Il fotografo dei 90s, Mario Sorrenti, fotografa la figlia Gray (e l'Oceano)

Un progetto speciale di La Mer sancisce una nuova coppia della fotografia: padre e figlia insieme per una campagna e il packaging di un prodotto speciale (come il loro rapporto).

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Courtesy Photo Mario Sorrenti / La Mer

Occhiali scuri, dalle lenti grandi, a mascherare l'intero sguardo, con gli angoli leggermente arrotondati; chioma corvina folta, nella quale ci si immagina si passi spesso le mani, per ravvivarli, o forse vittima semplicemente dell'abitudine; tratti somatici che rivelano ciò che il nome e il cognome non celano, anche se vive a New York da quando aveva 10 anni. Chi non è abituato a immersioni in profondità nei fondali della moda, universo parallelo, misterioso e riservato come quegli occhiali, forse non ha idea di chi sia Mario Sorrenti. E in effetti, a parlare per lui, in questi 30 anni di carriera, sono sempre state le sue foto. Sempre in un bianco e nero ovattato, intimo, sempre con lo sguardo della modella dritto in camera: Milla Jovovich avvolta da un piumone bianco, accanto a una finestra umida di pioggia, sicuramente a Parigi; Indya Moore in camicia maschile lasciata aperta e boxer fino alle foto nelle quali immortalò, consegnandola ai posteri nella sua bellezza acerba e di un'innocenza quasi commovente, Kate Moss. L'occasione era quella della campagna del profumo forse di maggior successo del decennio: un successo che, sottilmente, era dovuta anche alla forza evocativa di quelle foto, che vedevano LA modella che avrebbe segnato quegli anni, al confine tra l'adolescenza e l'età adulta. Kate col viso appoggiato al cuscino; Kate rannicchiata tra le coperte in una posizione fetale, solo gli slip indosso; Kate di profilo, che si copre il seno con le braccia e guarda in camera come timorosa che, chi è di fronte, possa scoprire di lei molto di più di quello che il corpo mostra, ma le sondi l'animo. L'intesa lavorativa, come raccontano gli annali, portò a una relazione romantica, l'epitome della coolness Made in New York, interrotta ma trasformatasi negli anni in solida amicizia. Mario Sorrenti è il diretto responsabile, forse più di altri, della nascita di un'intera estetica, e fu capace di trovare in Kate la sua musa, lanciando entrambi nell'emisfero della leggenda, nella quale sono rimasti fino ad oggi, ancora iconici in un mondo nel quale nomi e titoli si assegnano un po' a caso, ma durano pochissimo.

Mario Sorrenti e la figlia nella campagna per La Mer
Courtesy Photo Mario Sorrenti / La Mer

E proprio per quella sua naturale capacità di ammantare di sensuale nostalgia qualunque soggetto sul quale il suo occhio si posi, l'ultimo suo lavoro è stato anche il più intimo: in coppia per la prima volta con sua figlia Gray, 18enne che ha preso dal padre l'amore per l'obiettivo, ha reinterpretato il packaging de La Mer – crema di cui basta dire il nome per evocare paradisi sensoriali e tattili – con i loro scatti, realizzati sulle rive dell'oceano. Non certo un caso, per una crema che tra quelle profondità nasce: il fondatore del marchio, il dottor Max Huber, vittima di un incidente nel quale aveva riportato gravi ustioni, si industriò infatti in un processo di fermentazione delle alghe marine, durato 12 anni, che dette origine al Miracle Broth, elisir oggi alla base della crema (articolata nelle varianti cool gel cream, lozione moisturizing, matte per togliere l'oleosità, e idratante). Così i due si guardano, e si scattano, tra le onde, nelle insenature dove l'oceano va a sbattere, avvolti negli asciugamani, all'ora del tramonto, mentre si accende un fuoco per riscaldare la pelle umida. Un mondo intimo di legami familiari, dove, a chi guarda, sembra di sbirciare, guadagnandosi un accesso esclusivo e un po' voyeur, nella sfera privata di un altro essere umano.

Il packaging La Mer realizzato con le foto di Mario Sorrenti e Gray Sorrenti
Press office

Qual è il primo ricordo che avete, come famiglia, del mare?
Mario Sorrenti: Sono cresciuto a Napoli, per me entrare in acqua è fare un viaggio nel tempo, tornando all'infanzia. Volevo che anche i miei figli potessero sperimentare la bellezza di un'esperienza del genere, vivere affianco al mare: così, ogni anno, sia in estate che a Natale, programmiamo le vacanze sulla costa.
Gray Sorrenti: Mi ricordo chiaramente, da bambina, di me, mio fratello, mio padre e mia madre, che mi tengono per mano, e sullo sfondo, l'Oceano. Ancora oggi, ogni volta che entro in acqua, mi sembra di tornare in equilibrio, come quando da bambina erano loro a tenermi in piedi: un potere quasi riparatore...
MS: I miei figli sono cresciuti a New York, e volevamo che conoscessero anche posti totalmente diversi. Concedersi dei weekend lontani dalla città, insieme, in un ambiente incontaminato, era rigenerante. Per questo quando La Mer ci ha proposto questa campagna, sembrava perfettamente in linea con il nostro stile di vita. Il legame che La Mer ha con il mare, da dove nasce, è molto simile a quello che abbiamo noi, in fondo.

