The Women's Pandemic, ovvero come le donne stanno traducendo la crisi pandemica in opportunità

Quattro professioniste e una ministra raccontano dal vivo come quella che sembra una battuta d'arresto per le donne potrebbe cambiare invece le cose in meglio (per tutte).

close up of a woman foreman talking over walkie talkie in plant warehouse worker reporting via walkie talkie
Luis AlvarezGetty Images

Non una parola di autocommiserazione, né il solito tè nel gineceo in cui inevitabilmente rischiano di autorecintarsi le donne quando si riuniscono per discutere di problemi che colpiscono soprattutto loro: il round table con quattro professioniste di successo, la ministra delle Pari Opportunità e una moderatrice, The Women’s Pandemic: A pathway to recovery, trasmesso in diretta su Facebook il 25 maggio e disponibile sulla pagina di Binario F, ruota prima di tutto intorno a un cardine cigolante: i problemi delle donne danneggiano tutta la società globale e finché la società stessa non lo ammette, non ci sarà crescita. La conduttrice Mia Ceran ha dato la parola a turno, in diretta, alle lucidissime ospiti che hanno dispensato parole di ispirazione per tutte e senza retorica, che ora proviamo a sintetizzare.

Nicola Mendelsohn è Vice Presidente di Facebook per l’Europa, il Medioriente e l’Africa, lavora nell’advertising dal 1992 e ha avuto una carriera sfolgorante. Ha sempre mantenuto un approccio particolare con il mondo del lavoro. Quando la figlia aveva un anno, ha preso la decisione di rinunciare a una parte del salario per lavorare solo quattro giorni a settimana invece di cinque, e lo ha fatto per 16 anni: “Questo ha influenzato positivamente il rapporto con mio marito, e i miei figli, ma anche con il lavoro, perché mi ha consentito di crescere in tutte le sfere della mia vita invece che solo nell’una o nell’altra”, racconta Mendelsohn. “Certo, ho avuto la fortuna di avere dei datori di lavoro comprensivi che me lo hanno permesso, e quando mi guardo indietro penso ‘accidenti se sono stata coraggiosa’, ma credo che se si è molto chiari nello spiegare le proprie intenzioni si ottengono risultati inaspettati”. La conduttrice le chiede di spiegare come Facebook affronti il tema del gender gap e che difficoltà ha incontrato a riguardo, durante la pandemia: “La disparità di genere è sempre inaccettabile e sbagliata e tutti possiamo sempre fare di meglio”, premette subito Mendelsohn, "anche perché le ricerche dimostrano che le imprese funzionano meglio quando le persone che ci lavorano sono felici e coinvolte, per cui abbiamo trovato diversi modi per affrontare il problema. Prima di tutto, Mark Zuckerberg si è posto l’obiettivo di garantire che entro il 2024 il 50% della nostra forza lavoro sia composta da categorie sottorappresentate, comprese le donne. I nostri report annuali sono molto soddisfacenti perché abbiamo visto un incremento notevole di donne in ruoli apicali ma anche in quelli tecnici, e questo è importante perché siamo una compagnia tecnologica. Quando facciamo le selezioni per nuove assunzioni ci assicuriamo che includano molte diversità. Inoltre, sosteniamo i nostri dipendenti ma in particolar modo le donne che, inutile negarlo, quest’ultimo anno si sono ritrovate sulle spalle il peso maggiore delle responsabilità domestiche. Non abbiamo posto mai le donne di fronte alla scelta di dover pensare ai figli o al lavoro e abbiamo esteso il congedo di paternità di quattro mesi. Siamo molto attenti alle politiche familiari, non si può pretendere che il lavoro sia di qualità se non c’è una vita privata di qualità”.

Simona Maggini è la Country Manager di WPP Italy
, grande gruppo di Comunicazione. A lei che lavora nel settore da 20 anni Mia Ceran chiede come il settore della pubblicità oggi può giocare un ruolo di player nel cambiamento della percezione delle donne: “Il mondo della pubblicità avrebbe questa opportunità, ma non c’è ancora un concreto impegno, se non per qualche esperimento sociale. La pubblicità è lo specchio del mondo reale ma a volte sfrutta creativamente gli stereotipi. Sfortunatamente, molti di questi stereotipi non sono esattamente virtuosi: la madre che cucina e pulisce in casa, il cliché della famiglia perfetta con i bambini tutti biondi, le donne che sono sempre belle anche se non si tratta di una pubblicità di moda. Sono tutti stereotipi che hanno creato delle false aspettative su come le donne dovrebbero essere. Per fortuna le cose stanno cambiando e prendono vita campagne come quella della Dove Real Beauty, un progetto di cui mi sarebbe piaciuto fare parte, perché ci sono modi per veicolare attraverso una pubblicità commercialmente efficace, che rispetto la sua missione di vendere il prodotto, anche messaggi positivi che danno lo switch alla percezione sbagliata della donna. Quella di diventare ispirazionale è una grande opportunità che il mondo della pubblicità dovrebbe cogliere, soprattutto sui social network. Da parte mia, posso portare l’esempio della recente campagna virale out-of-the-box Rockin Mamas, che WPP ha curato per Rolling Stones e che celebra le madri durante la pandemia, suggerendo l’idea che siano loro le vere rockstar del momento perché risolvono ogni problema, dalla casa ai figli al lavoro, se ne hanno uno".

