A che punto siamo sulla parità di genere in Italia, numeri alla mano

Un sondaggio del Parlamento Europeo lo indica come valore primario specialmente nel nostro paese: ma cosa manca, ancora oggi?

portrait of young beautiful caucasian woman in white shirt posing against terracotta wall
Igor UstynskyyGetty Images

Più in alto della media europea, e stavolta non per un triste record negativo. Nel nuovo sondaggio che il Parlamento Europeo ha commissionato a Kanter tra novembre e dicembre 2020 su un campione di 27213 persone dai 15 anni in su proveniente da tutti i 27 stati dell'Europa, la media europea sul valore della parità di genere si attesta su un simbolico 42%. Ma la parità di genere in Italia alza la media: è considerata fondamentale dal 44% degli intervistati. Più forte solo in Francia e in Spagna, segno che i paesi dell'area ovest del Mediterraneo si somigliano anche nelle stesse, urgenti necessità. Due punti percentuale sopra la media, in un momento storico come quello attuale, sono il quadro in cui inscrivere le importanti discussioni che hanno animato le nomine delle ministre del governo Draghi. E in un paese tendenzialmente poco incline a riconoscere l'uguaglianza di genere nella società, la cifra riportata dal sondaggio è un traguardo vero, certifica il primo valore da tenere presente e da difendere nel tempo della ripresa economica post pandemica. Fanno seguito la solidarietà tra gli stati membri e la difesa dei diritti umani nel mondo e (in UE rispettivamente al terzo e primo posto). Se complessivamente 48% degli intervistati invita il Parlamento europeo a occuparsi del contrasto alla povertà e delle disuguaglianze sociali (tranne che in Finlandia, Repubblica Ceca, Danimarca e Svezia, dove sono precedute dalla lotta al terrorismo e al crimine), il 29% dei cittadini italiani chiede soprattutto misure urgenti per garantire la piena occupazione.

Parlare di lavoro e uguaglianza di genere in Italia: sono due concetti che vanno di pari passo, da sempre. La difesa della parità di genere è la priorità per superare l'emergenza sanitaria, risanare l'economia e garantire l'occupazione alle persone più in difficoltà, che non sono solo categorie demografiche da statistica. Per questo associazioni e iniziative come Giusto Mezzo, costola dalla campagna europea Half Of It promossa dall'eurodeputata Alexandra Geese, stanno lavorando per far presente la necessità di liberare la forza lavoro femminile. La più bloccata, dimenticata e in crisi dell'intero comparto occupazionale italiano, protagonista dell'agghiacciante fotografia anticipata dall'ISTAT a dicembre 2020, quando i dati della disoccupazione femminile dovuta alla crisi economica hanno registrato 99mila posti di lavoro persi (su 101mila) solo nell'ultimo mese dell'anno. Per i dati annuali ci sarà da aspettare aprile 2021 come da direttiva europea (appunto), ma a oggi non sembrano certo confortanti. Nel frattempo la Fondazione studi consulenti del lavoro ha messo a confronto la disoccupazione tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, con altrettanti numeri drammatici: 470mila donne hanno perso il lavoro su 841mila occupati, il 55,9% della forza lavoro.

Da tempo è tempo di uguaglianza di genere sul lavoro in Italia: ora più che mai?

Passa per forza di cose dall'Europa, che ha ripetutamente bacchettato il Paese per il mancato rispetto della gender equality, ma al tempo stesso ne è diventata l'ultimo baluardo di resistenza: la parità di genere nell'Agenda 2030 ha un posto d'onore, il quinto obiettivo (di 17) per lo sviluppo sostenibile: "parità di opportunità tra donne e uomini nello sviluppo economico, l’eliminazione di tutte le forme di violenza nei confronti di donne e ragazze (compresa l’abolizione dei matrimoni forzati e precoci) e l’uguaglianza di diritti a tutti i livelli di partecipazione".

Nella ripresa, ovviamente, non mancano le misure economico-finanziare che il Parlamento europeo ha stanziato per ognuno dei singoli paesi membri. Quelle dell'Italia sembrano soddisfare quasi 3 cittadini su 4 (il 69%, in linea con la media europea), nonostante il poderoso scetticismo e lo sguardo obliquo con cui gli italiani guardano categoricamente le decisioni di Bruxelles (solo il 16% degli italiani approva l'Europa così com'è, mentre il 48% non apprezza ciò che è stato fatto finora e il 25% vorrebbe delle riforme profonde). Vero è che sarà al governo italiano a decidere come utilizzare le risorse europee. Per questo è importante ricordare che l'uguaglianza non è solo la voce di un sondaggio europeo. La parità di genere è una lente attraverso cui guardare il mondo: corregge l'astigmatismo sulla condizione femminile, fa mettere a fuoco i dettagli e allunga lo sguardo. Migliora la visuale: a tutti.

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