"Non è la storia che avevo accettato di raccontare", Alanis Morissette e il documentario "falso"

La cantante ha ufficialmente disconosciuto Jagged, il doc sulla sua carriera realizzato dalla HBO, con accuse molto dure.

L'album tra i più famosi dischi degli anni Novanta, le celebrazioni per l'anniversario, ma una verità che non rispecchia la realtà. Per questo il documentario su Alanis Morissette Jagged, realizzato dalla regista Alison Klayman e in attesa di presentazione al TIFF Toronto International Film Fest, è diventato un caso diplomatico tra la protagonista e la sua effettiva messa in scena. È stata la stessa Alanis Morissette a ufficializzare, via Rolling Stone USA, la dichiarazione che prende le distanze dal documentario. Che avrebbe dovuto funzionare da agiografia ragionata di uno dei dischi seminali della musica rock, ma in realtà sembra aver preso una forma non gradita, e molto distante dalla realtà dei fatti della protagonista. Che accusa indirettamente la produzione del documentario, voluto dalla HBO e con l'uscita prevista in streaming il prossimo 19 novembre, di non aver saputo mantenere il senso di realtà e di non aver rispettato, in primis, il particolare momento complicato della vita di Alanis Morissette durante la realizzazione. "Ho accettato di partecipare ad una celebrazione dell'anniversario dei 25 anni di Jagged Little Pill e sono stata intervistata durante un periodo molto vulnerabile (nel mezzo della mia terza depressione postpartum e durante il lockdown" ha esordito la cantante, che non ha mai nascosto di aver vissuto e superato stati depressivi legati alle nascite dei suoi tre figli. Nei giorni scorsi, rivelata in anteprima dal Washington Post, è emersa anche la notizia della violenza subita da Alanis Morissette a 15 anni da un branco di ragazzi, che la stessa cantante ha sviscerato con difficoltà proprio nel documentario. E uno dei motivi che l'hanno spinta a scrivere la lettera aperta sono stati proprio i tagli scelti dalla regista e dalla produzione, che hanno moncato le sfumature di ore di interviste su argomenti tanto personali. "Sono stata cullata in un falso senso di sicurezza e i loro secondi fini sono diventati visibili dopo che ho visto il primo cut del film. Questo è stato il momento in cui ho capito che le nostre visioni erano dolorosamente distanti" ha aggiunto Morissette nel suo j'accuse alla produzione. "Questa non era la storia che avevo accettato di raccontare. Adesso sto qui a sperimentare cosa significhi aver riposto fiducia in qualcuno che non garantiva fiducia". La cantante ha ulteriormente chiarito che non parteciperà alla première al TIFF né ad altre presentazioni in giro per il mondo, in primis perché attualmente impegnata nel tour americano, ma soprattutto perché rifiuta di essere associata al documentario nella sua totalità. "C'è della bellezza e ci sono momenti più accurati, ma alla fine non sosterrò la visione riduttiva di qualcun altro su una storia con troppe sfumature, che non sono riusciti a comprendere e raccontare" ha concluso la cantante. La regista Alison Klayman e la HBO non hanno ancora replicato alla lettera aperta di Alanis Morissette.

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