Rossella Fiorani, Miss Coraggio: "ora il mio motto è: la diversità è bellezza”

Com'è nascere con la sindrome da banda amniotica? Ce lo racconta una giovane donna, ispirazione per tutte noi.

rossella fiorani
Eugenio Mazzone

Per rilassarsi disegna manga e ritratti oppure visita mostre e musei. Il suo preferito è il Prado. Ha una debole per la carbonara, la musica latina e il reggaeton. Tra le città delle "sue" Marche la sua preferita è Fano, "bellissima e a misura d’uomo, ha tutto, il centro storico, il mare, non le manca nulla ed è super affascinante". Rossella Fiorani è una studentessa 23enne della facoltà Magistrale Fashion Studies presso l'Università di Bologna. Fin dalla nascita porta sulla propria pelle i segni di una patologia rara. "A causa della sindrome da banda amniotica sono nata senza dita delle mani e dei piedi". Rossella si è sempre vergognata di se stessa sentendosi sbagliata e per anni ha nascosto le sue mani e i suoi piedi dagli sguardi degli altri. "Avevo troppo paura di essere giudicata. Mi feci fare delle protesi all’età di 16 anni, volevo sentirmi “perfetta” come gli altri e di conseguenza essere a mio agio con la società e con me stessa. Poi mi feci forza e mi convinsi a toglierle proprio a Miss Italia 2017 all’età di 20 anni. Oggi cerco di trasmettere il mio messaggio sui social dove mi seguono in 46mila e spero di arrivare a più persone possibili e di riuscire ad aiutare chi tante volte si scoraggia di fronte alle avversità della vita e pensa di non farcela o addirittura di sentirsi sbagliato. In tanti mi scrivono che sono in un momento buio della loro vita e mi ringraziano per la positività che riesco a dare loro ogni giorno. Ho trovato tanti che addirittura hanno la mia stessa patologia, è stata una sorpresa che mi ha fatto sentire meno sola. Purtroppo quasi nessuno di loro mostra la propria diversità, ma alcuni vengono incoraggiati dalla mia storia e ci provano".

Cos’è la sindrome da banda amniotica?
È una patologia rara associata a una serie di problemi che si creano durante lo sviluppo del feto. Infatti, l’embrione resta impigliato in una briglia che ne compromette il normale sviluppo. A causa di questa sindrome vengono danneggiate principalmente le dita, le gambe e le braccia, causandone deformazioni o addirittura amputazioni, oppure possono impedire il corretto afflusso sanguigno e determinare una crescita anomala degli organi interni. I meccanismi di questa patologia non sono ancora conosciuti. Le conseguenze possono essere molto gravi fino alla morte del feto, quindi mi ritengo tutto sommato fortunata. Quando sono nata avevo due dita della mano destra, l'indice e il medio, fusi tra loro, i miei genitori hanno deciso di farle dividere appena poco dopo la nascita. Inoltre, anche il piede sinistro ha tre dita, l’alluce, l'illice e il trillice, fuse tra loro. Questa sindrome si chiama sindattilia. Al momento ho deciso di tenerle palmate così. In più stavo perdendo il pollice della mano destra appena nata e fortunatamente il chirurgo è riuscito a ricucirlo facendo un ottimo lavoro; ne porto ancora la cicatrice, ma è la dimostrazione che già dai primi giorni di vita mi sono trovata a combattere contro le avversità.

Quante persone ne sono affette?
Non saprei quante persone ne sono affette, quello che, però ho potuto constatare è che dopo essermi mostrata così come sono sui social e a Miss Italia in tanti con patologie analoghe mi hanno contattata. È stata una sorpresa perché spesso queste persone si vergognano della loro diversità e tendono a non divulgarla. Si congratulano con me per il mio coraggio dimostrarmi sui social così come sono e per essere riuscita ad accettarmi e mi chiedono qualche consiglio su come affrontare le loro paure. Su Instagram mi hanno scritto personalmente parecchie persone sia con la mia stessa sindrome sia non, e io suggerisco loro sempre di seguire il mio esempio cercando dispronarli ad accettarsi così come sono. Sono sia uomini sia donne di tutte le età.

Quando hai cominciato ad accettare la tua bellezza?
Ho cominciato ad accettare la mia diversità verso l’età dei 20 anni. Mi ero stancata di vedere solo corpi perfetti e di sentirmi imperfetta e non adeguata perché non ero uguale a nessun’altra ragazza che conoscessi. Fino a quel momento la mia sindrome non mi faceva sentire né accettata né bella, perché non assomigliavo nemmeno lontanamente ai corpi statuari, o per lo meno, con tutte le dita. Quindi nel 2017 ho deciso di partecipare a Miss Italia. Avevo una gran paura, però l’ho fatto sia per scardinare lo stereotipo di bellezza intesa come perfezione sia per mettermi in gioco. Mi piacciono le sfide, visto che la mia vita è stata un continuo superare le difficoltà questo era l’ennesimo step che dovevo affrontare per accettarmi e stare bene con me stessa. Ora il mio motto è: la diversità è bellezza! perché ho capito che ognuno di noi è unico e bello a modo proprio, nella sua diversità e che le imperfezioni non devono essere considerate tali, ma una nostra caratteristica.

