La fine delle molestie sessuali di Andrew Cuomo ha un nome: Letitia James

Chi è la procuratrice generale di New York che ha messo sotto accusa il governatore Andrew Cuomo (ma anche Trump, lo chef Mario Batali e molti altri).

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Undici donne, più una. Undici testimonianze di molestie, una voce pronta ad accoglierle. Quella di Letitia James attorney general di New York, la procuratrice generale dello stato eletta in quelle midterm 2018 anche conosciute come la blue wave dei Democratici. Nella giornata del 3 agosto 2021, James ha ufficializzato l'inchiesta indipendente curata dagli avvocati Joon H. Kim e Anne Clark. Cinque mesi di indagini, 74mila documenti e 179 persone ascoltate per formulare il rapporto contro il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo, accusato di essere un molestatore "con contatti e palpeggi sgraditi e non consensuali" e "numerosi commenti offensivi di natura suggestiva e sessuale che hanno creato un ambiente di lavoro ostile per le donne", come ha riportato James nella sua conferenza stampa. "Io credo alle donne. Credo a queste 11 donne" ha concluso. Dopo la pubblica accusa di Letitia James Andrew Cuomo si è difeso sostenendo che i suoi fossero solo gesti affettuosi senza secondi fini (a marzo, all'avvio dell'indagine, aveva optato per chiedere scusa per alcuni comportamenti "indelicati"). Ogni supporto morale al tre volte governatore di New York, classico membro dell'establishment politico americano, è crollato nel giro di poche ore. L'invito alle dimissioni è arrivato da due senatori di peso entrambi Democratici, Chuck Schumer e Kirsten Gillibrand, poi dalla speaker della Camera Nancy Pelosi. E infine la dichiarazione del presidente Joe Biden, l'ultimo scudo protettivo per Andrew Cuomo, che in un incontro coi giornalisti ha pronunciato la ferale: "Penso che dovrebbe dimettersi".

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Ironia del caso, all'inizio dell'inchiesta era stato lo stesso governatore Cuomo a rivolgersi all'ufficio della procuratrice per il coordinamento delle indagini su di lui. Gli scettici opinavano che Letitia James non avrebbe indagato a fondo sull'uomo politico che aveva appoggiato la sua elezione a procuratrice generale. Errore. Perché il tratto primario, primordiale quasi, del curriculum vitae di Letitia James e nel suo impegno pubblico come politica e legale, è l'uguaglianza sociale. I diritti civili, i diritti delle donne, i diritti delle comunità emarginate dal potere. Da quando era bambina, classe 1958, e cresceva nel quartiere residenziale di Park Slope a nordovest di Brooklyn in una famiglia semplice. La madre era una donna delle pulizie passata al customer service, il padre faceva il manutentore. "Ero un maschiaccio, amavo lo sport, mi piacevano i libri. Non avevo interesse a sposarmi" ha raccontato al Washington Post nel 2018. E di tale idea è rimasta: la vita privata di Letitia James è super riservata, non le si conoscono partner, apparentemente è single. "Mio padre non voleva che frequentassi Legge, preferiva che facessi la casalinga. Ma mi sono ribellata, e quando facevamo conversazione eravamo sempre in disaccordo sulle mie opinioni" ha detto a News12 nel marzo scorso. Un allenamento al dibattito che ha sviluppato incredibili capacità di contraddittorio, l'oratorical flair che il New York Times considera uno dei tratti distintivi della sua ascesa politica in città e nello stato. L'urgenza di contrastare le divergenze sociali è stata sempre un suo pallino, sin da quando accompagnò sua madre in tribunale per un processo contro il fratello, accusato falsamente di un crimine. "Le persone che erano sui banchi in aula erano persone che mi assomigliavano. Tutti gli altri in posizione di potere, dal giudice agli avvocati agli ufficiali giudiziari, no. E ricordo che un ufficiale è stato molto irrispettoso nei confronti di mia madre e di altri che hanno semplicemente chiesto dei loro cari. Gli è stato detto, in pratica, di sedersi e stare zitti. In quel momento ho giurato che non avrei mai permesso che un'altra madre, nonna, padre o nonno venissero mancati di rispetto in quel modo" ha raccontato in una lunga intervista a Marieclaire USA. Nel suo pantheon di ispirazione Letitia James cita Thurgood Marshall, il primo afroamericano giudice della Corte Suprema, la rappresentante democratica Barbara Jordan, membro della Commissione giustizia che decretò l'impeachment di Richard Nixon dopo lo scandalo Watergate, e Ruth Bader-Ginsburg, la giudice della Corte Suprema e icona femminista scomparsa nel 2020.

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Non ama i primati, Letitia James detta Tish (su Twitter la si trova come @TishJames), ma ne ha stabiliti un paio notevoli: prima donna nera a occupare l'incarico di public advocate della città di New York nel 2014, e prima donna e prima nera ad essere eletta attorney general dello stato nel 2019. Da public advocate ha segnato il record personale di cause nei confronti di proprietari di case, barriere architettoniche di Stato, gestione degli affidi famigliari e adozioni: un vero senso pubblico della carica ricoperta, come le hanno riconosciuto i cittadini. Nel ruolo di attorney general non poteva che proseguire su quella strada, alzando la posta: nel momento esatto in cui la sua carica è diventata effettiva, ha dato il via ad alcune cause enormi. I controlli fiscali serrati sul patrimonio dell'allora presidente USA Donald Trump in seguito alle dichiarazioni di Michael Cohen, l'inchiesta sulla corruzione e abuso di fondi di beneficenza nella potente National Rifle Association, la lobby delle armi statunitense che Letitia James punta a smantellare (per sfuggire alla legge la NRA aveva provato a dichiarare fallimento, poi respinto dal tribunale di Dallas), la causa contro Amazon per il mancato rispetto della sicurezza sanitaria durante la pandemia, l'accordo per il risarcimento alle vittime di molestie dello chef Mario Batali nei ristoranti in società con Joe Bastianich. Non ultima, la delicata indagine sulle negligenze nelle case di cura newyorkesi, che avrebbero portato ad un numero dei morti per Covid-19 maggiore rispetto a quanto dichiarato pubblicamente, e che coinvolgerebbe anche membri interni dello staff di Andrew Cuomo. L'attività febbrile da rullo compressore le ha attirato gli strali aggressivi dei Repubblicani, ma anche di alcuni Democratici. "Rappresento lo stato: tutti gli individui, tutti i cittadini dello stato di New York, che tu sia repubblicano o democratico. Questo è il mio dovere e questa è la missione" ha replicato senza mezzi termini. E i punti di contatto tra le carriere di Letitia James e Kamala Harris, attuale vicepresidente degli Stati Uniti, diventano così tanti da far fantasticare in una possibile corsa al Congresso, al Senato o alla Corte Suprema dei suoi idoli. Ma niente: "Sono felice di essere la procuratrice generale dello Stato di New York. Sono onorata del ruolo, non riesco a pensare oltre". Per ora, almeno.

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