"Ho dovuto nascondere la gravidanza e allenarmi" la confessione dell'olimpionica Natasha Hastings

La velocista vincitrice di due ori racconta il suo panico quando ha scoperto di essere incinta prima delle Olimpiadi 2021.

"Ho nascosto la gravidanza, ho continuato ad allenarmi senza dire nulla per non perdere gli sponsor". La confessione della velocista olimpionica Natasha Hastings su The Cut è di quelle che costringono all'ennesima riflessione sulle differenze fisiche tra uomo e donna e come queste comportino scelte difficili, se i loro effetti non sono previsti nei propri programmi. Natasha Hastings, che oggi ha 34 anni ed è pronta per Tokyo 2021, nella sua carriera ha già vinto due medaglie d’oro alle Olimpiadi 2008 nella staffetta 4 × 400 m. Segue un regime alimentare calibrato al grammo, si allena tutti i giorni e poi si mette nelle mani di un massaggiatore o un chiropratico. Nel 2019, mentre si preparava alle Olimpiadi 2020 a Tokyo e ancora non si immaginava nemmeno che una pandemia avrebbe cambiato tutti i nostri programmi, Natasha ha scoperto di essere incinta. La sua prima reazione, racconta oggi, è stata: “non avevo intenzione di averne uno a metà della mia carriera, quindi il mio primo pensiero è stato: posso farlo? Avrò il supporto di cui ho bisogno?”. Hastings ha iniziato a informarsi su un evento che non le era mai ancora passato per l'anticamera del cervello e ha scoperto che avere un figlio è causa di stress per l’80% delle donne, non solo sportive, e che tutte esprimono il suo stesso tipo di preoccupazione: “perderò il lavoro?”. Nell’intervista, l’atleta racconta che nei primi sei mesi erano al corrente della sua condizione solo pochi familiari e i suoi allenatori, e che questo non le ha permesso viverla bene come si dovrebbe. Gli allenatori si sono trovati ad affrontare anche loro qualcosa di nuovo, ma hanno cercato di mantenere l’ottimismo. Natasha Hastings non ha smesso di andare in pista ma ha cambiato tipo di allenamento e in accordo con loro ha deciso di adottare il principio: “finché il medico dice che va bene, continueremo ad andare avanti". Il medico, dal canto suo, le ha consigliato di fare quello che ha sempre fatto, ossia ascoltare il suo corpo. Ma comunque lei sapeva di non potersi fermare per non destare sospetti. Alla 12esima settimane ha modificato ancora i ritmi: “andavo in pista circa tre giorni alla settimana e gli altri due giorni andavo a una lezione di spinning o camminavo per cinque o sei chilometri”, racconta. Grazie al supporto delle persone che ha avuto vicino è riuscita ad allenarsi fino al giorno prima del parto e per il suo corpo atletico, il travaglio e il recupero sono stati molto veloci. Dopo sei settimane era già tornata a pieno regime mentre era diventata una mamma single. Ma cosa era successo, a quel punto, con i temuti sponsor? A tre mesi dal parto, Natasha Hastings ha dovuto prendere il coraggio a quattro mani e affrontare i suoi finanziatori. La reazione è stata: "Perché non l'hai detto prima? Congratulazioni!". Potrebbe sembrare tutto molto facile e a lieto fine, ma Hastings la vede diversamente: “la mia esperienza è stata diversa da quella delle altre atlete perché quando ho dovuto fare quella confessione c'era una donna dall'altra capo del telefono, e sapeva cosa stessi passando”, ha ammesso. Oggi Natasha Hasting è una mamma e un’atleta e la sua storia fa ripensare a quella della pallavolista Lara Lugli che ha monopolizzato l’attenzione in Italia lo scorso anno, incinta nello stesso periodo dell’atleta olimpionica. Lugli aveva ricevuto una richiesta di danni dal club per non aver comunicato mai “l’intenzione di voler avere figli”, e perché la sua assenza per gravidanza aveva fatto perdere punti sul campo e qualche sponsor. Per fortuna, alla fine ci hanno ripensato. Per la riflessione finale si possono recuperare le parole sempre valide di Luisa Muraro, l’80enne filosofa femminista che da decenni cerca di spiegare come la parità di genere assoluta possa trasformarsi in una forma di discriminazione per le donne, e che invece la società deve tenerne conto senza declassare le donne o facendole pesare come una colpa. Come quando - è capitata a molte - chiedendo a un uomo di aiutare a cambiare una gomma bucata, o a fare qualsiasi altro lavoro che richiede la forza fisica, ci si è sentite rispondere: "avete voluto la parità, perché non la cambi da sola?". Non funziona così.

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