"Mi hanno detto che non avevo il diritto di stare male, ma io non gli ho creduto" Ludovica Bizzaglia

Di filtri social-i e tabù digital-i, ne abbiamo parlato con l’attrice e beauty influencer che ci ha insegnato ad “aver cura di splendere”.

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Mi vedi? Mi si sente bene? Che bomba quel rossetto, di chi è? Potrebbe essere l’inizio di una videochiamata in pieno lockdown tra me e una delle amiche con cui condivido calici di vino virtuali da tre mesi a questa parte. E per trenta minuti buoni, effettivamente, mi sembra di parlare con una di loro. Di speranze temporaneamente sopite e obiettivi che non sono mai troppo grandi, di massimi sistemi di fronte allo specchio e minimi comuni denominatori di skincare routine. Ogni tanto vedo le mail scorrere sullo schermo e mi ricordo che sto lavorando, che la ragazza che ho davanti è la protagonista della mia prossima intervista (e diretta live su Instagram), che i minuti sul registratore stanno scorrendo da poco ma mi sembra di averci parlato da ore, di aver condiviso con lei calici su calici. Chiacchiero con Ludovica Bizzaglia, attrice e beauty influencer romana, attraverso il monitor del mio computer, l'unico schermo che ci separa.

Come ti descriveresti in poche battute?

Sono una sognatrice illimitata, non scrivo mai la parola basta accanto ai miei obiettivi, sono forte, iper sensibile, attaccatissima alla mia famiglia, piena di insicurezze e di speranze. Sono una e mille Ludoviche.

Come si costruisce un piccolo impero di imprenditoria digitale a vent’anni?

C’era una volta… Ludovica a 6 anni assilla talmente tanto i suoi genitori che la iscrivono finalmente ad una scuola di recitazione. Primo provino? Primo ingaggio in una serie tv. Da quel momento in poi ho imparato i termini lavoro, responsabilità e sacrificio. Sono venuta a patti fin da subito con il timore che la mia popolarità potesse essere solo una meteora. Mentre la Ludovica persona cresceva, la Ludovica attrice la seguiva, spesso in parallelo, spesso senza andare a sincrono. Diciamo che è difficile far andare di pari passo l’età anagrafica con quella artistica nel mio campo.

Poi è arrivato Instagram.

Gioie e dolori… ride. Lo usavo come un diario personale, un album fotografico, come fanno tutti. Sarà che sono ossessionata dal ricordo e dalla nostalgia. Quando hanno iniziato a contattarmi brand e agenzie, e a seguirmi sempre più persone, ho pensato di chiudere tutto e smettere. Avevo paura di rovinare la mia carriera cinematografica, perché purtroppo in Italia si fa ancora distinzione fra “artista puro” o “artista che lavora sui social”. Vieni discriminato e io ero molto frenata. Ma poi mi sono detta assolutamente no, espormi sui social non snatura né chi sono né il mio ruolo di attrice. Parlavo di girl power, psicologia e body confidence, mi sono resa conto di avere un grandissimo potere comunicativo per le mani, e andava sfruttato. È in quel momento che ho deciso di creare mio impero.

Tu e le tue “colleghe” youtuber e instagrammer sembrate sempre così sicure di voi stesse, quasi come se aveste raggiunto una specie di nirvana della sicurezza. Che passaggio mi sto perdendo?

Credo che abbiamo imparato a piacere a noi stesse, a tenercelo ben presente in testa tutte le volte che ci esponiamo di fronte a sconosciuti sul web. Che possono essere tanto una famiglia virtuale quanto un covo di odio. All’inizio avevo timore a mostrare tutta me stessa per paura del giudizio della gente,non è facile sapere di essere guardati e giudicati da quasi un milione di occhi, ti blocca molto, ti senti delle responsabilità che in parte non hai. Poi ho capito a mie spese che non posso piacere e non piaccio a tutti, e non posso fingere di essere qualcun’altra. Voglio essere e apparire come Ludovica e basta.

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Come si trasmettono messaggi body positive in un mondo iper delicato e arrogante come quello dei social?

Mettendoci la faccia, semplicemente. Non saremo mai precisi, inattaccabili, perfetti agli occhi di chi ci guarda, si può sempre trovare qualcosa da ridire. Ho capito che la sincerità e la schiettezza sono il modo più intenso per comunicare con chi mi segue. Voglio indossare un abito attillato ma non sono una topmodel? Va bene non essere perfetti e non sentirsi bene ogni tanto, è sacrosanto provare dolore e tristezza, non bisogna allontanarle, ma accoglierle e viverle. Va bene così, fatelo anche voi. Ho provato sulla mia pelle cosa voglia dire non riconoscersi di fronte a uno specchio, non piacersi, nascondersi, ma solo se agiamo su noi stesse possiamo sorpassare questi ostacoli che spesso e volentieri sono solo nella nostra testa. E in quella di chi ci odia incondizionatamente, e senza motivo.

