Tutto quello che c'è da sapere sugli incendi in Sardegna (e anche come dare una mano)

Cosa dobbiamo fare per non vedere mai più le sconvolgenti immagini di devastazione nell'oristanese?

incendi in sardegna
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Lì dove sono passate le fiamme c'era anche un bellissimo uliveto. Questo uliveto conteneva un grande “patriarca”, l’ulivo plurimillenario di Cuglieri, un esemplare di archeologia botanica patrimonio della Sardegna. “Ha resistito migliaia di anni, e ora non c’è più”, dice Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di Intervento Giuridico, l'associazione ambientalista che utilizza il Diritto per difendere ambiente e salute. Ora quell'ulivo è un grande tizzone, una delle tante immagini delle fiamme che devastano la Sardegna e che stringono il cuore. Ma cosa sta causando gli incendi in Sardegna, in questa strana estate del 2021?

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“Le cause sono quelle di sempre: in una certa percentuale si tratta di negligenza, il contadino che brucia le stoppie fuori stagione e poi perde il controllo del falò. Oppure la poca cura e la poca prevenzione di pascoli e boschi, soprattutto di quelle parti di campagna a breve distanza o a diretto contatto con le periferie dei centri abitati. Durante la stagione secca bisognerebbe svolgere attività di pulizia dei terreni, soprattutto ai margini delle strade dove a far scoppiare un incendio basta poco, anche la famosa sigaretta gettata dal finestrino. Poi ci sono le cause dolose: c’è chi appicca il fuoco per ritorsione, per vendetta, o semplicemente per sfogare il proprio malcontento contro qualcosa. A parte i casi clinici che naturalmente ci sono, e ogni tanto vengono arrestati, nella maggior parte delle volte le persone che causano un incendio lo fanno per motivi di interesse". E ogni volta, ci sono delle conseguenze a questo fenomeno devastante. "Un disastro ambientale, ci vogliono decenni prima di vedere la rinascita del luogo, e questo incendio è ancora in corso, sono circa già 25.000 gli ettari percorsi dal fuoco nell’oristanese, ai quali bisogna sommare altri incendi in altre zone della Sardegna per una cifra globale che si aggira sui 40.000 ettari, in questa stagione. La peggiore in assoluto è stata quella del 1983".

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Che cosa bisognerebbe fare, per evitare che tutto questo succeda ancora? “Bisogna impegnarsi nella prevenzione, e poi piantare boschi perché servono anche alla stabilità idrogeologica, servono a contrastare i cambiamenti climatici, servono per favorire gli approvvigionamenti idrici perché i boschi hanno un importante compito di conservazione dell’acqua, servono a garantire protezione all’aree agricole, a migliorare l’intero complesso della qualità della vita umana. I boschi riducono il rischio di quelle che noi chiamiamo calamità innaturali perché di naturale hanno poco, spesso sono dovute all'insipienza umana: tagliare un bosco su un crinale significa che, presto o tardi, quel crinale verrà giù". E poi, ognuno di noi deve fare la sua parte: “questo lo raccomandiamo sempre come associazione: telefonare subito alla minima avvisaglia di un fuoco al numero segnalazione incendi 1515 che mette in contatto diretto con le sale operative dei carabinieri forestali nazionali o con i corpi forestali delle regioni e province autonome. In Sardegna, il 1515 fa contattare immediatamente il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale. A volte, vedendo un fuoco, si pensa che sicuramente abbia già chiamato qualcuno, invece bisogna provare sempre, meglio troppe chiamate che nessuna, e prima si riesce a intervenire e minori sono i danni". Quando molti boschi bruciano c'è chi sui social, in buona fede, invita la gente a gettare nei prati i semi della frutta che hanno mangiato per contribuire al rimboschimento. Ma purtroppo non è così semplice, né sempre corretto: "Meglio lasciare che a fare il rimboschimento ci pensino delle persone esperte; se si vuole dare una mano allora è meglio fare una piccola donazione alle organizzazioni che se ne occupano, o direttamente ai comuni colpiti, o alle regione autonoma della Sardegna. Speriamo che almeno questo evento tristissimo spinga ad avviare un'opera di rimboschimento condotta con una regia unica, perché se fatta in maniera sistematica, ragionata e pianificata oltre a evitare alluvioni, smottamenti e quanto sopra detto, può offrire anche opportunità di lavoro a molte professionalità".

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