Facciamo finta che non è uno schermo ma il mare, che non è un bicchierino da caffè della macchinetta ma un cocktail vintage, che non è il 2021 ma il 1970, che da una rotonda sul mare,Tirreno preferibilmente, Jack Savoretti e Patty Pravo si tengono per mano e si sussurrano “magari, magari…” all’orecchio, io sto a guardare mentre la brezza estiva sfiora la mia giacca, con maxi spalline preferibilmente. Questo è ovviamente un pensiero stupendo che faccio di fronte alla macchinetta in ufficio, mentre inserisco le monetine, un paio di minuti dopo aver parlato su Skype con Jack Savoretti a proposito dell’uscita del suo nuovo album Europiana (EMI Records / Polydor X Universal Music), registrato in 10 giorni a Abbey Road, mentre il mondo veniva messo in stand-by da una pandemia mondiale, e dichiaratamente/orgogliosamente/meravigliosamente ispirato “all’eleganza e allo stile romantico europeo, in particolare quello di Italia e Francia degli anni 60/70, le spiagge dorate, il cielo limpido, la musica del piano bar e un bicchiere di vino al tramonto…”, racconta il cantautore anglo-italiano a proposito del suo concept-album “la colonna sonora di un film mai girato, perché dovete scriverlo voi”. A due anni dal successo di Singing to strangers, che ha debuttato al primo posto nella classifica UK, e dopo il brano solidale Andrà tutto bene, il suo primo singolo in italiano scritto insieme ai fan, Jack Savoretti pubblica la sua “lettera d’amore alla musica europea degli ultimi 50 anni”, anticipata dal singolo Who’s Hurting Who feat. Nile Rodgers. “So che forse è un pensiero impopolare ma il 2020 è stato uno degli anni più meravigliosi della mia vita, e grazie a questo anno non avrei mai fatto questo album. Ho deciso di prendere il lockdown con filosofia, di pensarlo come un lusso per me e per la mia famiglia, è stato un regalo poter stare a casa con mia moglie e i miei figli. Ho scoperto che essere presenti vale più di qualsiasi cosa, non ogni tanto o quando torni dai viaggi, la presenza fa la differenza, non conta solo la qualità ma anche la quantità del tempo che si trascorre con i propri figli, a differenza delle bugie che ci diciamo noi genitori sempre impegnati e in giro per il mondo…”, continua il cantautore che ha il Mediterraneo nel dna (dalla parte paterna), anche se “all’inizio della mia carriera, in Italia, mi hanno sbattuto tantissime porte in faccia”. “Voglio che la gente stia bene ascoltando Europiana. Ho sempre pubblicato album dicendo ‘ognuno sentirà quello che vuole, lo interpreterà come vuole…’, mentre stavolta voglio proprio che la gente dica ‘come sto bene!’”, ci racconta Jack Savoretti. “In fondo è un album nato in un’era molto divisiva, vuoi per la politica di Trump vuoi per la pandemia, e la tv era l’emblema di questa divisione di questa guerra di parole, con questo disco ho voluto dire ai miei figli che l’odio non ci porterà avanti, il rigetto non ci renderà migliori, l’incomprensione azzererà qualsiasi speranza”.

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Mentre parliamo mi parli di locali storici come La Bussola in Versilia al Covo di Santa Margherita Ligure, subisci molto quel fascino 70s, sei un nostalgico?
È un atmosfera che ho vissuto da ragazzino come figlio di mamma e papà che facevano quel tipo di vita, mi ha colpito fin da piccolo, sarà anche per questo che tutt’ora ricerco quelle ispirazioni, musicali o stilistiche. Insomma, ne sono rimasto fortemente affascinato, va bene così. Anzi penso che questo mood stia tornando di moda.

Se ti dessero un biglietto con destinazione Anni Settanta, per trascorrere una notte soltanto, da adulto, una serata in riviera, cosa desidereresti fare assolutamente?
Mi immergerei nell’eleganza di quei tempi, che oggi non c’è più. Vorrei fare la fila davanti ai locali dove i paparazzi si appostavano per scattare foto alle celebrità vestite bene, e poi vorrei ascoltare musica, quella musica, tutta la notte.