Qual è stato l’evento o la persona che ti ha aiutato in questo processo?
I miei genitori sono stati una parte fondamentale in questo lungo e difficile processo di accettazione. Sin da quando ero bambina mi hanno sempre supportata. Quando tornavo a casa dalla scuola piangendo c’erano loro a consolarmi. Mi hanno sempre trattata come una bambina normale, addirittura all’età di 14 anni mi ero impuntata che volevo a tutti i costi imparare a suonare il pianoforte, e loro me lo comprarono. Era l’ennesima sfida che mi ponevo, volevo superare tutte le barriere che la vita mi aveva posto e loro hanno sempre sostenuto tutti i miei desideri.

Daniele La Malfa

C’è una persona a cui ti sei ispirata?
La persona che mi ha sempre ispirato è Bebe Vio, una ragazza davvero speciale che ha saputo andare avanti emettercela tutta nonostante una grave malattia l’abbia colpita da piccola. È una giovane donna che ogni giorno dimostra che nulla è impossibile ed è un esempio davvero costruttivo per noi ragazzi, che spesso tendiamo a vivere le nostre sconfitte personali come delle catastrofi. Ciò che la contraddistingue è il fatto di avere sempre un carattere positivo, una grande determinazione, grinta e simpatia.

Sui social inviti i tuoi follower ad accettarsi così come sono. Lo fai anche attraverso altri canali?
Grazie ai social ho la possibilità di avere un grosso spettro di diffusione per il mio obiettivo di riuscire a trasmettere quello che sono e a diffondere il mio messaggio di accettazione. Spesso grazie alla mia positività riesco ad aiutare tante persone che mi guardano, sia con la mia stessa sindrome sia persone che spesso si scoraggiano di fronte alle avversità della vita. Comunque, oltre a Instagram dove sono circa 50mila persone a seguirmi, sono molte anche su Facebook e su TikTok.

Parliamo di bullismo: qual è stata la cosa più brutta che ti hanno detto o fatto?
Ho pochi ricordi della mia infanzia. Quello che mi ricordo è che non è stata molto facile e spensierata come quella di molti altri. Però tutto questo ha rafforzato il mio carattere. Venivo spesso emarginata perché ero diversa. Uno dei tanti episodi che succedeva spesso, soprattutto durante i primi anni delle scuole elementari, quando dovevamo scendere le scale in fila per due per uscire da scuola gli altri bambini si rifiutavano di prendermi la mano. Tornavo a casa sempre in lacrime. Poi durante l’adolescenza ero sempre all’attenzione con risatine e battutine discriminanti. Tutto questo mi ha sempre portata a vergognarmi delle mie mani e di conseguenza di quello che ero. Andavo in giro con le mani in tasca e speravo sempre che le persone non notassero la mia diversità.

E il gesto più bello e incoraggiante?
Quando ho vinto il titolo Nazionale Miss Coraggio 2017 a Miss Italia, è stato molto incoraggiante perché ho capito che vado bene così e che, anche se sono diversa, posso essere una Miss. Il concorso di Miss Italia mi ha aiutata ad accettarmi.

Parlaci della tua esperienza a Miss Italia.
Miss Italia è stato il mio anno di svolta. Non pensavo di poterci mai arrivare. Sentivo di non avere “i requisiti adatti” solo perché mi mancano alcune dita delle mani. Invece poi a 20 anni ho preso tutto il mio coraggio e ho deciso di buttarmi. Mi sono detta che anch'io potevo essere una Miss nonostante fossi diversa e magari fare la differenza per un mondo più inclusivo. Tutto questo è stato apprezzato e ho conquistato il titolo Nazionale “Miss Italia Coraggio 2017”. L’anno successivo, nel 2018, lo staff di Miss Italia mi ha ricontattata per lavorare con loro durante la finale Nazionale a Jesolo come social media manager della Patron del concorso Patrizia Mirigliani, una donna forte e resiliente che merita tutta la mia ammirazione.

Domanda politica: il Ministero della Disabilità è utile o discrimina?
Il ministero è utile, perché tende a tutelare quei diritti che ai disabili vengono negati. E a legiferare in favore degli stessi. Io credo che si tratti di una grossa opportunità per il mondo dei disabili di potere dire la propria opinione ed evidenziare i problemi di inclusione. È importante agire sulla società di oggi in quanto una persona con disabilità merita gli stessi diritti e le stesse opportunità di tutte le altre in tutti i campi, in primis nelle opportunità lavorative che in Italia non sempre vengono considerate.

Ti sei laureata in Culture e Tecniche della Moda all’Università degli Studi di Bologna con la tesi La moda nella disabilità. Ce ne parli?
Per la mia tesi di laurea triennale durante la mia ricerca, ho scoperto che molti autori famosi, per citarne solo due Leopardi e Pirandello, nel tempo si sono interessati all’argomento della disabilità. Ho approfondito quale fosse il ruolo della moda all’interno del mondo della disabilità, ovvero una moda più inclusiva chiamata “adaptive fashion” dove i vestiti non sono solo comodi, ma anche eleganti per dare alle persone disabili le stesse possibilità di tutte le altre favorendo così l’inclusione sociale.

