare. Un piccolo aneddoto che riassume la croce e la delizia del ricercatore vocato ad un obiettivo, pronto a mettere da parte qualunque extra per ottenerlo. Nel loro caso sono ben due sfide precise: i vaccini sviluppati su base mRNA e le terapie immunitarie contro il cancro.

Appena un anno prima di sposarsi, Şahin e Türeci lasciano l'insegnamento e passano all'azione diretta. Hanno in mente qualcosa di grande: costruire una gigantesca azienda farmaceutica europea per finanziarsi in proprio. Sanno bene che spesso tante ricerche si arenano nel nulla per colpa di mancanza di fondi o conflitti con gli interessi, principalmente economici, dei propri investitori. Fondano la Ganymed Pharmaceuticals, dove sviluppano medicinali basati sugli anticorpi monoclonali per il trattamento del cancro (la rivenderanno nel 2016 per una cifra milionaria), e nel 2008 è la volta di BioNTech, dove si studiano le ampie possibilità di impiego dell'mRNA nelle terapie antitumorali: l'RNA messaggero è la molecola che codifica e porta le istruzioni contenute nel DNA per la produzione di proteine. Viene utilizzato in forma sintetica (creata in laboratorio) per lavorare su determinate proteine che servono a istruire il sistema immunitario nel contrasto a certe patologie. Tra queste figurano le proteine tipiche di alcune cellule tumorali, e in larga scala quelle di virus e batteri.

La specializzazione di BioNTech in materia è tale che l'azienda guadagna subito l'attenzione degli investitori. Tempo dieci anni e inizia la prima collaborazione BioNTech -Pfizer, la casa farmaceutica americana di Viagra, Xanax e Zoloft guidata dal CEO Albert Bourla. E non è solo un discorso scientifico, amplia il multiculturalismo: Bourla è di origine greca, paese che ha una lunghissima storia di conflitti irrisolti con la Turchia. Ed è anche lui un immigrato, in USA stavolta. "Lo sappiamo che lui è greco e io sono turco. È stato molto personale sin dall'inizio" ha detto il dottor Sahin, rivelando poi di aver legato con il capo di Pfizer proprio per le comuni storie di migrazione e scienza: "La fiducia e il rapporto personale sono importanti in questi lavori, perché va tutto velocissimo". Da parte sua Albert Bourla ne parla come un unicum: "Gli importa solo della scienza, discutere di affari non è cosa sua, non gli piace proprio. È uno scienziato e un uomo di principi. Mi fido di lui al 100%". Le ricerche peculiari di BioNTech hanno spinto anche altri grandi nomi a dar loro fiducia: nel 2019 è la fondazione di Bill e Melinda Gates a investire ben 55 milioni di dollari nella ricerca di BioNTech sulle terapie per l'HIV e la tubercolosi. Nello stesso anno il dottor Sahin vince il Mustafa Prize, un riconoscimento che l'Iran rilascia ogni due anni agli scienziati e ricercatori di fede musulmana. BioNTech oggi conta 1800 persone nello staff: la sede principale è a Mainz con uffici a Berlino, in USA (a Cambridge, in Massachusetts) e in altre città tedesche. Ma Uğur Şahin e Özlem Türeci non si sono montati la testa: vivono vicino al loro ufficio in una casa modesta e semplice, assieme alla figlia adolescente. E, ironia dell'eredità famigliare, vanno al lavoro in bicicletta perché non hanno nemmeno la macchina.

Le prime dichiarazioni sul vaccino Covid hanno fatto sganciare un respiro di speranza, alimentando le aspettative sulla prevenzione futura a determinati virus, tra cui il gruppo particolarmente contagioso dei coronavirus. Finora il Covid 19 ha ucciso 1 milione e 200mila persone in tutto il mondo, ma il conto continua a salire. Il vaccino che ferma la pandemia arriverà a Natale? Presto per dirlo, sbilanciarsi in modo tanto ottimistico è un errore. La medicina e la biotecnologia hanno bisogno dei loro tempi di prova e sperimentazione. Il 90% di efficacia nei primi test volontari (su soggetti sani, mai contagiati né asintomatici inconsapevoli) è una percentuale davvero consistente. Uğur Şahin e Özlem Türeci hanno avuto la certezza dei risultati solo domenica sera, poche ore prima dell'annuncio ufficiale. Una tazza di tè turco e un sospiro di sollievo per celebrare il primo traguardo. L'ennesimo insieme.

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