Ritratto potente di Najla Bouden, la prima donna premier della Tunisia

Perché il presidente tunisino Saïed ha scelto proprio questa professoressa per ricomporre il governo andato in pezzi?

tunis, tunisia   september 29     editorial use only â mandatory credit   tunisian presidency  handout   no marketing no advertising campaigns   distributed as a service to clients     tunisian president kais saied receives najla bouden, who was assigned to form a new government, in tunis, tunisia on september 29, 2021 photo by tunisian presidencyhandoutanadolu agency via getty images
Anadolu AgencyGetty Images

In Tunisia il Primo Ministro sta formando il nuovo governo e se l’attenzione internazionale è più alta del solito dipende dal record che, con la nomina di questo nuovo premiere, è stato battuto nel paese nordafricano. Perché il presidente tunisino Kaïs Saïed stavolta ha dato l’incarico a una donna: Najla Bouden Romdhan è la prima donna premier della Tunisia, ed è un scelta abbastanza sorprendente, considerata la posizione conservatrice di Saïed. La nomina di Bouden, 63 anni, è il frutto delle proteste contro il presidente che hanno agitato la Tunisia quest’anno, dovute alle difficoltà economiche iniziate anche con il calo del turismo scoraggiato dagli attentati dell’Isis negli anni passati, ed esasperate dalla pandemia. Il 25 luglio 2021, Saïed ha dovuto sospendere il parlamento e destituire il primo ministro Hichem Mechichi dando vita a una crisi di governo, che ora spetta alla nuova premier ricomporre. Se la notizia di una donna al governo in Tunisia è stata accolta con stupore dall'esterno è anche perché parlando di paesi islamici si tende a fare tutto un calderone con i talebani. La Tunisia ha riformato il diritto di famiglia nel 1956, 19 anni prima dell’Italia, dando alle donne - almeno sulla carta - gli stessi diritti dell’uomo. Dopo la Rivoluzione dei Gelsomini del 2010-2011, l’assemblea per la nuova Costituzione comprendeva diverse donne e, anche grazie alla loro presenza, parità e diritti oggi sono garantiti anche dalla Costituzione. Nel 2018 è stata eletta per la prima volta una donna come sindaca di Tunisi, appena due anni dopo che lo stesso era accaduto a Roma. Inoltre, le nuove leggi elettorali del 2011 e 2014 impongono una sorta di quote rosa nelle candidature. Da qui a dire che la Tunisia abbia attuato la parità di genere ce ne passa ancora (questo vale anche per l’Italia...), ma se l’argomento è costantemente presente nel dibattito politico tunisino, è un buon segno.

Il giuramento di Najla Bouden con il presidente Kaïs Saïed
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Intanto, ponendo a capo del governo una professoressa, la Tunisia ci ha battuti almeno su un’altra cosa. Si tratta di una mezza vittoria, Najla Bouden Romdhane avrà probabilmente un po’ meno potere diretto rispetto ai suoi predecessori perché Saïed ha dichiarato lo stato di emergenza, condizione in cui il governo è responsabile nei confronti del presidente, ma è comunque un risultato. La cosa curiosa è che all’annuncio ufficiale, anche i tunisini sono dovuti andare a cercare su Google chi fosse questa signora sconosciuta, il cui volto è coperto dalla mascherina durante il giuramento e le cui notizie sulla vita privata sono scarse. Minuta, con i capelli grigi raccolti che suggeriscono poco tempo da perdere davanti allo specchio, Najla Bouden Romdhane è nata nel 1958 nella provincia di Kairouan e insegna geologia alla Scuola Nazionale di Ingegneri a Tunisi. Nel suo cv c’è un'importante esperienza come responsabile dell'implementazione di progetti per la World Bank, e nel 2011 è stata direttrice generale responsabile della qualità presso il Ministero dell'Istruzione Superiore. Secondo il comunicato ufficiale emesso dopo la nomina, Bouden, che non fa parte di nessun partito politico, è intenzionata subito a mettere un freno alla corruzione che si è diffusa capillarmente in molte istituzioni dello Stato. Non è un’impresa da poco. Resta da vedere se è stata affidata a lei perché un tecnico (in questo caso, tecnica) può pestare i piedi a tutti senza paura di risultare invisa nel proprio partito, o perché quando il gioco si fa confuso, a rimettere tutto in ordine si pensa siano più metodiche le donne.

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