Una madre fotografa (Francesca Sorrenti, ndr), una figlia che ha appena iniziato a seguire le sue orme: l'amore per la macchina fotografica scorre nel vostro dna. Crede che Gray abbia qualcosa del suo stile o ha un occhio diverso?
MS: Il lavoro di Gray è spontaneo, intuitivo, tanto da ispirarmi con la sua energia. Dopo molti anni che faccio questo mestiere, si avverte la maturità dell'esperienza. Quello che forse abbiamo in comune è l'emozione e la passione che ci mettiamo.

Gray, quando hai capito che tuo padre era un fotografo estremamente riconosciuto? E cosa pensi del suo stile? C'è una tra le sue foto che ami particolarmente?
GS: Sono cresciuta circondata da figure artistiche, le ho osservate per anni. Mi è sempre sembrato tutto naturale. Un giorno ho preso in mano una macchina fotografica che mio padre mi aveva regalato, e, fotografare, mi faceva stare bene. Quando ero al liceo, nella scuola c'era una camera oscura: ci passavo ore! Guardando mio padre, ho imparato moltissimo. Parlando di foto, ce ne sono moltissime che amo, vecchie, ma anche quelle più astratte realizzate per questo progetto con La Mer. Guardandole, credo che io e lui condividiamo questa capacità di connetterci al soggetto che fotografiamo in una maniera naturale, pura: chi è fotografato si sente a suo agio, e lo siamo anche noi. Una sorta di equilibrio naturale nel quale l'immagine finale è il prodotto degli sforzi non solo del fotografo, ma anche di chi è di fronte alla macchina.

Courtesy Photo Mario e Gray Sorrenti / La Mer

Il packaging della crema riprende un elemento classico dello stile di Sorrenti, il bianco e nero: cosa c'è di così affascinante in quest'accoppiata cromatica priva di colore?
MS Credo sia qualcosa che vada oltre il semplice fascino: è uno strumento essenziale per me, nel processo creativo, che a volte è anche un processo documentaristico, e ovviamente, sembrava logico utilizzarlo anche in questo progetto, che sentiamo molto intimo e nostro.

La prima volta in coppia lavorativa con il papà: è stato difficile? Ci sono stati degli scontri, dei punti di vista diversi, com'è andata sul set?
GS Ci siamo dati vicendevolmente consigli, ci siamo consultati, ci siamo aiutati a far evolvere le nostre rispettive idee. Ci sono stati dei momenti nei quali avevamo dei punti di vista diversi sulle cose, ovviamente, ma abbiamo gestito il tutto con grande rispetto e calma.
MS Avevo già lavorato per campagne di brand beauty, ma questa era la prima volta che lavoravo con un membro della mia famiglia, o che immaginavo il packaging di un prodotto. È stata un'esperienza professionale bellissima, perché era anche un progetto estremamente personale: chi siamo come artisti, e le cose in cui crediamo. Siamo riusciti a raccontarlo così, con questi scatti.

Gray è una giovane fotografa, che, come molti della sua età, utilizza i social per pubblicizzare il suo lavoro. Lei cosa ne pensa?
MS Sono assolutamente pro-tecnologia e mi piacciono i social media. Sono un modo nuovo e interessante di comunicare: ovviamente c'è anche un sacco di spazzatura quindi bisogna essere capaci di utilizzarli al meglio. A livello lavorativo è un mezzo potente per raccogliere gli elementi che ti ispirano e condividere il tuo lavoro con il mondo, ma personalmente ho solo Instagram e non lo so neanche usare troppo bene, quindi credo mi fermerò lì...

Essere il padre di una giovane donna oggi è il compito più difficile. Qual è la lezione più importante che crede di averle dato?
MS Ho passato gli ultimi 18 anni della mia vita nel crescerla. I suoi valori, il rispetto, l'amore per la famiglia, vengono da una vita felice passata insieme. Sono estremamente orgoglioso della donna che è oggi.

Cresciuto a Napoli, partito per gli Stati Uniti a 10 anni. Si sente cittadino del mondo o ha ancora una connessione con le sue radici mediterranee?
MS: Entrambe le cose. Mio padre vive ancora a Napoli e andiamo spesso a trovarlo. In fondo sono un italiano, ma ho vissuto viaggiando. Da bambino, vivevo benissimo il fatto di spostarsi in continuazione, mi piaceva di più essere un cittadino del mondo che restringere la mia nazionalità a un paese solo. Però ogni volta che torno in Italia, è innegabile, mi sembra di riguadagnare energie, e la mia creatività è stata sfamata da tutta l'arte del Rinascimento, le chiese di Roma, Milano, Firenze. Non si scappa da un'eredità del genere..

Courtesy Photo Mario e Gray Sorrenti / La Mer
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