Tra le muse ispiratrici del disco c’è Patty Pravo, mi incuriosisce questa tua passione per lei.
Tutt'al più è forse una delle mie canzoni preferite al mondo. C’è questo video di lei a Canzonissima 1970 con questo vestito nero incredibile, tutti applaudono nel momento giusto, dietro i musicisti suonano gli archi e poi durante la canzone lei parla e dice “magari, magari…” perché sta pensando a questo amore che l’ha lasciata e lei si immagina come lui tornerà da lei, se le chiederà perdono, e butta via dalla bocca questo “magari” che mi lascia sempre con la pelle d’oca. Se Patty Pravo fosse uscita adesso sarebbe la cosa più cool sul piatto, è l’ispirazione dietro tantissime icon del mondo della musica degli ultimi 40 anni, dagli Abba a Dua Lipa.

Ma tu l’hai mai conosciuta?
No, l’ho vista suonare durante un evento. Era splendida, era incredibile, le ha cantate tutte! Pazza Idea, Pensiero Stupendo, La Bambola

E tu eri lì sotto palco tipo fanboy…
Totalmente. Pensa che ho fatto appassionare/ossessionare anche mia figlia, sono i suoi dischi preferiti.

Scusa ma quanti anni ha?
Nove e ha già un giradischi in camera. Quando gliel’ho regalato le ho detto “inizia con questi” e le ho dato un po’ di vinili di Patty Pravo. Ogni tanto sento arrivare dalla sua camera le note di quei dischi e per me è un orgoglio enorme. That’s my girl!

Sei uno di quegli uomini che regala dischi alle donne? A prescindere dai tuoi, ovvio.
Sì, perché è uno di quei regali il cui ricordo rimane per sempre.

Il primo che hai regalato a tua moglie?
Sai che non le ho mai regalato un disco!? Però c’è una cosa facevo spessissimo, i cd mix. Nella sua prima macchina aveva una serie di cd fatti da me con tutte le nostre canzoni, gliene regalavo uno ogni mese. Adesso ci mandiamo canzoni su WhatsApp. Non ogni giorno eh, tipo una a settimana. Sennò le romperei le scatole! Perché poi mi impunto e le dico in continuazione “l’hai ascoltata? Allora, l’hai ascoltata? Ma quando la ascolti?!”.

Dal 2007, l’anno del tuo primo disco, a oggi, com’è cambiato il modo di debuttare dei giovani nel music business? Cosa ti spaventa, cosa invidi?
C’è chi usa la tecnologia e chi le vecchie maniere. Io sono team vecchia scuola, anche perché l’ho vissuto sulla mia pelle, sono figlio della gavetta. Anche perché in quegli anni non c’era tantissima scelta se volevi emergere, o suonavi in giro o andavi in tv per partecipare a un reality o a un talent. Il fatto è che io la musica non l’ho mai vista come una competizione, non amo molto guardare quei talent dai format super competitivi, mi dà fastidio, forse cambierò idea, chissà. Per me la musica non è una cosa competitiva, ed è questo il suo bello, non è mica uno sport, è arte. Non so come sarebbe stato se “ai miei tempi” avessi avuto questo coso qui (dice brandendo uno smartphone davanti allo schermo, ndr), nel giro di pochi giorni puoi diventare conosciuto in tutto il mondo se azzecchi la canzone… Il mondo della musica oggi mi ricorda molto di più il mondo dell’advertising che quello dell’arte, è tutto pubblicità senza quasi mai sostanza, tutto un cercare di acchiappare l’attenzione. La musica non è stata fatta per acchiappare l’attenzione ma per acchiappare una sensazione, un’emozione. A me piace la musica perché coglie una sensazione, un momento, non perché dice al mondo “guardami guardami guardami!”.

