Perché nella realtà non è mai esistita una Regina degli Scacchi?

Per i grandi campioni a cui si ispira Beth Harmon nella serie Netflix, gli scacchi "non sono sport per donne": ma cosa c'è dietro la carenza di campionesse?

Ci sono commenti su una serie tv che a volte vanno fatti quando già in molti l’abbiamo vista e il rischio di spargere spoiler è basso. Anche se La regina degli scacchi, che è la serie Netflix di cui stiamo per parlare, è ancora in cima alla classifica fra le più viste pur avendola già spazzolata in un avvincente binge watching in molti – solo nel primo mese, oltre 62 milioni di spettatori in giro per il mondo –, e anche se molto è già stato scritto riguardo la fotografia, le ambientazioni, il guardaroba della protagonista Beth Harmon che vorremmo rubarle a bracciate dall'armadio, la storia che coinvolge anche chi di scacchi non ci ha capito mai niente più dell’ingegneria nucleare (a meno che non sia ingegnere nucleare), forse c'è ancora qualcosa da dire su questa serie che lascia (attenzione, spoiler) con il dolce in bocca e un senso di onnipotenza proporzionale all’immedesimazione in Beth che abbiamo provato tutti, mentre sbiancavamo in candeggina la formula del “mai una gioia”. Ma una volta elaborata la soddisfazione, è inevitabile porsi una domanda a rischio: perché nella realtà non ci sono mai state campionesse mondiali di scacchi?

L’attrice Anya Taylor-Joy interpreta la scacchista Beth Harmon nella serie tv Netflix "La Regina degli Scacchi"
Arnold JerockiGetty Images

La domanda se l’è posta anche Euronews perché la storia di Beth Harmon non è vera ed è tratta dal romanzo The Queen Gambit di Walter Tevis pubblicato 37 anni fa (ora risalito nelle classifiche di vendita). Nella realtà, nessuna donna è mai andata oltre il decimo posto nella classifica mondiale e un grande campione come Bobby Fischer nel 1963 dichiarò che questo dipendeva dal fatto che “le donne non sono abbastanza brillanti da vincere a scacchi”. La frase non ci scandalizza, se pensiamo a quanti docenti universitari sentiamo ancora dire lo stesso sulle materie Stem. Eppure ci si aspetterebbe che in 57 anni, durante i quali un paio di generazioni hanno dimostrato che le donne posso fare tutto, le cose siano cambiate anche nel misterioso mondo popolato da pedoni e cavalli. Ma secondo la scacchista ungherese Judit Polgar, che ha raggiunto il più alto posizionamento della storia in una classifica mondiale, questo non è accaduto. Anzi, commentando il finale della serie, ha detto che gli uomini, nella competizione degli scacchi, sono tutt’altro che amichevoli e collaborativi con le donne come lo sono con gli altri giocatori maschi. I campioni non perdono proprio il loro tempo a fare da mentore a una ragazza.

La scacchista Judith Polgar a 12 anni nel 1989.
Yves ForestierGetty Images

Lo scacchista russo Garry Kasparov, un altro grande campione che ha pure collaborato come consulente tecnico per il making de La regina degli scacchi, è stato d’accordo con l’affermazione di Fischer per lungo tempo fino a quando nel 2002 non è stato battuto proprio da Judit Polgar. In pratica, l’unica donna che ha raggiunto un certo livello nelle competizioni di cui si ha notizia negli annali, e che potrebbe avvicinarsi alla figura di Beth Harmon era una cubana di nome Maria Teresa Mora Iturralde che nel 1922 fu introdotta e istruita all’arte degli scacchi da un uomo, quel José Raul Capablanca spesso citato nella serie tv, che la avviò fino alla conquista del titolo di Maestra di scacchi a soli 20 anni, per poi essere lasciata nel dimenticatoio dopo la sconfitta ai campionati cubani del 1922.

Lo scacchista russo Garry Kasparov nel 1999.
Frank PetersGetty Images

Al momento, spiega Euronews, c’è una scacchista professionista ogni 15 scacchisti uomini nelle competizioni internazionali che sono sia miste che di genere, queste ultime evitate da Judit Polgar che nella vita è soprannominata proprio The Queen of Chess, come il titolo scelto per la versione in italiano della serie, e che ha sempre preferito misurarsi con gli uomini. Polgar ha sempre ritenuto infatti che le competizioni per sole donne ne limitino la scalata nel ranking mondiale e probabilmente ha ragione, visto i risultati che ha raggiunto. Inoltre, non essendo coinvolta alcuna prestazione fisica, la spartizione è ormai ingiustificata. Come era prevedibile, il successo della serie ha fatto riscoprire un forte interesse per il gioco degli scacchi e secondo le statistiche, già a causa di lockdown e quarantene Covid, si stava verificando un picco di partite sulle piattaforme online in cui spesso non sai nemmeno se il tuo avversario è un uomo o una donna, e il numero di spettatori in streaming delle partite dal vivo, lo scorso ottobre, era raddoppiato rispetto al 2019. Se questo entusiasmo al quale la serie tv ha dato una spinta drastica, soprattutto fra le ragazze, dovesse durare oltre la fine della pandemia, assisteremo finalmente a una scalata delle donne in quello che ormai potrebbe diventare uno sport olimpionico a partire dall'edizione 2024 a Parigi? Chiediamolo a chi, negli anni 80 seguiva il tennis che era quasi tutto al maschile...

This content is imported from {embed-name}. You may be able to find the same content in another format, or you may be able to find more information, at their web site.
This content is created and maintained by a third party, and imported onto this page to help users provide their email addresses. You may be able to find more information about this and similar content at piano.io
Pubblicità - Continua a leggere di seguito