Silvia Federici, la femminista degli anni 70 di cui negli Usa parlano tutti adesso

Emigrata da Parma all'America mezzo secolo fa, questa filosofa aveva previsto una delle conaseguenze più importanti della pandemia 2020 (e ora dicono tutti di lei "aveva ragione").

lavanderia
Westend61Getty Images

Intellettuali femministe italiane e dove trovarle. Spesso negli Stati Uniti, dove magari la misoginia non è un problema risolto, ma almeno è punita e indigna l’opinione pubblica. Di Silvia Federici femminista, nata a Parma nel 1942 ed emigrata negli Usa a 25 anni dove si è laureata in filosofia, se ne parlava molto negli anni 70 come una delle fondatrici di Wages for Housework, un collettivo internazionale che per la prima volta nella storia propose una retribuzione statale per le faccende domestiche, lo "stipendio alle casalinghe", come si diceva al tempo, che non ha nulla a che fare con misure straordinarie come i bonus versati in Italia oggi alle madri disoccupate, che hanno preso in prestito la definizione. Il concetto era solidissimo: il "lavoro riproduttivo”, espressione con cui la filosofa indica tutto il ciclo dei lavori che mantengono i membri della società nutriti, al sicuro, puliti, curati, quello che sembra cancellarsi e ripartire ogni giorno, è un lavoro essenziale che l’economia dà per scontato, che non riconosce e compensa moralmente, ma soprattutto materialmente. Non retribuirlo, dice Federici, è una forma di oppressione economica di genere, uno sfruttamento su cui si basa il capitalismo. Silvia Federici, che ha anche lavorato come insegnante in Nigeria, non è solo una specialista teorica dei fatti della vita e delle categorie meno privilegiate, per questo il New York Times l’ha intervistata in questi giorni per scattare la fotografia più nitida possibile di un problema riassunto nel titolo dell’articolo: Il lockdown ha mostrato come l'economia sfrutti le donne. E lei lo sapeva già.

A incontrare Silvia Federici è stata la scrittrice Jordan Kisner che, racconta nell’articolo, aveva notato come i commenti sui crolli economici, sociali e politici dovuti alla pandemia fossero intrisi del profetico pensiero di questa filosofa anche in ambiti in cui non era mai stata citata. “All'improvviso idee e frasi tratte dal suo lavoro erano ovunque nei miei feed di social media, nelle pagine editoriali e negli scambi con gli amici”, racconta l’autrice. Emerge così che i principi sostenuti da Silvia Federici non sono mai stati abbracciati pienamente dal femminismo mainstream, che ha puntato sempre sull’emancipazione della donna attraverso il lavoro fuori casa, piuttosto che - anche - sulla retribuzione di quello tradizionale. È andata poi che le più privilegiate delegano un’altra donna, pagata male e spesso non in regola, per svolgere compiti come crescere i loro figli invece di pretendere un pagamento per farlo in prima persona. Ma nella maggior parte dei casi, come dimostrano le statistiche, il risultato finale di questo tipo di rivendicazione femminista ha portato le donne a svolgere un doppio lavoro, fuori casa e in casa, perché il partner maschile (si parla del 75% dei casi) ha continuato ad aspettarsi che le faccende domestiche venissero svolte da una donna, anche se lavora già otto ore fuori casa.

Jordan Kisner cita una ricerca del 2020 di Oxfam che indicava il valore globale, ipotetico, in salario minimo per le donne che nel mondo si prendono cura della casa, dei familiari, degli anziani di famiglia: 11.000 miliardi di dollari. Secondo la studiosa di politiche pubbliche ed economiche Marilyn Waring è "il più grande settore dell'economia”, ma invisibile. Cosa c’entrano queste considerazioni, con la pandemia? C’è che la questione è tornata a galla nel dibattito sui settori dell'attuale sistema economico che hanno dimostrato più storture e considerazioni sbagliate, su quali siano i lavori più preziosi ed essenziali per l’economia di un paese. I lockdown hanno messo alla prova le classi meno agiate, ma hanno costretto quelle medie e alte a scoprire che le loro vite “erano filate lisce e senza intoppi perché avevano subappaltato il lavoro domestico, l'assistenza agli anziani e all'infanzia”, dice l’articolo. È stato così che molte celebrity, tra cui Julianne Moore, Charlize Theron e Shonda Rhimes, impossibilitate a ricevere in casa le tate e le colf, sono diventate - o tornate - bruscamente consapevoli dell’impegno domestico e si sono fatte portavoce di rivendicazioni quali la retribuzione delle casalinghe introdotta da Silvia Federici decenni prima. “Gli insegnanti meriterebbero di guadagnare un miliardo di dollari all'anno!", ha tuonato Shonda Rhimes su Twitter dopo il lockdown con due bambini di 6 e 8 anni. Ed è così che Silvia Federici è tornata a essere un riferimento, o meglio a riaffermarsi dopo essere stata già parzialmente recuperata dal passato ai tempi di Occupy Wall Street dalle femministe di nuova generazione che hanno letto i suoi saggi e i suoi articoli su New Yorker, Atlantic, The Cut. A Jordan Kisner, Federici ha detto di essere sorpresa lei stessa di essere stata ritirata in ballo, ma che era certa di vedere concretizzarsi prima o poi i danni della svalutazione del lavoro di cura in una crisi, il cui disagio deriva soprattutto da una condizione preesistente. Quale sarà il passo successivo di questa rimessa in discussione di una delle certezze più cristallizzate della storia umana, ovvero la presunta umiltà dei lavori domestici, non lo sappiamo ancora. Il primo obiettivo da raggiungere sarebbe almeno, finita la pandemia, di non rimettere tutto nel cassetto senza cambiarne una virgola, in attesa di una nuova crisi che mostri le corde proprio per questa noncuranza.

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