Mappa emozionale delle città simbolo di Lawrence Ferlinghetti

È scomparso il poeta viaggiatore, l'editore della Beat Generation di Kerouac, Ginsberg e Corso, l'agitatore culturale con cui abbiamo (ri)scoperto queste città.

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"Non chiamatemi Beat. Non sono mai stato un poeta Beat". Tutto e il contrario di tutto era Lawrence Ferlinghetti morto il 23 febbraio 2021, un mese prima di compiere 102 anni. Era nato nel 1919, riportano alcune biografie: ma lui stesso amava confondere le date e i fatti ingannando i cultori dell'anagrafe spicciola, lasciandosi fluire nel secolo senza limitare il suo passaggio. "Se avessi questioni biografiche cui rispondere, mi inventerei sempre qualcosa" dichiarava sardonico. Poeta, editore, pittore, agitatore culturale, promotore della libertà di espressione in tutte le sue infinite forme, il non-beat poet è stato un importante diffusore di spore alternative e underground nella cultura statunitense tour court. Uno sbuffo tra le carte ordinate degli accademici, un vento che per cento anni di vita e quasi settanta di attività ha attraversato città, nazioni, non-luoghi e specifici posti, dando a ciascuno un'impronta singolare. Tra i luoghi di Lawrence Ferlinghetti si nasconde la sua vera biografia personale, gli stimoli e gli istinti che lo hanno guidato, le prime volte e i ritorni, gli amori e le distanze, l'orrore e l'esperienza.

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Lawrence Ferlinghetti era nato a Yonkers, nello stato di New York, al confine nord con il quartiere del Bronx: ma con New York stessa e Boston, le roccaforti dell'intellighenzia letteraria americana, avrà a lungo rapporti scarsi e controversi. La critica USA ha faticato molto a riconoscere il suo status trasversale di animatore letterario (e anarchico editoriale) all'interno dei circoli ben definiti della cultura statunitense, e a lungo lo ha relegato tra i minor poets of San Francisco, che comunque non gli dispiaceva perché sapeva di essere anche altro, scavando l'ennesima fossa profonda tra East e West Coast. Eppure è A Coney Island of the mind la raccolta di poesie più famosa di Lawrence Ferlinghetti, pubblicata per la prima volta nel 1958 e ristampata numerose volte in tutto il mondo. È intitolata al borough residenziale di Brooklyn celebre per i suoi luna park retrò di montagne russe Cyclone, e gare di mangiatori di hot dog: parole per immagini di provincia nostalgica, tanto gentile quanto crudele. Un'evoluzione della terra desolata di T.S. Eliot cui Ferlinghetti non ha mai nascosto il suo debito, ammise persino di averlo copiato e usato per ispirazione. Però sosteneva apertamente che il suo intellettuale di riferimento fosse Pier Paolo Pasolini.

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Il capitolo Lawrence Ferlinghetti e l'Italia è un garbuglio di salti nel tempo, storia delle migrazioni, rapporti padre-figlio mai vissuti e osanna culturale, stavolta sì, perché il peso specifico di Ferlinghetti in Europa è stato riconosciuto prima e maggiormente rispetto agli USA. Una sorta di legame ancestrale con il continente lontano, alimentato solcando l'oceano a/r. "Cerco il mio vecchio che non ho mai conosciuto" scriveva anticipando le sue lunghe febbrili ricerche sugli antenati. Ad aiutarlo a ricostruire quella parte sfuggente della sua vita sono stati gli impiegati dell'anagrafe di Brescia e fortuite omonimie del cognome: per anni era stato sicuro di chiamarsi Lawrence Monsanto Ferling, alla leva gli dissero che la sua firma non era legale perché il cognome era diverso. Il suo patronimico aveva radici a Brescia, dove il padre Carlo Ferlinghetti era nato nel 1872; l'uomo era sbarcato ad Ellis Island ventidue anni dopo, come migliaia di altri italiani, in cerca di fortuna, e per facilitarsi i contatti aveva semplificato le sillabe del cognome. Aveva conosciuto Lyons Albertine Mendes-Monsanto, di origini franco-portoghesi sefardite, e si erano sposati: Carlo Ferlinghetti era morto per un attacco cardiaco nel 1918, sei mesi prima della nascita di Lawrence, e poco dopo la moglie fu ricoverata in manicomio. Il figlio piccolo fu affidato alla sorella Emily Monsanto, che lo avrebbe cresciuto fino all'adolescenza. All'Italia Ferlinghetti ha dedicato passione e componimenti legati a luoghi formativi come Spoleto (dove incontrò Ezra Pound, che gli ispirò la memoria inserita nella seconda parte di Open Eye, Open Heart nel 1973), Bologna (riconoscibile negli anni delle proteste studentesche in Far Rockaway, "alla solita manifestazione di studenti insoliti" con il divertito appunto virtuale "guidata da Umberto Eco, credo, o da qualche spiritoso che gli somiglia, sventolante una rosa") e Roma, celebrata nei Canti romani contenuti in Questi sono i miei fiumi, dal titolo omaggio a Giuseppe Ungaretti, e che Ferlinghetti indicò in Nilo, Senna e Tevere.