Nel tuo album non ci sono feat., raro per un artista che “abita” l’industria musicale nel 2021. Come mai?
Ho preferito collaborare con alcuni artisti, tipo Nile Rodgers, nella parte di produzione musicale in senso stretto, non nei testi o nel cantato. Cosa che avevo fatto anche con il disco precedente, con Bob Dylan e Kylie Minogue, mi divertiva, sapevo non sarebbero mai stati nello stesso album contemporaneamente in tutta la loro carriera! Cerco di non essere troppo cinico, non voglio pensare che oggi si facciano feat. solo per vendere di più… Beh, anche questo, come i discorsi di prima è un sign of the times, la gente ha bisogno di fare tutto il possibile per far sì che la sua musica sia ascoltata da più persone possibili e quindi diventi rilevante. Se pensi che ogni giorno su Spotify vengono caricate 60mila canzoni, è difficile farsi notare, quindi i musicisti devono far di tutto, incluso inventarsi i featuring più disparati. Ma succedeva così anche negli Anni 50, non è una cosa nuova, è solo che oggi la tecnologia rende tutto più difficile, quindi bisogna trovare più alleati che puoi per combattere la battaglia.

Ti fanno paura questi 60mila upload?
Non so, posso dire che su questi 60mila, magari 55 sono cose tremende, cose che non dovrebbero vedere mai la luce del sole, a discapito degli altri 5mila che invece probabilmente sono canzoni curate, fatte bene, fatte col cuore, e che purtroppo si ritrovano ad affogare in questo mare magnum. E questo è un po’ triste, ma allo stesso tempo democratizza l’industria della musica. È bello che non devi vivere più a New York o Los Angeles per registrare un disco o per farti conoscere dal mondo, puoi vivere a Bologna o Rotterdam e se fai un album che piace, allora stai sicuro che andrà bene. È una situazione che può fare paura, soprattutto a chi è in cima, ma è curioso e interessante vedere cosa vuole ascoltare la gente, serve da lezione anche a noi musicisti.

A proposito della canzone Secret Life, dici che è ispirata alla teoria di un filosofo francese secondo cui tutti noi abbiamo tre vite: una personale, una professionale, una segreta. Raccontami meglio.
(Ride) Perché, tu non hai una vita segreta?! Non riguarda solo me, è così per tutti, è che sono solo d’accordo con questo filosofo che dice che per capirsi come essere umani, bisogna arrendersi al fatto che abbiamo queste multi-vite. Accettarlo significa stare bene con se stessi. Ah, la vita segreta non vuol dire “nascosta” o trascorsa in solitudine, ma anzi soprattutto quando stai con un partner e hai una vita segreta forse è proprio quello il segreto di un rapporto sano e solido.

Dopo tutti questi anni hai scritto il tuo primo testo in italiano, Andrà tutto bene.
Diciamo che dovevo aspettare il momento giusto per rispettare questa lingua, la più sofisticata al mondo. Dovevo riservarle il trattamento che merita. Comunicare in italiano è come avere un solo pennarello che però ti permette di dipingere con tutti i colori del mondo. Ha sempre un doppio, triplo, quadruplo senso o significato, per questo il cantautorato italiano per me è insuperabile. Sfido persino John Lennon o Bob Dylan a usare un linguaggio così complicato e prezioso come l’italiano, come lo hanno saputo fare i più grandi, Battisti, Dalla, Tenco, De Gregori, Venditti, Baglioni…

Pochi giorni fa ho visto il mio primo live post pandemico, è stato incredibile per me che ero sotto il palco, chissà per te che stai sopra…
Mi manca da morire e mi stupisce quanto mi manca, cioè sapevo di adorare quello che faccio ma non pensavo così tanto, non pensavo di dipendere così tanto da quel senso di connessione che ho con la musica live. Vuoi anche per via dell’adrenalina che va in circolo…Questa è la vera droga del musicista, la magia di connettere tra loro persone sconosciute che vanno a un concerto e, allo stesso tempo, connettere le emozioni del musicista con quelle del pubblico. Non vedo l’ora di tornare in tour.

Okay, ci spoileri un po’ di date italiane?
Vado! 25 febbraio Milano, 26 febbraio Genova, 28 febbraio Firenze, 1 marzo Roma, 3 marzo Padova, 5 marzo Bologna.

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