Mirta Michilli General Director Fondazione Mondo Digitale. "Il Covid ha colpito duramente le donne dal punto di vista professionale e personale, noi ci occupiamo di tutto lo spettro del mondo digitale, abbiamo lavorato seguendo tre diverse linee. Prima di tutto diamo supporto agli insegnanti, di cui la maggior parte di loro sono donne, e ai genitori, di cui le più coinvolte sono principalmente le donne, per permettere ai bambini di continuare a studiare anche durante questo lungo periodo di chiusura delle scuole. Abbiamo istruito circa 30mila insegnanti a usare le piattaforme digitali in modo da mantenere il percorso didattico. La seconda linea che abbiamo seguito riguarda l’aiuto alle donne fragili: in Italia nei primi 6 mesi di pandemia sono andati persi 470mila posti di lavoro e il 60% di questi erano di donne, che vengono abituallmente impiegate in settori più flessibili e di servizi, del turismo e della cultura, i più colpiti dalla pandemia. Ci siamo fatti partner delle strutture di collocamento e di orientamento del lavoro, principalmente quelle municipali, e spieghiamo come rimettersi in gioco abituando a utilizzare il digitale. La terza linea che abbiamo seguito, e che ritengo sia molto importante per lo sviluppo del sud dell’Italia, riguarda il training alle professioniste, alle imprenditrici, alle freelance su come espandere la scelta di strumenti includendo i social e il digitale. Prima del Covid si stava segnalando un trend positivo di microimprese del sud condotte da donne, nel settore dei servizi. Questa era un’opportunità importante per il nostro Paese che il Covid ha interrotto, ma sappiamo che il basso livello di digitalizzazione rende le imprese del nostro paese meno competitive e meno internazionali: la sfida è di uscire dal Covid persino più forti di prima, grazie all’incremento del digitale".

La ministra delle Pari Opportunità Elena Bonetti racconta che il momento più arduo della sua carriera è stato quando ero una giovane madre e una professoressa di matematica. "Mi sono chiesta ‘ok, è possibile portare avanti la mia carriera ed essere anche una buona madre? Vorrei che mia figlia Chiara non dovesse mai porsi questa domanda e il nostro impegno, col Family Act, riguarda anche la possibilità di dire alle ragazze di essere libere di fare l’una, l’altra o entrambe le cose per loro scelta, senza che la società le influenzi con il concetto che una donna in carriera non possa essere anche una buona madre. Questo è possibile solo se c’è un maggiore coinvolgimento nei ruoli genitoriali anche da parte degli uomini, favorendo che i ruoli si scambino, ed entrando nell’ordine di idee generale che la maternità non è una battuta d’arresto della carriera di una donna bensì un periodo in cui la donna acquisisce maggiori soft skills che sono preziose anche nel lavoro". Poiché ogni paese ha affrontato diversamente lo svantaggio delle donne nella pandemia, Mia Ceran ha chiesto alla ministra come si sta comportando l’Italia. “Le donne italiane hanno pagato un prezzo altissimo a causa delle limitazioni infrastrutturali che abbiamo patito, molto più degli uomini. Quello che vogliamo fare ora è modellare un futuro che consideri problemi come il gender gap e che punti sulla formazione delle giovani donne in materie Stem e digitali, importanti per consolidare la posizione delle donne. Per quanto riguarda il digitale, ho inserito fra le questioni della presidenza italiana del G20 l’empowerment femminile in tutte le aree di discussione, a partire dall’istruzione. Il prossimo agosto organizzeremo una conferenza ministeriale per discutere le best practice. La prima cosa da fare è cambiare il metodo di insegnamento sin dalle scuole elementari e l’organizzazione di Stem Campus per le ragazze, per aiutarle a rimuovere i pregiudizi inconsci su queste materie. A questo, aggiungiamo in agenda il progetto di valorizzare maggiormente le carriere femminili attraverso il rilascio di un Gender Equality Certificate alle aziende virtuose e dando la possibilità di migliorare le Stem skills delle donne nei board professionali. In Italia e non solo, inoltre, c’è bisogno di riorganizzare il mondo del lavoro includendo lo smartworking inteso in modo corretto, e non come riproduzione dell’ufficio in casa, che ha dato tanti problemi alle donne, in questi mesi. Cosa scoraggia le donne italiane dall’intraprendere gli studi delle materie Stem? Occorre mettere un boost alla presenza delle donne nelle materie scientifiche perché sappiamo che in futuro matematica e scienze saranno presenti in tutto. Se le donne non le apprenderanno non saranno cittadine del futuro. Bisogna rimuovere il luogo comune sin dalle scuole elementari per cui matematica sia una materia difficile, bisogna usare metodi di insegnamento che entusiasmino allo studio, e soprattutto sfatare l'idea che il cervello femminile non sia predisposto a studiarla".

Quella di Chiara Scaglia titolare dell’azienda romana Flake’s Design & Arredo è una storia di ispirazione perché è riuscita a convertire la pandemia in un’opportunità. Chiara Scaglia ha dato vita alla sua attività quando aveva 21 anni nel quartiere Trastevere di Roma, nei locali che ospitavano il pub dei suoi fratelli, subito dopo aver conseguito la laurea con lode in Interior Design. Ha iniziato a collaborare con tre artigiani locali e dalla Sicilia e poi da altre regioni, diventando di fatto un’ambasciatrice a Roma del Made in Italy. Il suo negozio, posizionato in una zona turistica, viene visitato da molti clienti stranieri affascinati dalla storia dei manufatti che vende, permettendole di espandere il suo business internazionalmente. “Stiamo ripartendo dopo le restrizioni del Covid 19”, racconta Chiara Scaglia, “ma durante la pandemia ho cercato di non fermarmi, seguendo e usando tutti gli strumenti digitali che avevo a disposizione, specialmente Instagram con cui ho tessuto una relazione interessante e solida con i clienti condividendo immagini e stories. Il risultato? L’attività è incrementata del 70%, non sono semplicemente sopravvissuta, sono anche migliorata”.

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