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C'è la Francia, anche. Strasburgo, dove visse fino all'adolescenza con Emily Monsanto prima di tornare a New York (dove la zia lavorava come governante in una ricca famiglia, i Bislands, che contribuirono anche all'educazione del ragazzo consentendogli di iscriversi all'università). Parigi, luogo di studio e d'amore: dopo la laurea in giornalismo alla University of North Carolina a Chapel Hill e il master in letteratura inglese alla Columbia, Ferlinghetti prese un dottorato in letteratura comparata alla Sorbona. Argomento della tesi in francese fu la città come simbolo nella poesia moderna, sigillo ufficiale del rapporto fervido tra Ferlinghetti e il mondo. Nella capitale francese conobbe George Whitman, il fondatore della libreria Shakespeare & Co. davanti Notre-Dame, con cui condividerà a lungo l'idea del negozio di libri che va oltre il mero commercio. Alla Parigi squassata dalle rivolte giovanili dedicò uno dei suoi incipit più belli, dal libro L'amore ai tempi della rabbia: "L'ultima volta che lei vide Parigi, quando per l'ultima volta cantarono gli uccellini, fu da un treno che velocemente si dirigeva verso sud nel 1968 al tempo della rivoluzione studentesca, e quello fu quasi l'ultimo treno che riuscì a partire, ma tutto ciò va oltre la storia, che iniziò una tarda sera alla Coupole a Montparnasse quando qualcuno la presentò a Julian Mendes, e così nacque una storia d'amore in quei giorni della rabbia". Pure nel suo caso l'amore era nato in movimento, ma sul transatlantico da New York a Parigi. Selden Kirby-Smith l'aveva già incontrata durante il master alla Columbia, si rividero per caso durante il viaggio e si innamorarono. Si sposarono nel 1951, ebbero due figli Julie e Lorenzo (che daranno loro tre nipoti in tutto), e divorziarono nel 1976. Viaggiarono costantemente tra gli USA e la Spagna, la Francia, l'Inghilterra dove esportarono con un reading il movimento dei figli dei fiori. Da allora la vita privata di Ferlinghetti è puro vento d'estate, divertito, a volte nebbia di polvere. Non è fatalità che un uomo così pubblicamente esposto esercitasse una minima censura nella datazione della sua stessa vita. Della sua esperienza nella Seconda guerra mondiale ha sempre parlato per sommi capi, aveva partecipato allo sbarco in Normandia nel 1944 ed era in servizio militare in Marina nel Pacifico quando sganciarono l'atomica su Nagasaki. "Tre miglia quadrate di poltiglia, costellate di ossa e capelli" scrisse, rivelando che quel momento storico lo fece diventare istantaneamente pacifista. Di guerra non volle più sentir parlare, nemmeno nelle lunghe settimane in Sudamerica tra Cile -con Allen Ginsberg nei giorni della rivoluzione cubana-, Bolivia, Perù e Messico. A Cuba arrivò nel 1960 quale attivista del Fair Play for Cuba Committee, e dedicò al capo della rivoluzione l'entusiastico scritto One Thousand Fearful Words for Fidel Castro.

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Ma la più amata è la West Coast di libertà. Big Sur, quella Big Sur che identifica la costa centrale della California e divenne titolo di un romanzo di Jack Kerouac. Lì Ferlinghetti aveva la seconda casa buen retiro, perché sulla prima non ci sono mai stati dubbi: San Francisco. La città più simbolicamente legata a Lawrence Ferlinghetti dal 1951, anno del suo trasferimento su suggerimento del poeta e scrittore Kenneth Rexroth conosciuto a Parigi. Nel 1953 fondò la libreria e casa editrice City Lights, chiedendo il permesso del nome direttamente a Charlie Chaplin in omaggio al suo film Luci della città. Di Beat Generation si era appena cominciato a parlare (spesso male), la nuova ondata di poeti e scrittori convergeva all'indirizzo per trovare ispirazione, pubblicazione, discutere. La City Lights contribuì a rendere epico il primo emendamento della costituzione americana pubblicando nel 1956 Howl (Urlo)di Allen Ginsberg, che nessun editore voleva dare alle stampe. Il poema fu censurato per oscenità e Ferlinghetti arrestato, diventando il simbolo della libertà di parola e di stampa di materiale considerato controverso, ma rilevante a livello letterario e sociale. A San Francisco Ferlinghetti legò tutte le sue cause umane, sociali e politiche, e un amore incontrovertibile. Una guida della città, Literary San Francisco, fu pubblicata nel 1981 con la socia della City Lights Nancy J. Peters.

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Nel 1988 tenne a battesimo dieci nuove strade di San Francisco, la toponomastica aggiornata con gli autori e scrittori che resero grande la città (tra cui Jack Kerouac, cui fu dedicato lo slargo che confina con il muro posteriore della City Lights). Una sorta di riconoscimento del potere dell'espressione (poetica e non) e un ambientalismo ante litteram che cominciava dall'urbanizzazione. "Cosa distrugge la poesia di una città? Le automobili la distruggono, e distruggono più della poesia. In tutta l'America, in Europa pure, le città e i paesi sono sotto assalto dell'automobile, sono letteralmente distrutte dalla cultura della macchina. Possiamo fermare l'Autogeddon" scrisse in un accorato pamphlet contro la ricostruzione post terremoto del 1989 della Central Freeway che attraversava la città. L'autostrada fu demolita a favore della costruzione di Octavia Boulevard, un esempio di (nuova) progettazione green delle città che tenesse conto anche delle esigenze di mobilità. Per il suo legame intenso con la città, nel 1994 a Ferlinghetti è dedicata una via di San Francisco, un caso rarissimo al mondo, forse l'unico per un poeta ancora in vita. Il più grande dei minori, il non-beat più beat, il Caronte di molte epifanie verso la poesia, il caustico celebratore di vita. Ma poi proprio sul più bello/arriva sorridente/il becchino. L'epitaffio perfetto se lo era già scritto da solo.

Lawrence Ferlinghetti davanti a City Lights Booksellers a San Francisco nel 1977.
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