Come ha reagito il dietrolequinte del cinema italiano al lockdown?

È tutto tendenzialmente bloccato, i provini si fanno a distanza su Zoom o inviando self tape, c’è un po’ di amarezza generale ma ci rialzeremo, ne sono sicura.

Abbi cura di splendere, cosa c’è dietro questo titolo.

C’è il mio primo libro, un romanzo pubblicato nel 2018 che ha venduto 30 mila copie, un “bambino” di cui sono così orgogliosa… Ogni protagonista è la personificazione di una tematica che mi stava molto a cuore, dagli attacchi di panico alla bulimia, alle sedute di terapia. Volevo parlarne, raccontare esperienze in modo delicato e sfatare certi miti. Nella mia vita mi sono perfino sentita dire “solo i maschi e i pazzi vanno dallo psicologo!”, “sei bellissima e perfetta, non puoi stare male!”, posso immaginare quanta ignoranza ci sia sulla salute mentale, non se ne parla mai abbastanza. Così, molto spesso, si vorrebbe chiedere aiuto ma non lo si fa, per paura di sentirci sbagliate e giudicate.

Scusa, hai detto “primo libro” perché pensi di scriverne anche un secondo, un terzo e…?

Magari non l’ho solo pensato. Shhh.

L’ansia da social. Tu l’hai mai avuta? Cosa diresti a chi la sta provando in questo momento?

C’è stato un momento in cui mi sentivo in obbligo di dover postare foto, pensieri, stati d’animo in continuazione. Poi ho capito che la condivisione è bella solo quando senti davvero di volerlo fare, e che nel trascorrere giorni di silenzio dai social non c’è nulla di male. Se un giorno sono triste, non voglio apparire, non voglio essere disponibile per gli altri, non è un mio problema. Credo sia la chiave della giusta comunicazione, più è libera e più è sincera, e giusta. Perdo follower? Opportunità di lavoro? Ricevo cattiverie gratuite? Non mi interessa. Spero che chi mi segue ascolti questo messaggio, la perfezione che scrolliamo ogni giorno su Instagram non rispecchia la realtà.

Poi però c’è stata un’evoluzione beauty sui social…

Vedi cosa succede ad essere fissati con la cura della pelle?! Ride. Ho iniziato a condividere le mie tips, a consigliare qualche minuto di sano #metime al giorno, piccole azioni con cui volerci bene, sia un massaggino al viso, sia l’applicazione di quel rossetto che ci fa stare bene. Pian piano il seguito è aumentato e anche molte aziende si sono avvicinate. Ci credi che dopo anni di hair shaming per i miei capelli rossi sono diventata una hair ambassador?

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Domanda delle domande, cos’è per te la bellezza?

La libertà dell’estetica.

Tu quando ti senti bella?

Quando non mi “impegno” a essere bella, paradossalmente. Succede al mare, quando mi spuntano le lentiggini sul naso e i capelli si schiariscono al sole. Vorrei che ogni donna potesse sentirsi bene così com’è, semplicemente se stessa.

A quali sfide dovrebbe prepararsi l’industria beauty nei prossimi anni?

Sicuramente a essere sempre più sostenibile, ecologica, naturale e, perché no, offrirci gli strumenti per realizzare prodotti fai da te, con meno sprechi possibili.

Qual è il “beauty dilemma” più ricorrente fra i tuoi follower?

Trovare una skincare routine adatta alla loro pelle.

Se potessi sviluppare il tuo brand, come sarebbe?

Una collezione dedicata alla skincare al profumo di mango, pesca e cocco.

Ci regali un mini make up tutorial per video call last minute?

Sì, no filtri, no make up, solo una passata di mascara, una di blush leggero e un tocco di lucidalabbra.

Cosa ti porterai dietro da questo lockdown?

Una nuova concezione del tempo. Dacché ho ricordi, ho sempre avuto una vita frenetica, anzi, troppo frenetica. Con l’ansia di dover riempire per forza ogni giornata con questa è quella attività. Senza riflettere davvero sul fatto che il riposo è fondamentale, che il free time non è tempo perso, che trascorrere una giornata guardando serie tv è sacrosanto. E non dobbiamo vergognarci per questo.

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