Riuscire a motivare in un momento di incertezza richiede carisma. Novembre 2017, nomina ufficiale del direttore generale dell'UNESCO Audrey Azoulay, che succede alla bulgara Irina Bokova (prima donna a ricoprire la carica). Sono i giorni immediatamente successivi ad una delle maggiori tensioni della storia dell'organizzazione: gli USA hanno annunciato la loro uscita dall'UNESCO e il ritiro dei fondi stanziati, fratturando definitivamente il loro rapporto dopo le proteste del 2011 per l'ammissione della Palestina tra gli stati membri. La nuova direttrice generale Audrey Azoulay pronuncia un discorso asciutto, ma sotto la superficie elegante delle parole scelte c'è poco spazio per la diplomazia. "In quest'epoca di crisi, sono convinta che sia più necessario che mai impegnarsi per l'UNESCO, sostenerla, cercare di rinforzarla e riformarla, invece di renderla ancora più fragile". In sostanza, l'approccio economico finanziario della maggiore potenza mondiale è aridamente vuoto senza il sostegno della cultura, dell'arte, e dell'educazione. La cultura è politica, punto. E non deve essere elitaria, tantomento in tempo di crisi, ma accessibile a tutti senza differenze di classe, genere, disponibilità economica. Il discorso di Audrey Azoulay contiene le parole più egualitarie ascoltate dentro il palazzo dell'UNESCO. D'altronde il background della nuova direttrice generale è esattamente quello interculturale, ricco di stimoli, che si è sviluppato in una famiglia dove i libri venivano prima delle paghette.

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La bio di Audrey Azoulay inizia nel 1972, quando nasce a La Celle-Saint-Cloud a Yvelines da genitori di origine ebraico-marocchina provenienti da Essaouira. Cresce però a Parigi, quartiere Beaugrenelle, rive gauche per posizione geografica ma pure per le idee politiche che formano l'intero arco educativo di Audrey Azoulay. Il padre André Azoulay è giornalista e politico, nel 1991 diventa consigliere del re del Marocco Hassan II e mantiene la carica con l'attuale Mohammed VI; la madre Katia Brami è una dame de lettre, una scrittrice. La zia paterna, Éliane, è giornalista a Télérama. Audrey Azoulay è la più piccola di tre sorelle, le altre due sono Judith e Sabrina: la famiglia è di ampie vedute, infusa di dibattiti e discussioni di politica internazionale sui grandi conflitti del mondo, tra cui quello israelo-palestinese. Affari interni, ben pochi: lo sguardo e la mente devono anche saper andare oltre. In casa Azoulay si masticano libri e grandi temi sin dall'infanzia, in caso di mancanza di tomi ci si rivolge alle biblioteche. Da liceale, Audrey Azoulay è una pasionaria: manifesta il suo antifascismo e scende in piazza contro il progetto di riforma dell'università nel 1986. Ci tornerà nel 1995 contro la riforma Juppé per le pensioni e alle presidenziali del 2002, una delle peggiori sconfitte del partito socialista francese: spaccato internamente da cinque candidati, fu scavalcato al primo turno dai liberali di Jacques Chirac e dalla destra estrema di Jean-Marie Le Pen, che andarono poi alla seconda votazione. Fu la prima, esplicita crescita del Front National nel paese. "Quella sera, saranno state le lacrime, la vergogna, siamo scesi in piazza. Sono molto elementare: per me questo tipo di incoerenza si rivela catastrofica" ebbe modo di ricordare Azoulay anni dopo.

Dopo il diploma e il ritorno dei genitori in Marocco, per mantenersi alla facoltà di Scienze politiche Azoulay lavora in banca ("L'odiavo" ammise in seguito), prende due master di cui uno in business administration durante un Erasmus all'università di Lancaster, in Inghilterra, poi entra all'École nationale d'administration (chiusa dal presidente Macron nel 2019, è stata per anni la scuola di formazione della politica francese). Per la prima volta Audrey Azoulay tocca con mano l'antisemitismo della Francia, il razzismo diretto e non velato. Lei non ha la doppia cittadinanza come i suoi genitori ma è comunque molto legata al Marocco e alle sue origini, che improvvisamente diventano uno stigma per sminuirla e attaccarla sul lavoro. "È stato uno shock" raccontò anni dopo al Journal De Dimanche. L'esperienza, oltre a farle capire che il tempo del business va spostato da un'altra parte (e infatti se ne va alla corte dei conti prima di passare al CNC, Centre national du cinéma et de l'image animée, dove ricopre diverse cariche tra cui vicedirettore per gli affari multimediali, Direttore finanziario e legale e Vicedirettore generale), le regala un'altra convinzione: c'è bisogno di cultura, e di lottare per essa. "La cultura è sempre una battaglia, devi convincere, combattere" ripete come un mantra. Che insegna anche ai suoi due figli, un maschio e una femmina, avuti col marito François-Xavier Labarraque, conosciuto negli anni dell'università. Come ha svelato il Financial Times, Audrey Azoulay e il marito vivono nel quartiere di Montparnasse, nella casa che fu di un pittore cubista polacco, circondati di libri, pezzi di design, coperte marocchine e piante esotiche, altra grande passione della direttrice.

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In politica attiva, nonostante l'impegno amministrativo pubblico, ci entra tardi: nel 2014 è il presidente François Hollande a chiederle di diventare la sua consulente per cultura e comunicazione, due campi in cui lo accusano di difettare parecchio. Per la caparbia ed elegante funzionaria è il primo passo di fusione delle carriere: tempo di un rimpasto di governo e nel 2016 arriva la nomina di Audrey Azoulay a ministro della cultura, vale a dire la massima autorità e istituzione nella materia che ama di più, succedendo a Fleur Pellerin. Durante il suo brevissimo mandato, appena un anno e quattro mesi, il budget per la cultura viene aumentato di 2,9 miliardi di euro, cifra record nella storia di Francia. Inoltre finalizza la riforma per l'assegno di disoccupazione ai lavoratori della cultura riconoscendo lo status professionale ad artisti e creativi, partecipa alle discussione sull'abbattimento del gender pay gap e dell'uguaglianza dei salari tra uomini e donne, propone una legge per la tutela di libertà e indipendenza di informazione. In campo internazionale porta avanti come rappresentante francese all'UNESCO la proposta per la protezione del patrimonio artistico nelle zone di guerra che diventa ufficialmente una risoluzione nel 2017, appena pochi mesi prima della sua nomina nella rosa dei 9 candidati al ruolo di direttore generale dell'organizzazione. Dove emerge per le sue qualità e la sua trasversalità tra personalità di spicco, e nonostante le forti pressioni dei paesi arabi che vorrebbero uno dei loro rappresentanti a guidare l'organizzazione, Audrey Azoulay viene eletta con due voti di scarto sul candidato del Qatar Hamad bin Abdulaziz Al-Kawari. La sua missione pubblica di promozione della interculturalità, del dialogo, dell'educazione, ha ancora più spessore vista la situazione delicata che ha trovato in casa UNESCO, con la fuga degli Stati Uniti. "Il fatto che siano fuori non è un bene né per l'organizzazione, né per gli Stati Uniti. È 0ltre la questione politica". È cultura, punto. Protezione e diffusione per tutti, perché secondo Azoulay assieme cultura e istruzione "sono le forze di unità e riconciliazione". Che sia in famiglia o sullo scacchiere internazionale.

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