La storia di Londra passa anche da tagli e acconciature

Da Mary Quant alle icone punk, da Lady Diana a Amy Winehouse, la capitale inglese ha sempre dato il via a tendenze in fatto di capelli grazie a grandi donne passate alla storia.

Fashion designer Mary Quant seen here having the finishing touches made to her new hairstyle by Vidal Sassoon 12th Novem
MirrorpixGetty Images

Londra ci ha insegnato come essere giovani negli anni 60, con i Beatles, la minigonna di Mary Quant e gli eccessi dei Rolling Stones. Ci ha mostrato come ribellarci negli anni 70 con la nascita del punk (e no, non erano solo gli uomini a farsi la cresta con i capelli). Ci ha regalato icone come Twiggy, Lady Diana, Vivienne Westwood, Amy Winehouse: modelle, stiliste, cantanti, principesse di ieri e di oggi si esibivano sul lungo palcoscenico tra Soho e Chelsea conquistando il resto del mondo.

ANNI 60
I can’t get no satisfaction
’cause I try and I try and I try and I try
(Rolling Stones, 1965)

Negli anni 60 si era fan dei Beatles o dei Rolling Stones, ci si vestiva come i mod (curati e perfettini) o i rocker (giacca da motociclista e jeans). In ogni caso si era figli della stessa cultura, quella che dopo la guerra vedeva la nascita di una nuova categoria sociale: i giovani. Si poteva uscire, ballare, innamorarsi, vestirsi o portare i capelli come si voleva. E qualunque fosse la musica, a Londra bisognava ascoltarla sulle radio pirata. Nel 1966 la rivista Time descrisse la città come «the swinging city» per indicare la vivacità della scena giovanile. Mary Quant aveva aperto il primo negozio, lei stessa indossava la sua minigonna abbinata al “taglio a cinque punte”. Corto, geometricamente perfetto, era opera di Vidal Sassoon, un giovane parrucchiere venuto dal nulla (nella foto di apertura lui le ritocca la frangia). In pochi anni si è ritrovato con un frequentatissimo salone in Bond Street a pettinare tutte le modelle, cantanti o fidanzate di musicisti che poi sfilavano sulla passerella della King’s Road a Chelsea.

La modella Twiggy nel 1967.
Jim GrayGetty Images

ANNI 70
God save the queen,
she ain’t a human being
(Sex Pistols, 1977)

L’anarchia era intesa dalla cultura punk non solo in senso sociale ma anche estetico. L’epicentro di quest’ultima ribellione è stato il negozio Sex di Vivienne Westwood. Sia lei sia chi lo frequentava aderiva a quell’immagine che abbiamo in mente ancora oggi: teste a porcospino o con creste colorate, spille da balia appuntate ovunque (anche sul corpo) e una predilezione per il tartan e la pelle nera. Il suo fidanzato dell’epoca Malcolm McLaren era il manager dei Sex Pistols, la sua commessa era Pamela Rooke, in arte Jordan, che insieme a Soo Catwoman e Siouxsie Sioux ha stravolto il look rassicurante delle brave ragazze inglesi. Scioccare e irritare la buona borghesia era la missione anche di uno spettacolo, oggi diventato cult: The Rocky Horror Show andato in scena per la prima volta proprio a Londra nel 1973. Contemporaneamente prendeva vita anche un personaggio destinato a fare storia, Ziggy Stardust: in testa un taglio mullet rosso-arancione, sul viso un trucco teatrale e la voce di David Bowie. Era nato il glam rock.

Vivienne Westwood e Malcolm McLaren nel 1977.
MirrorpixGetty Images

ANNI 80
She’s got it. Yeah, baby, she’s got it.
I’m your Venus, I’m your fire
(Bananarama, 1986)

La donna del decennio Ottanta, la prima ministra Margaret Thatcher, trasferiva il suo conservatorismo anche ai capelli, cotonati e perfettamente coiffati. In comune con le ragazze che in Inghilterra ormai guardavano MTV aveva di certo la ricerca di volume. Proprio grazie al canale di video appena nato i musicisti inglesi dell’epoca, su tutti Queen, Duran Duran, George Michael, diedero il via alla seconda British invasion delle classifiche dopo quella degli anni 60. Controcorrente è stata sicuramente Annie Lennox degli Eurythmics, che alle cotonature, ai maxi fiocchi e alla permanente, ha sempre preferito uno short cut estremo, arancione o platino.

Annie Lennox nel 1983.
Barry KingGetty Images

ANNI 90
If you wanna be my lover,
you gotta get with my friends (Spice Girls, 1996)

Il fenomeno delle cinque giovani messe insieme a tavolino con il collante del girl power ha invasole camerette di tutto il mondo. Complice l’aver trovato cinque personalità e cinque hairstyle diversi in cui ogni ragazza potesse riconoscersi: coda di cavallo sportiva (Mel C), afro indomabile (Mel B), codini da Lolita (Emma), caschetto liscissimo (Victoria) o tono rosso fuoco con le mèches bionde in evidenza (Geri). Insieme a loro, anche il taglio corto della principessa Diana è stato molto imitato dalla fine degli anni 80, quando era più pieno e voluminoso, fino alla versione anni 90, più snella e con la frangia sempre 'bombata' e perfetta.

Lady Diana nel 1997.
Tim GrahamGetty Images

ANNI 2000
We only said goodbye with words.
I died a hundred times. You go back to her.
And I go back to black
(Amy Winehouse, 2006)

Amy è stata una meteora (due album, pochi annidi carriera) ma ha certamente brillato come poche, con una voce e uno stile inconfondibili. Il suo beehive, letteralmente alveare, richiamava la torre di capelli voluminosi molto popolare negli anni 60 in America quando si portava perfetta e laccata su ogni lato: Amy invece la preferiva scapigliata, con i capelli molto lunghi e ribelli nella parte dietro. Amy Winehouse è stata l'ultima regina di questa acconciatura vistosa, ha spianato la strada a tutte le cantanti anticonvenzionali venute dopo di lei.

2007. Amy Winehouse e il suo beehive, pettinatura anni 60 che lei però portava scapigliata e con una folta frangia.
Dave M. BenettGetty Images
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