Barbara Palombelli chi di Forum ferisce, di forum perisce?

Solo un azzeccagarbugli d'ufficio piuttosto male in arnese potrebbe avanzare la linea difensiva per cui Barbara Palombelli ha dichiarato la frase più discussa del mese.

Forum è da trentasei anni molto più che il capolavoro del legal-show all’italiana. Le liti che un tempo l'indimenticato Pasquale Africano, principe dei figuranti romani, presentava al giudice Santi Licheri, e che dal 2013 Barbara Palombelli presenta a Melita Cavallo, non sono solo simulazioni di arbitrati, ma bozzetti di vita che tentano, come molti atti artistici e tutte le vere azioni legali, di ricavare alchemicamente da un granello di sabbia l’universo, da una zuffa il formulario, dal condominio la società.

Così massaie attaccabrighe schierate contro studenti di lettere apparentemente mansueti si affrontano dal lunedì al sabato alle 11 su Canale 5 e alle 14 su Rete 4. Ma nessuno di essi potrà mai niente contro l'eloquenza del signor Fiorillo da Caserta il quale, convocato per una questione di distanza tra fabbricati, non appena Rita Dalla Chiesa gli affidò il microfono, pose inizio e fine in un colpo solo a qualunque ulteriore disputa a venire, pareggiandole tutte in partenza: “Signor giudice, per legge, secondo me..”.

Il motivo per cui Forum, a differenza di programmi come Il pranzo è servito o i telegiornali, è ancora un format attualissimo, è presto detto. Il funzionamento del dibattito pubblico contemporaneo, per come i social media lo hanno geneticamente modificato, non è in fondo molto diverso da quello di un processo civile simulato in cui, a turno, in base al tema in questione – l'affidamento di un vaso Ming, un caso di paternità condivisa o il primato sul centrosinistra – due attori in odore di teatro-terapia, diversamente polarizzati, si contendono la vittoria al cospetto di un organo giudicante fresco di sala trucco, che sia esso un elettorato, un gruppo Whatsapp di stappamamme o Francesco Foti (l'unico, vero erede di Santi Licheri). Giovedì pomeriggio è accaduto che la conduttrice di più lungo corso della storia del programma, Barbara Palombelli, si sia trovata implicata a sua volta in un processo mediatico. Chi di Forum ferisce, di forum perisce?

Nel presentare al pubblico da casa le due parti in causa della puntata – marito e moglie in procinto di separarsi per presunte molestie fisiche ai danni di lei – Barbara fa riferimento ai sette femminicidi commessi in Italia nei sette giorni precedenti alla diretta. Scelta editoriale non leggerissima, soprattutto alla luce della rivelazione, sul finale della puntata, che il giudice non darà seguito alle accuse inscenate nel corso del dibattimento. Quel che è ancora meno leggero è che Palombelli chiude così la sua introduzione opinionata: "È lecito domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati, oppure c’è stato un comportamento esasperante, esagerato, anche dall’altra parte? È una domanda che dobbiamo farci".

Purtroppo non c'è verso per cui il concetto così introdotto di in dubio pro esasperato sia sostenibile. Solo un azzeccagarbugli d'ufficio piuttosto male in arnese potrebbe avanzare la linea difensiva per cui Barbara, nel suo enunciato, stia ponendo la questione se sia lecito domandarsi ciò che si domanda, solo perché il periodo termina con un punto interrogativo:

l'intonazione iniziale è chiaramente dichiarativa.

Per di più l'ipotesi 1 che la conduttrice pone su un piatto della bilancia – da sempre simbolo della giustizia e, dal 1985, anche di Forum – è forse perfino più risqué della seconda, anche perché varrebbe un po' come concedere d'ufficio l'infermità mentale a tutti gli autori di femminicidio che non fossero spazientiti dagli atteggiamenti delle loro vittime. Nelle scuse pubbliche, andate in onda ieri in prime time dagli studi di Stasera Italia (sempre su Rete 4), Palombelli ha concluso di non riconoscersi nel pensiero espresso il giorno prima: "Chiedo scusa a tutti voi, all’azienda e a tutti quelli che hanno creduto che fossi quella persona lì".

