La doppia vita di Susana Rodriguez, atleta paralimpica e medico anti-Covid

La campionessa mondiale di triathlon cerca l'oro alle Paralimpiadi di Tokyo 2020, ma un record lo ha già stabilito.

Non capita tutti i giorni che il quotidiano diventi tanto eccezionale da meritare una copertina. Ma la routine di conciliare l'essere campionessa di triathlon e medico in ospedale, è più unica che rara. Susana Rodriguez atleta paralimpica è contemporaneamente campionessa mondiale di triathlon e dottoressa, prima donna cieca a diventare medico in Spagna, doppia laurea conseguita prima in Fisioterapia e poi in Medicina all'università di Santiago di Compostela. Un unicum, appunto. Ed è così che si finisce sul TIME, in una foto in bianco e nero bordata del rosso identificativo: per chi si è e per cosa si rappresenta. Spesso un simbolo, un mito, un esempio da scoprire anche se lei, Susana Rodriguez, non ci tiene ad essere definita tale. È semplicemente una persona che ha scelto di dribblare con uno sport in tre discipline una condizione senza colpe, l'albinismo, ereditata per via genetica, e al tempo stesso ha deciso laurearsi in una materia che le permette di essere utile agli altri. All'arrivo della prima ondata di epidemia da Covid-19 in Spagna, la dottoressa Rodriguez ha gestito le telefonate ai pazienti a casa per i test diagnostici domiciliari, e si è impegnata nella lenta riabilitazione degli ospedalizzati dopo la terapia intensiva. Il tutto senza smettere di allenarsi in vista dei Giochi Paralimpici di Tokyo 2020 spostati di un anno (posticipazione che, ammette, le è stata molto utile), ricreando in casa una palestra con tapis roulant e attrezzi. Punti sul curriculum vitae professionale, sportivo e umano: infiniti.

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Perseveranza, il tuo secondo nome (completo) è Susana Rodriguez Gacio, classe 1988 di Vigo, nata albina con una visione del 5% in un occhio e dell'8% nell'altro. Praticamente cieca, ma lei non ci tiene a farsi incasellare in categorie divisive. Una grande passione per la medicina, trasmessale dal padre a sua volta medico, e una sorella ingegnera in Marocco che la scarta di appena un giorno sul calendario dei compleanni famigliari. La famiglia è stata importante, lo sport ha fatto il resto: ha sempre amato praticarlo, iniziando a correre all'età di 10 anni con l'ONCE, l'organizzazione nazionale dei ciechi spagnoli, al centro sportivo di Pontevedra. La sua disabilità le impedisce di vedere e la rende suscettibile alla luce del sole, ma non può fermare la sua voglia di correre: e proprio allenandosi distrattamente a Pontevedra conosce i triatleti, che dividono tra corsa, nuoto e bicicletta le loro gare e i loro record. Non pensava, da atleta con disabilità, di potersi dedicare a quella disciplina multipla e seducente. È il 2008, per i primi risultati ci vorranno un paio di gare disastrose ("ho capito che dovevo impegnarmi di più") e qualche anno di allenamento intenso con la guida accanto che le fa la cronaca audio della gara, così che ogni paratleta con disabilità visiva possa sapere in ogni istante cosa sta succedendo. (A Tokyo 2021 la guida di Susana Rodriguez è Celso Comesaña).

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Nel frattempo ha una borsa di studio per laurearsi in Fisioterapia. Ad inizio anni Dieci, contemporaneamente al diventare paratleta professionista, Susana Rodriguez sceglie di diventare medico, specializzandosi in medicina della riabilitazione (sulle prime aveva optato per psichiatria). La carriera in ospedale prosegue in parallelo con quella di sportiva e i risultati si vedono in entrambe: dopo il debutto nel duathlon a Gijón e Nancy, Susana Rodriguez Gacio passa definitivamente al triathlon nel 2012, laureandosi campionessa ad Auckland e medaglia d'argento ai campionati mondiali di Londra, che però le fanno mancare le susseguenti Paralimpiadi. Delusione cocente ma la sfida è già orientata a quelle successive di Rio 2016, dove arriva con due medaglie di bronzo (a Edmonton 2014 e Chicago 2015) e bei risultati. In Brasile, nonostante la ottima gara in acqua, la frazione ciclistica va storta: ci vuole tutta la sua caparbietà per recuperare con la corsa, ma arriva solo quinta in classifica generale. "Non mi sono divertita, e nemmeno la mia guida. Ma sono sicura che si debba andare avanti e lottare per Tokyo" ha ricordato di recente in una diretta Instagram Susana Rodriguez (dove è molto attiva con il suo profilo @susirodriguezgacio) con la Federazione spagnola di triathlon. Alle Paralimpiadi di Tokyo 2020 ci arriva per favorita con le medaglie ottenute a Montreal, Yokohama, Alandra e La Coruña, nella sua Galizia, prima e dopo lo stop pandemico e il lavoro in ospedale. Susana Rodriguez, con un pizzico di scaramanzia mista a razionalità, minimizza. Ma alla campionessa mondiale del paratriathlon e della determinazione umana manca solo quel podio, arrivato nel triathlon a Tokyo 2021 (nei 1500, altra gara che ha voluto disputare, si è classificata quinta). Una wonder woman? Affatto. "Non faccio niente fuori dal comune, sono come tutte le ragazze della mia età" raccontava al giornale El Correo Gallego, che nel 2014 l'ha insignita del premio Galiziano dell'anno. "Ho sempre visto la mia disabilità come una qualità in più". La medaglia d'oro con più valore di tutte.

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