"Accettare l'alopecia mi ha fatto vedere come una persona normale addirittura bella"

Traci Lee è una ragazza qualunque che ha semplicemente raccontato con super onestà una delle malattie più imbarazzanti e tabù: il risultato? Motivazione for all

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@alopeciamua/Instagram

Traci Lee ha cominciato a soffrire di alopecia a sette anni. Quando iniziò a perdere i capelli curava con la massima attenzione e il massimo amore ogni "filo" che le rimaneva in testa, riluttante a congedare le ciocche che giorno dopo giorno le dicevano addio. "Senza le ciglia, senza le sopracciglia e senza i capelli lunghi e setosi tipici delle donne asiatiche americane mi chiedevo se sarei mai potuta essere una ragazza normale o addirittura, bella", scrive Traci Lee su thecut.com.

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"Perdere tutti i capelli era un fatto incombente che mi terrorizzava perché lo vivevo come una perdita totale e definitiva dalla mia femminilità. Era un giorno di agosto del 2008 ed ero seduta sulla poltrona di Peggy Tom & Associates a San Francisco. Era la mia ottava visita al salone in sette anni ed ero alla mia quarta parrucca. Ma era anche la prima volta che mi sentivo completamente calva. Chiusi gli occhi mentre il rasoio scorreva sulla mia testa".

Traci era stufa delle provocazioni, di vergognarsi di avere la testa lucida per il sudore, dei compagni che le toglievano la bandana a tradimento, stufa che la sua autostima fosse sotto zero. A 11 anni, quasi il 75% dei suoi capelli se ne era andato. L'anno successivo dopo anni di tentativi falliti (e costosi) e troppi avvertimenti a scuola perché le bandane violano il codice di abbigliamento comprò la sua prima parrucca da Miss Peggy.

L'alopecia aveva avuto la meglio su di lei, d'altronde non esiste ancora una cura per questa forma patologica autoimmune. Durante le scuole secondarie, Traci sfogliava i teen magazine e adorava guardare e provare i prodotti di make up nei beauty store e non vedeva l'ora di imparare a usarli. Al liceo, provò a copiare il modo in cui sua sorella si metteva l'eyeliner, sperando che il trucco potesse farla sentire bella e normale, perché parrucca dopo parrucca, si sentiva ancora incompleta.

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Nel 2008, a 19 anni, Traci Lee decise di accettare ciò che non poteva cambiare. In meno di cinque minuti, il rasoio della signorina Peggy le sfiorò il cuoio capelluto e i capelli rimanenti che finora aveva rifiutato di tagliare caddero sul pavimento. Si sentì sollevata. Il fatto di avere scelto di essere calva la fece sentire più forte. Indossò la parrucca e per la prima volta non si sentì diversa. Era se stessa, con le sue insicurezze e le sue imperfezioni, ma a prescindere dalla quantità di capelli che aveva in testa. Stava aspettando il permesso di sentirsi normale o addirittura bella. Aveva sempre sofferto di fronte a ogni spot di shampoo o video di YouTube su quanto siano importanti le sopracciglia per dare carattere al viso, su come si ricostruiscono i capelli, voleva che esistessero degli altri modelli di donne con alopecia come lei.

Ora stava cominciando a capire che non era importante quanti capelli avesse in testa, questo fatto non doveva cambiare il modo in cui si sentiva. La fiducia in se stessa doveva venire dall'interno. Sono passati 10 anni da quando vide per l'ultima volta crescere i suoi capelli. Grazie a piattaforme come YouTube e Instagram, ha iniziato a vedere più rappresentazioni di persone che le somigliano - calve, senza ciglia, tristi per la mancanza di code di cavallo e ancora non molto pratiche nell'incollarsi un paio di ciglia finte - e che nel mondo esistono infiniti standard di bellezza.

"Ora, le mie scelte per non sono più legate alla voglia di nascondermi. Adesso quando provo una parrucca nuova o mi trucco lo faccio perché mi piace farlo e, sinceramente, perché lo voglio fare. Forse non ho vinto la battaglia contro il mio sistema immunitario, ma per la prima volta da quando ho iniziato a perdere i capelli, so che sto vincendo una battaglia più importante".

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