Come rimani positiva e motivata nei tempi di incertezza in cui viviamo?
Sono sempre stata una persona che vede il bicchiere mezzo pieno, di conseguenza anche nelle situazioni più difficili a mio avviso c’è sempre l’opportunità da cogliere. In questo caso, ritengo che sia un periodo di crescita e riflessione, abbiamo tanto tempo per studiare e dedicarci ai nostri hobby. Inoltre, ho riscoperto il valore della famiglia che molti spesso danno per scontato, tutto il tempo che ho me lo godo con i miei e mio fratello.

Qual è il tuo rapporto con lo sport?
Quando ero piccola ho provato a fare molti sport. Frequentavo le palestre per pochi mesi e poi mollavo perché mi sentivo sempre esclusa e giudicata. All’età di 20 anni poi ho deciso che non dovevo più vergognarmi e mi sono iscritta in palestra. Non l’ho mai fatto per fini estetici, siamo tutti belli come siamo. L’ho sempre fatto per stare bene con me stessa e per superare i miei limiti. Amo mettermi alla prova. Da quando hanno chiuso le palestre mi alleno a casa. Lo sport deve essere qualcosa che facciamo per tirare fuori il meglio di noi e uscire dalla nostra comfort zone. Non bisogna mai cercare di assomigliare a qualcuno, ma essere la miglior versione di se stessi. Fare questa scelta di migliorarsi mi ha fatto molto riflettere perché ogni giorno siamo bombardati di immagini che rispecchiano i canoni di bellezza imposti dalla società, in cui magrezza equivale a bellezza. Dobbiamo amarci così come siamo, e dobbiamo cercare di tirare fuori ogni giorno il meglio di noi stessi, non soltanto per assomigliare alla ragazza tipo, alla modella o per tirare fuori gli addominali, ma per sentirci bene con il nostro corpo e sentirci più forti e sicure di noi stesse. Ognuno di noi ha un valore intrinseco al di là degli stereotipi di corpi perfetti e di persone alla continua ricerca della perfezione. Pertanto, la bellezza non è quella oggettiva, ma soggettiva con mille forme, sfumature e modi di essere. Non ci si deve paragonare a un’altra persona. Ognuna di noi è unica a suo modo. In generale credo che dovremmo porci degli obiettivi concreti e creare delle sfide, per migliorarci ogni giorno.

Daniele La Malfa

La tua beauty routine e i tuoi prodotti beauty must have.
Tengo tanto alla mia self care e una delle pratiche che le riguardano è la beauty routine! Prendersi cura del proprio aspetto ha un forte impatto psicologico soprattutto nei momenti di isolamento e segregazione sociale quale quelli che stiamo vivendo. Il tempo dedicato alla routine quotidiana della cura della nostra pelle è un investimento importante per noi stessi. La mia routine quotidiana di bellezza ha quattro passi: pulizia, idratazione, siero e crema. Il mio prodotto beauty must have è un buon siero all’acido ialuronico che mantiene la pelle super idratata, immancabile!

Film e libro preferito.
Amo i film romantici, sono una sognatrice quindi direi La teoria del tutto. Parla non solo di un grande uomo come Stephen Hawking, ma anche di una storia di amore bellissima! Il libro, invece, è Artifici del piacere: donne e seduzione nella modernità letteraria di Daniela Baroncini, una delle mie docenti, basato sugli stereotipi femminili.

"Aprici" il tuo armadio...
Da buona studentessa di moda da oltre dieci anni ormai nel mio armadio è presente di tutto, ma prediligo gli accessori, i capi alla moda e tendenzialmente di colore nero, quindi direi vestito oversize con cinta in vita e una bella borsa.

Se dovessi sfilare sfileresti per...
Per qualunque brand che sia pro a un messaggio di inclusione. Ho provato a propormi come modella in un paio di agenzie di moda a Milano qualche anno fa, ma venni rifiutata perché considerata “difettosa”. Spero che un giorno questo modo di vedere le caratteristiche che non sono omologate a quelle delle solite modelle perfette e dunque considerate difetti, possa cambiare. Un buon esempio di inclusione lo ha dato Moschino durante l’ultima Fashion Week dove ha sfilato la modella Winnie Harlow, a cui mi ispiro tanto, è una modella diversa, affetta da vitiligine ma super famosa e super contattata.

Cosa vorresti fare "da grande"?
Attualmente sto studiando alla facoltà magistrale di Fashion Studies all’università di Bologna, ho scelto l‘indirizzo strategy in fashion management perché sogno di diventare un giorno manager in un’azienda di moda. Chissà cosa mi riserverà la vita, ma mi piacerebbe viaggiare grazie al mio lavoro.

This content is created and maintained by a third party, and imported onto this page to help users provide their email addresses. You may be able to find more information about this and similar content at piano.io
Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Body Confidence