Si potrebbero avanzare molte teorie sul perché quell'introduzione sia stata possibile. Tutte però conducono a due filoni principali.

Da una parte risulta difficile pensare che Barbara Palombelli, signora di molteplici salotti e rubriche e, come ricorda lei stessa della sua autodifesa, madre di più figli adottivi, abbia deciso, un bel giorno di fine settembre, magari relativamente fresca di ritorno dalle Eolie, di praticarsi un harakiri da donna avveduta e benpensante. Ed è ancora più improbabile che volesse esibirsi in una specie di duet alla TikTok con la Sabina Guzzanti che le fece il verso a Propaganda Live, all'indomani dell'infausto monologo di Sanremo 2021; duet in cui la parodiata parodierebbe a sua volta l'imitatrice che l'aveva imitata in una inception come non se ne vedevano dai tempi in cui Charlie Chaplin partecipò a quella gara di impersonatori di Charlie Chaplin, classificandosi ventesimo.

Dall'altra parte è un fatto che anche al più accorto di noi può capitare di dire una corbelleria in un contesto di discorso parlato, perfino a una giornalista professionista con una lunghissima carriera come Barbara. È più raro, ma può comunque accadere, che una corbelleria di tal fatta sia trascurata dal vaglio critico e autocritico di una redazione televisiva e sia quindi effettivamente pronunciata nel corso di una trasmissione del day time di un canale nazionale (anche concedendo che questo canale sia Rete 4 e considerando che, con fatica, da diversi anni, si stia ponendo il quesito: c'è vita dopo Emilio Fede?). La tesi più convincente è allora che da parte di Barbara ci sia stata una forma di disattenzione o di distrazione?

Se questo ragionamento tende a scagionare la nostra dall'intenzionalità di un victim blaming fatto e finito, la disattenzione occorsa getta però un'ombra di più sulla temperie culturale in grado di permettere a Barbara – dopo chissà quanti potenziali incidenti diplomatici evitati nei lunghi anni di onorata carriera da impresaria del tribunale-teatro di Forum, dai casi notoriamente delicati – di incorrere proprio in questo non irrilevante infortunio semantico.

Quell'introduzione così incauta è la dimostrazione di fatto che un problema generale intorno al fenomeno del femminicidio, sulle sue modalità e sulle possibilità di una sua prevenzione, è molto più preoccupante di quello personale e particolare di cui è cagione. Ma è stato facile perdere di vista questo punto nella feroce rappresaglia di meme e tweet che si è abbattuta su Palombelli, da Laura Boldrini a Martina Dell'Ombra e, in mezzo, tutto quel che resta del nostro povero arco costituzionale, passando anche per le dichiarazioni di Mario Adinolfi in favore dell'uscita palombelliana e contro lo "schema ideologico" per cui "si racconta l'uomo sempre cattivo e la donna sempre buona".

Certo, sarebbe fuorviante e sbagliato colpevolizzare i megliopensanti che, in queste ore, sono corsi prima e meglio che hanno potuto a cacciare il dito nella piaga della nota e affermata benpensante Palombelli. È stato lecito redarguirla per una disattenzione che forse il target di pubblico di Forum avrebbe potuto apprezzare solo in parte – essendo com'è risaputo poco influente sui social e peraltro dotato di scarsa memoria a breve termine – e metterla alla gogna dei trending topic di Twitter per scopi didattici, suoi e dei malpensanti. Ma non è stato del tutto edificante vedere il Paese ancora una volta così pronto a dividersi e ad aggredirsi, disponendosi dall'uno e dall'altro lato della cattedra del giudice, proprio come avviene in una tipica puntata di Forum. Anche perché quel giudice dovremmo essere noi.

Mondadori PortfolioGetty Images

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