Come entrare nella Case Arcobaleno, le strutture di accoglienza per ragazzi gay con genitori omofobi

Non tutti sanno che i giovani allontanati dalle famiglie per il loro orientamento sessuale possono chiedere accoglienza in una struttura dedicata.

La giornata internazionale contro l’omolesbotransfobia all’epoca di discussione del Ddl Zan assume un’importanza particolare e si colora di tinte vivissime in un’atmosfera quasi euforica, pari ai tempi in cui stava per essere approvata la legge sulle Unioni Civili che dal 2016 ha permesso a migliaia di coppie gay di tutelare legalmente la propria affettività. Ma proprio perché la patina su secoli di sofferenze nascoste si sta infrangendo come una crosta di crème brûlée, l’omofobia si inasprisce. Tra i fenomeni di maltrattamenti e di discriminazione più intollerabili c’è quello dell’allontanamento dei giovani omosessuali dalle famiglie di origine che li ripudia. Non tutti i ragazzi vittime di questa ingiustizia, doppiamente dolorosa perché arriva dalle persone da cui ti aspetti maggiore sostegno, sanno che esiste una rete di solidarietà chiama Ready, e un servizio di accoglienza e sostegno per loro con l’ospitalità in quelle che sono chiamate le Case Arcobaleno. Spieghiamo, grazie anche alla consulenza del Comune di Milano, di cosa si tratta e come si fa a chiedere aiuto a queste strutture quando si viene "invitati" a lasciare la casa dove si è cresciuti.

#1 Case Arcobaleno: quando sono nate? A Milano l'iniziativa è partita a luglio 2019, così come a Roma c'è la Casa Refuge, nata nel 2007 per iniziativa della Croce Rossa Italiana, il Gay Center e il sostegno della Regione Lazio. A Milano ci sono, per ora, due appartamenti dagli indirizzi segreti per garantire la sicurezza degli ospiti, con un totale di sei posti letto. I ragazzi che fanno richiesta vengono filtrati dalle associazioni aderenti al progetto che passano i nominativi al Comune. Finora sono stati salvati e seguiti 10 ragazzi e ragazze.

#2 Come si fa richiesta per entrare in una Casa Arcobaleno? Per Milano e dintorni si scrive una email ad antidiscriminazione@comune.milano.it che viene letta dagli operatori del Rainbow Desk, lo sportello attivo presso la Casa dei Diritti, per Roma bisogna invece scrivere a refugelgbt@criroma.org. Ci sono anche dei numeri telefonici a cui rivolgersi: per Milano 366 7541034, per Roma 800 713713.

#3 Come si ottiene l'ammissione? I ragazzi che fanno richiesta di accoglienza vengono convocati per un colloquio con operatori sociali esperti che valutano se il richiedente può risolvere col semplice ingresso in una delle case, o se ha bisogno di percorsi più specifici.

#4 Cosa succede nelle case arcobaleno, una volta ammessi? I ragazzi non vengono abbandonati a se stessi ma seguiti costantemente da psicologi e tutori per guidarli in un percorso verso l'autonomia e la completa accettazione di sé, poiché arrivano nelle case con l'autostima molto compromessa e in confusione sul loro ruolo nella società. Spesso odiano se stessi e faticano ad accettarsi, soprattutto se devono affrontare un percorso di transizione. Inoltre, dal punto di vista pratico, vengono incoraggiati a intraprendere un percorso di studi e professionale che li renda indipendenti economicamente.

#5 A che età si viene ammessi nelle Case Arcobaleno? In genere si cerca di assistere ragazzi molto giovani, le strutture romane hanno stabilito dei limiti fra i 18 e i 26 anni, mentre a Milano è capitato di ammettere un ragazzo di 30 anni. Questo perché i meno giovani a volte hanno bisogno di minore assistenza pratica, e a volte di essere seguiti soprattutto psicologicamente.

#6 Quando si deve lasciare una Casa Arcobaleno? Come detto, la struttura aiuta gli ospiti anche a raggiungere l'indipendenza economica tramite il completamente di studi, e aiuta a trovare un lavoro. Quando i ragazzi sono pronti, possono lasciare la casa come avrebbero fatto con la famiglia e iniziare una vita autonoma. Restano però in contatto con l'equipe che li ha seguiti, anche perché a questo punto sono diventati loro i membri della loro famiglia, tanto che nel 2020, gli ospiti hanno anche fatto il lockdown insieme, come un nucleo familiare a tutti gli effetti.

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